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BENESSERE - Ambiente

Commentando con una mia amica, laureata in Scienze della Terra e giornalista nel campo scientifico, il gravissimo disastro ecologico dovuto all’esplosione del pozzo di petrolio sottomarino che interesserà per prime le aree costiere della Louisiana, del Texas, dell'Alabama, del Mississippi e della Florida, il discorso non poteva non includere il titolo del mio blog: “Bip… La Terra sta morendo”. La conversazione si è poi spostata sul confronto fra la nostra esistenza e quella del nostro Pianeta, cogliendone l’evidente disparità. L’uomo si è appena affacciato sullo scenario dell’Universo, mentre la Terra gira attorno al Sole da oltre quattro miliardi di anni. In questo enorme lasso di tempo, immani catastrofi di ogni genere hanno dato il via a situazioni ambientali fra le più disparate, molte delle quali pur ospitando la vita, sarebbero state impossibili per la nostra e per quella di quasi tutte le specie oggi viventi. Ciò significa che le variazioni ambientali, per quanto estreme, non rappresentano una qualche minaccia per la Terra, bensì per i suoi abitanti. Possiamo ben constatare, infatti, che il nostro Pianeta è al meglio del suo stato di salute. I continui sfoghi dei suoi vulcani sanno di foruncolosi adolescenziale. I terremoti, la deriva dei continenti e i moti convettivi del suo magma provano che i suoi sistemi, cutaneo e circolatorio, sono tuttora decisamente giovanili. Inoltre, ha già dimostrato di avere una costituzione robustissima: l’ultimo incidente capitatole solo 65 milioni di anni fa (cosa vuoi che siano per lei alcune decine di milioni di anni!) per l’impatto con un asteroide o una cometa, non le ha prodotto che una piccola escoriazione rimarginatasi magnificamente. Anche se buona parte delle specie allora viventi (compresi i dinosauri) scomparve, per quelle riuscite a sopravvivere essa offrì subito nuove possibilità evolutive. Purtroppo, ne approfittò anche un nuovo essere autodefinitosi “intelligente” perché capace di inventare, di astrarre e di interrogarsi su se stesso e su ciò che lo circonda. Ma si sa, nessuno è perfetto e il nuovo arrivato dimostrò subito la sua vera indole cominciando a togliere di mezzo persino i suoi simili, anche se per il semplice fine di appropriarsi delle loro ricchezze. Una volta sperimentato che la legge del più forte dava ottimi risultati, ne fece la sua regola maestra. Tant’è che la sua storia è costellata di guerre e genocidi. Sempre più ingordo e ringalluzzito dai successi raggiunti, ha cominciato a violentare persino la Natura, convinto di avere le capacità per sottometterla. Si arroga il potere e il diritto di inquinare, deforestare e saccheggiare, depauperando ogni risorsa, nella presunzione che saprà trovare le soluzioni agli eventuali problemi che man mano dovessero presentarsi. Non ha mai capito, invece, di comportarsi come un virus che, nell’uccidere chi lo ospita, finisce per eliminare anche se stesso.

A nulla sono valsi i continui appelli degli scienziati; gli evidenti mutamenti climatici; il susseguirsi di disastri; il rischio di estinzione e/o la scomparsa definitiva di intere specie di animali e di piante. La legge del profitto prevale su ogni cosa. Una legge miope perché non riesce a vedere oltre l’oggi, perché non gliene frega di come lasciamo la Terra ai nostri figli. Sono sicuro che se per caso si scoprisse qualcosa di non inquinante e di alternativa al petrolio, i sacerdoti della legge del profitto ce la terrebbero ben nascosta. Gli imperi economici derivanti dall’oro nero sono inimmaginabili e altrettanto inimmaginabili sarebbero le conseguenze di una loro caduta. La legge del profitto impone di raggiungere i massimi benefici economici col minimo dei costi. E fra i costi, i più onerosi, ci sono quelli che riguardano la prevenzione e la sicurezza… Se al minimizzare tali spese (se non addirittura alla loro cancellazione) aggiungiamo l’imprevedibile, l’errore umano e l’ignoranza, ecco che il disastro esplode con tutta la sua cieca veemenza.

I nostri governanti conoscono bene questo stato di cose, ma si voltano da un’altra parte. E’ il potere economico che li manovra e li sostiene, e spesso ne fanno parte direttamente.

Nel frattempo l’energia del Sole lentamente immagazzinata nel sottosuolo durante milioni di anni, sotto forma di idrocarburi, continua a essere liberata (assieme all’anidride carbonica sviluppata dalla loro combustione) nel volgere di tempi proporzionalmente irrisori. Basta qualche rudimento di termodinamica e di fisica atmosferica per rendersi conto di cosa ciò comporti. Ma si sa, la Fisica non è mai stata una materia molto amata dagli studenti, tanto meno dai nostri politici i quali fanno già grande fatica a districarsi fra le materie di loro pertinenza.

Cina, India e prossimi altri paesi emergenti (tra l’altro con popolazioni numerosissime) affacciandosi, com’è giusto e prevedibile, sul mondo economico e produttivo, correranno anch’essi verso il consumismo sfrenato e quindi abbisogneranno di ulteriori immense risorse energetiche, quali che esse siano, e si uniranno al banchetto mondiale. I risultati ve li lascio immaginare.

Come fermare tutto ciò? La risposta a questa domanda contiene la soluzione al più grande problema della storia dell’umanità e non sembra che esistano alternative facilmente praticabili. Nel frattempo potremmo raggiungere, se già non l’abbiamo fatto, il punto di non ritorno (che nessuno sa dove collocare) e ogni sforzo per rimediare potrebbe risultare inutile o inattuabile.

Quindi mi debbo contraddire: la Terra non sta morendo. Ancora ne ha per almeno 5 miliardi di anni, prima di ritornare nel grembo della stella che l‘ha partorita. E’ la NOSTRA Terra che sta morendo, quella che appena l’altro ieri aveva ancora cieli trasparenti e mari puliti, acque cristalline sgorganti da sorgenti immacolate, immense e smaglianti foreste, ricche di tante varietà di animali e di vegetazione. Quella che aveva le quattro stagioni. Per lei è indifferente se gli oceani diverranno color cacca e se i cieli conterranno fetide atmosfere. Né tantomeno le importa se andremo a farci fottere. Lei continuerà ad accogliere e nutrire i nuovi arrivati che ci sostituiranno. Già li vedo accoccolati su una spiaggia mentre, accarezzati da una calda brezza di anidride carbonica, indagano sull’orizzonte di un, per loro meraviglioso, mare di merda.

 
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