| Rubriche - Corsi e workshop |
In cosa consiste? È un corso durante il quale si impara a utilizzare gli strumenti di base dell’arte performativa. A chi è rivolto? A chiunque voglia proseguire il percorso di autoconoscenza, per aiutarsi a riscoprire il proprio respiro, la capacità di emozionarsi, sbloccarsi ed esprimersi meglio, e a tutti coloro che da principianti o con poche esperienze in ambito teatrale vogliano approfondire il mestiere dell’attore.
Chi può partecipare?
• Chiunque voglia ritrovare la capacità di emozionarsi
• Chi voglia aggiungere più positività alla propria vita
• Chi voglia conoscere le basi del mestiere d’attore
• Chi voglia conoscere o accrescere la propria espressività corporea
• Allievi di scuole e accademie teatrali tradizionali del Veneto
• Appassionati di Teatro
• Danzatori, Cantanti, Attori, e Public Speakers
Finalità del corso
I partecipanti impareranno:
• - come rilassare il corpo
• - come muoversi consapevolmente nello spazio
• - come non essere stereotipati e descrittivi
• - come svuotare il corpo dell’attore per riempirlo delle caratteristiche del personaggio
• - le macro “regole” della scena
• - mezzi performativi che aiutano la lettura e l’accettazione di se stessi, talvolta l’evoluzione
• - come si coniuga la propedeutica teatrale con gli effetti sul benessere psicofisicoProgramma
Prime cinque lezioni, 15 ore: Il gioco del Teatro: strumenti di propedeutica teatrale
Ultime cinque lezioni, 15 ore: Totem, preparazione della performance finale
Calendario delle lezioni:
mercoledì 7, 14, 21 e 28 aprile, 5 e 12 maggio dalle 18.30 alle 21.30
giovedì 8, 15, 22, 29 aprile e 6 maggio dalle 18.30 alle 21.30
Performance: 12 maggio ore 21.00
Chi è interessato a Totem può contattare
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e Tel. 339/6948687
TOTEM fa parte dei laboratori di Vivacittà, progetto cofinanziato dal Ministero della Gioventù in collaborazione con il Comune di Venezia - Assessorato alle Politiche Giovanili, e con il supporto della Cooperativa Sumo.
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In pochi ne erano a conoscenza. Era nascosto in una stanza con pareti rinforzate. Nessuno sa il perché. Un reattore nucleare nascosto giù in cantina. Nel quartier generale della Kodak di Rochester nello stato di New York. Il marchingegno è rimasto nel palazzo dal 1974 fino al novembre 2007, all'insaputa della maggior parte degli impiegati.STANZA SEGRETA - A raccontare l'incredibile storia è il quotidiano locale, Democrat and Chronicle. Il reattore era situato in una stanza con pareti spesse 60 centimetri, nascosta nel seminterrato dell'edificio 82 del quartier generale Kodak. E in pochissimi nel colosso oggi in grave difficoltà, in amministrazione controllata dallo scorso gennaio, erano a conoscenza della sua esistenza e ancora meno vi avevano accesso. Stando a Democrat and Chronicle, il reattore era troppo piccolo per essere definito un «impianto nucleare» e non c'era alcun rischio che potesse esplodere. Un ex ricercatore dell'azienda ha inoltre spiegato che le barre di uranio in realtà non sono mai state mosse per 30 anni. Ciononostante, poiché il reattore conteneva circa un chilogrammo e mezzo di uranio arricchito, il bunker con il reattore era strettamente sorvegliato.
OBBLIGATI AL SILENZIO - Sebbene abbiano assicurato che non hanno mai provato a occultare l'esistenza del reattore, i dirigenti Kodak ammettono anche di non aver mai pubblicizzato la cosa e che negli ultimi anni, per precauzione, sulla scia degli attentati dell'11 settembre 2001, sono stati obbligati al silenzio dal governo federale. Ma perché Kodak avesse un reattore nucleare continua a rimanere un mistero. Stando ad alcuni suoi dirigenti, l'azienda lo utilizzava per controllare che i materiali adoperati non avessero impurità. Ma c'è chi ipotizza ricerche commissionate dal governo durante la Guerra Fredda.
M.Ser. per corriere.it
Negli anni della tecnologia digitale e della banda larga, le città italiane si rivelano sempre più lente. A Roma, Milano e Napoli ci si sposta a una velocità media di 15 km/h, con minimi di 7-8 orari quando il traffico si fa caotico. Impiegavano meno i nostri antenati, quando il motore a scoppio era ancora ben lungi dal venire, e ci si muoveva con cavalli e carrozze. Secondo Confcommercio, che ha presentato il Libro Bianco sui trasporti «Sciogliere i nodi per competere», tale è l'arretratezza delle infrastrutture italiane che alla fine del 1700 la velocità media era la stessa di oggi. Almeno nelle metropoli.LE DIFFERENZE CON GLI ALTRI PAESI- Dallo studio dell'associazione dei commercianti emergono numeri preoccupanti sul ritardo italiano rispetto ad altri paesi europei: «la mancanza di infrastrutture rispetto alla Germania, negli ultimi 10 anni ha contribuito a fare perdere 142 miliardi di Pil». E ancora: «a 50 miliardi ammontano le perdite nel solo 2010 a causa del divario infrastrutturale all'interno del nostro stesso paese». L'indagine si sofferma sulle opere incompiute: sarebbero ben 27 quelle più importanti, di cui alcune risalgono a mezzo secolo fa. Rispetto al « Programma per le Infrastrutture Strategiche», il cui valore stimato è di 367 miliardi di euro, lamenta Confcommercio che «è stato portato termine solo il 9,3% dei lavori e quasi il 60%è ancora in fase di progettazione».
IL CROLLO DEGLI INVESTIMENTI- Gravi preoccupazioni anche sul fronte degli investimenti: dal 1990 si è speso il 35% in meno, con picchi nel biennio 2009-2011 e 18 miliardi già sono stati tagliati per il triennio 2012-2014. «Quanto alle risorse comunitarie è utilizzato solo il 12% degli oltre 41 miliardi stanziati per il quinquennio 2007-2013» afferma la nota.
IL RITARDO DELLE AUTOSTRADE- Sprechi e mancati investimenti hanno di fatto fermato la crescita della rete autostradale. Secondo Confcommercio, infatti, quella italiana si è sviluppata dal 92 a oggi 10 volte in meno rispetto a quella francesi e circa 25 in meno rispetto a quella spagnola. Discorso analogo per le ferrovie, nonostante la realizzazione della rete ad alta velocità. (da corriere.it)
Se c'è un film intoccabile, nel senso che non si può criticarlo neanche un po', salvo passare per nemico tout court del cinema, quello è C'era una volta in America di Sergio Leone. Presentato in anteprima mondiale a Cannes 1984, il romantico gangster-movie con Robert De Niro e James Woods ascese subito al rango di capolavoro, passando - cito una tra le tante definizioni entusiastiche - per «una delle più strazianti epopee della storia del cinema». Bah!
Il sottoscritto, nel suo piccolo, non la pensa così. Rivisto più volte negli anni, il kolossal leoniano, 3 ore e 49 minuti nel suo primo montaggio, poi ridotte a 2 ore 19 dal produttore americano con comprensibile dolore dell'autore, mostra l'usura del tempo, nonostante l'enorme ambizione che lo anima. Forse ricorderete.
Nel 1978, stanco di girare western e produrre film di colleghi, Leone appese il cinturone al muro e riprese in mano il progetto di C'era una volta in America, e ne fece, tra mille traversie finanziarie, girando qualcosa come 350 mila metri di pellicola in 30 settimane di riprese, la summa estetico-filosofica del proprio cinema. Gonfio, sentimentale, dalla struttura ellittica, nostalgico, barocco, il filmone fu accolto, appunto, come il capolavoro indiscutibile del venerato maestro dell'Eur.
Con rarissime eccezioni, tutti a magnificarne l'impianto drammaturgico, le soluzioni di montaggio, la prova degli attori americani, la ricostruzione d'ambiente, la dimensione allucinata indotta dall'oppio, le battute entrate nell'uso comune («Cos'hai fatto in tutti questi anni?». «Sono andato a letto presto»), gli infiniti squilli del telefono, il rumore del cucchiaino nella tazzina di caffè, l'uso di Yesterday dei Beatles o del classico Amapola, eccetera.
Non sorprende, quindi, che venerdì approdi al Festival di Cannes la cosiddetta extended version, con sei blocchi di scene ritrovate e reinserite esattamente dove furono tagliate da Leone, per complessivi 26 minuti in più, il che significa un totale di 4 ore e 19 minuti. Si vedrà, per dire, il dialogo tra De Niro e Louise Fletcher, la direttrice del cimitero che scomparve dal film pur comparendo nei titoli di coda; oppure la scena in cui Deborah, cioè Elizabeth McGovern, interpreta Cleopatra a teatro; o anche l'amplesso a pagamento tra Noodles e Eve, interpretata da Darlenne Fluegel.
A esser sinceri, non sempre queste operazioni filologico-commerciale funzionano, basti pensare alla versione restaurata e ipertrofica di Apocalypse Now, e tuttavia spira un'aria di notevole eccitazione mediatica attorno al recupero, che porta la firma di Gucci, The Film Foundation di Martin Scorsese, Cineteca di Bologna, L'Immagine Ritrovata, Andrea Leone Film, The Film Foundation e Regency Enterprises. Prima italiana il 22 giugno in Piazza Maggiore, a Bologna, come anteprima della rassegna "Il cinema ritrovato", poi uscirà in dvd.
Di sicuro la vedova del regista scomparso nel 1989, la signora Carla Ranalli, non potrà più dire, come pure disse qualche anno fa sul Corriere della Sera: «Nessuno fa niente per ricordare Sergio, secondo me dipende dal fatto che non era un uomo di sinistra e la sinistra non lo mai perdonato per questo, gli davano dell'uomo di destra, quasi del fascista».
Con tutto il rispetto, se c'è un regista che da quasi subito, cioè già con Per un pugno di dollari del 1964, ha goduto di un plauso generale, oggi si direbbe bipartisan, questo è proprio Leone. Non ci fu neanche bisogno di sapere che dietro lo pseudonimo di Bob Robertson si celasse il regista del Colosso di Rodi, lesto a passare dai declinanti "sandaloni" ai più accattivanti "cappelloni", perché i critici di ogni orientamento riconoscessero le qualità di quello strano Ufo, che poi si scoprì copiato pari pari da Yojimbo. La sfida del samurai di Kurosawa ma non per questo meno originale nella fattura, uscito d'agosto nella più completa sfiducia del produttore e degli esercenti.
L'ho già raccontato. Nel recensirlo su l'Unità, l'esigente Aggeo Savioli ne disse a sorpresa bene, apprezzando il respiro innovativo che si traduceva in rilettura dei canoni western con una robusta iniezione di violenza grafica, e così fecero altri critici, con le eccezioni di Tullio Kezich e Guido Aristarco.
Poi è vero: Savioli ignorava che Robertson fosse il Leone col quale aveva litigato lavorando al copione del Colosso di Rodi, quattro anni prima, tanto da rompere il sodalizio. Leggenda vuole che Leone, stupito dal tenore della recensione dopo quei trascorsi burrascosi, abbia telefonato a Savioli dicendosi "touché", e che l'altro, sorpreso pure lui non avendo ben capito, se la sia legata al dito per tutti gli anni a venire.
In effetti, da allora in poi l'Unità prese a stroncare o maltrattare i film di Leone, e la cosa andò avanti per quattro lustri, un po' per inerzia, fino al fatidico 1984 di C'era una volta in America. Nel frattempo Leone aveva girato Per qualche dollaro in più, Il buono, il brutto, il cattivo, C'era una volta il West, Giù la testa, lanciato Carlo Verdone, prodotto i film di Tonino Valerii e Giuliano Montaldo.
Figurarsi che in Giù la testa, ripreso in mano dopo aver licenziato Peter Bogdanovich, citava addirittura Mao, Borges, Goya, omaggiava i fratelli Cervi, guardando con una punta di simpatia alla bombarola Ira irlandese, ma senza prendersi troppo sul serio, alla sua maniera, rifacendosi al teatro dei Pupi siciliani più che al western para-sessantottino.
Ricordo ancora come fosse oggi, lo sguardo di Leone, quel mix di sospetto e indifferenza, quando gli sottoposi, da giovane ed entusiasta cronista dell'Unità, una decina di domande messe per iscritto. L'accordo era che si sarebbe preso una settimana di tempo per rispondere, sempre per iscritto. Così fu.
L'intervista, dove rispondeva per battute taglienti, alla maniera dei suoi pistoleri, ironizzando anche su Bertolucci, contribuì a riaprire un canale, a scongelare la storica, ventennale, diffidenza. Anzi, mosso da simpatia verso noi giovani critici, cominciò addirittura a inviare gratis a l'Unità articolesse sul cinema, dense e ispirate, a tratti retoriche, ma ben scritte.
Lui che non era mai stato comunista si divertiva a pubblicare sul giornale del Pci. Restando, nel fondo, un democristiano col culto di Griffith e Chaplin. John Ford no, si sentiva distante dal regista di Ombre rosse, Sentieri selvaggi, Soldati a cavallo. «Era un'ottimista, io sono un pessimista. I personaggi di Ford quando aprono una finestra scrutano un orizzonte pieno di speranze; i miei hanno sempre paura di beccarsi una palla in mezzo agli occhi» sentenziava Leone nelle interviste. E mi auguro che fosse per aderire al personaggio. Ma temo di no.
Michele Anselmi per "Ilvostro.it"
Anno 2013, rivoluzione in Parlamento. All'indomani delle elezioni amministrative, nei palazzi della politica sono iniziate le grandi manovre dei parlamentari per assicurarsi la ricandidaturaAnno 2013, rivoluzione in Parlamento. All'indomani delle elezioni amministrative, nei palazzi della politica sono iniziate le grandi manovre dei parlamentari per assicurarsi la ricandidatura e ottenere i collegi considerati più appetibili.
Una grande corsa verso un traguardo difficile che si sviluppa lungo sentieri impervi, puntando sul marketing strategico dei rapporti personali e della vicinanza con leader e capicorrente, così come sulla rivendicazione dei propri meriti e del proprio appeal elettorale.
La tensione è altissima perché diversi gruppi rischiano di essere decimati e si calcola che più di 150 deputati non saranno rieletti. Così sempre più spesso nei crocicchi dei parlamentari in Transatlantico si prova a ragionare sui criteri con cui verranno selezionate le candidature, sui numeri e sulla forma che le Camere assumeranno dopo la chiamata alle urne del prossimo anno. Lo strumento a cui si ricorre per provare a proiettarsi nel futuro è quello naturale dei sondaggi. Un rito, quello della compulsazione delle indagini sugli umori degli elettori, che si ripete quasi quotidianamente e che provoca brividi di gioia o di preoccupazione a seconda del posizionamento politico.
Naturalmente il tentativo di provare a disegnare la nuova Camera del 2013 non può che assumere contorni acrobatici. Un anno in politica è una distanza enorme e tutto può cambiare in un arco di tempo così lungo, legge elettorale in primis. Inoltre, mai come questa volta, il mosaico delle alleanze è interamente da comporre. Ciononostante inoltrarsi nella giungla delle previsioni può essere utile per provare a prefigurare il destino politico del nostro Paese.
Il metodo, per una simulazione del tutto non scientifica, non può che essere quello di prendere il sondaggio più recente e provare a tradurlo in seggi attraverso il sistema elettorale attuale, provando ad immaginare coalizioni «bipolariste» con Pdl, Lega, Udc e La Destra da una parte e Pd, Idv, Sel, Verdi, Radicali e Federazione della Sinistra dall'altra.
La rilevazione presa in considerazione è quella Spincom del 15 maggio, effettuata quindi nella giornata di ieri. Un sondaggio che assegna al Pdl il 20,3% dei consensi; alla Lega l'8%; a Grande Sud l'1,2%; a La Destra il 4%; all' Udc il 5,5%; all'Mpa lo 0,5%; al Fli il 2,9%; all' Api lo 0,3%. Immaginando una coalizione che riunisca insieme il vecchio centrodestra, quindi Pdl, Lega, Udc, Destra e Grande Sud si arriva al 39%. Aggiungendo Fli e Api si salirebbe al 42,2%. Numeri che renderebbero questo schieramento ancora competitivo e capace di giocarsi fino in fondo la grande partita elettorale, nonostante i mille problemi e il contraccolpo dell'appoggio al governo Monti.
Sul fronte opposto il Pd si attesta al 25,6%; l'Idv al 4,1%; Sel al 5,5%; i Verdi al 2,5%; i Radicali al 2,8% e la Federazione della Sinistra al 2,1%, il Psi allo 0,4%. La somma di queste sigle porta a un totale del 43%. Da queste percentuali si ricava un primo elemento: il centrosinistra si aggiudica il premio di maggioranza e quindi la soglia minima dei 340 deputati.
Un pacchetto che vedrebbe il Pd accaparrarsi tra i 230 e i 240 deputati; Sinistra e libertà tra i 45 e i 50 deputati; l'Idv tra i 25 e i 35; i Verdi tra i 10 e i 15 così come i Radicali; la Federazione della sinistra tra i 5 e i 10. Se, invece, il centrosinistra scegliesse la «foto di Vasto» e andasse al voto solo con Sel e Idv, allora Verdi, Radicali e FdS rischierebbero di restare fuori dalla Camera. In ogni caso il centrosinistra, pur vittorioso, si ritroverebbe a reggersi sopra una coalizione massimalista con prospettive e capacità di governo decisamente limitate.
Sull'altro fronte sarebbe il Pdl a pagare il prezzo più pesante visto che riuscirebbe a rieleggere tra i 130 e i 150 deputati. Un calo sostanzioso rispetto ai 272 del 2008 e ai 210 dell'attuale composizione del gruppo, con 60-80 deputati in meno rispetto a oggi. La Lega, invece, avrebbe una rappresentanza oscillante tra i 40 e i 50 deputati con perdite contenute rispetto ai 59 attuali.
La Destra approderebbe a Montecitorio con 15-20 rappresentanti mentre l'Udc rimarrebbe sostanzialmente invariato con 35/40 deputati rispetto ai 38 attuali. Considerando che alla Camera sono in vigore tre diverse soglie di sbarramento - 4% per i partiti non coalizzati, 2% per i coalizzati, 10% per le coalizioni - Futuro e Libertà resterebbe fuori dal Parlamento sia qualora si presentasse da solo, sia nel caso fosse il Terzo Polo ad azzardare la prova del voto.
Udc, Fli e Api toccherebbero insieme al massimo quota 8,7%. Di conseguenza soltanto il partito di Casini supererebbe l'ostacolo. L'unica possibilità per la creatura finiana sarebbe quella di riunirsi al centrodestra, in un esercizio di realpolitik, oppure percorrere avventure politiche dentro il fronte del centrosinistra.
Il vero crac elettorale del 2013, stando al sondaggio Spincom, sarà quello del Movimento Cinque Stelle, accreditato di un abbagliante 12,5% e di una pattuglia oscillante tra 70 e 80 deputati. Un exploit clamoroso che rimarrebbe probabilmente fine a se stesso e confinato in azioni politiche «dimostrative», magari a braccetto con il centrosinistra su iniziative di stampo giustizialista. Resta tutta da tracciare la mappa del nuovo Senato dove le soglie di sbarramento - su base regionale - sono del 20% per le coalizioni, 3% per le liste coalizzate, 8% per le non coalizzate. Ma con queste percentuali sarebbe davvero un'impresa comporre una maggioranza.
Fabrizio de Feo per "il Giornale"
Pikramenos premier ad interim. Il capo del Consiglio di Stato guiderà la transizione fino alla prossima tornata elettorale. A deciderlo è stato il presidente Karolos Papoulias nell’incontro con i leader dei partiti. Dalla Germania "l'auspicio di un esecutivo in grado di gestire la crisi".
Chissà cosa penserebbero Giuseppe Verdi, Giosuè Carducci, Francesco De Sanctis, Edmondo De Amicis ed i tanti altri illustri esponenti della cultura italiana che tennero a battesimo la – un tempo gloriosa – Società italiana autori ed editori nel leggere il testo del nuovo statuto, messo a punto dal Commissario straordinario Gianluigi Rondi e dai due sub-commissari Mario Stella Richter e Domenico Luca Scordino.
Probabilmente inorridirebbero nel prendere atto che coloro ai quali è stato affidato il compito – obiettivamente difficile – di provare a risollevare le sorti di una società nel pieno di una deflagrante crisi finanziaria e di un’istituzione della cultura italiana che ha, ormai, perduto prestigio e rispetto, non hanno potuto, voluto o saputo far di meglio che consegnarne il governo – e quindi il futuro – nelle mani dei più ricchi e, dunque, non necessariamente dei più bravi, dei più meritevoli e di quanti – più degli altri – contribuiscono allo sviluppo del patrimonio culturale ed artistico del Paese.
Il testo dello Statuto della “nuova Siae” – maledettamente simile alla precedente – appena licenziato, attribuisce, infatti, agli associati in favore dei quali vengono ripartiti maggiori introiti il potere – pressoché assoluto – di controllo dell’Ente.
Ecco quanto prevede il comma 2 dell’art. 11 del nuovo Statuto Siae: “Ogni associato ha diritto ad esprimere nelle deliberazioni assembleari almeno un voto e poi un voto per ogni euro (eventualmente arrotondato per difetto) di diritti d’autore percepiti nella predetta qualità di associato, a seguito di erogazioni della società nel corso dell’esercizio precedente”.
La previsione ha, almeno, il pregio della chiarezza e della non ambiguità.
La gestione dei diritti d’autore nel nostro Paese, da parte del soggetto cui lo Stato la affida, in regime di monopolio, è governata dai più ricchi ovvero da quanti – per effetto di criteri di riparto assai poco scientifici e, comunque, da loro stessi stabiliti – percepiscono, ogni anno, più soldi.
Tanto per comprendere la portata aberrante della norma che disciplina il governo della nuova Siae, la volontà di ottantamila associati potrà essere posta nel nulla e superata da quella di un pugno di associati che abbiano guadagnato, alla fine dell’anno, qualche centinaio di migliaia di euro di diritti d’autore. [n.d.r. scrivo un “pugno di associati” e non un solo associato perché probabilmente per pudore, lo statuto prevede che “in nessun caso ciascun associato può esprimere voti in misura superiore al trentesimo dei voti esprimibili in ciascuna singola votazione].
Si tratta di una regola probabilmente accettabile in una società per azioni che non persegua altra finalità ed obiettivo che non la massimizzazione degli utili e che, soprattutto, proceda poi alla distribuzione degli utili in maniera trasparente e proporzianale al numero di azioni che ciascun socio detiene ma inaccettabile nell’ambito di un ente cui lo Stato affida – per di più in regime di monopolio – compiti e finalità tanto importanti e centrali per lo sviluppo della cultura ne nostro Paese nonché la tutela dei diritti e degli interessi di tutti i soggetti della filiera e non solo dei più ricchi tra loro.
E’ un fatto grave e che conferma l’esigenza di rompere – una volta per tutte – il monopolio della Siae nell’intermediazione dei diritti nel nostro Paese.
A quel punto, la Siae, sarà libera di continuare a difendere in via preferenziale l’interesse dei grandi centri di interesse economico lungo la filiera della produzione e distribuzione dei prodotti culturali ed artistici ma ogni autore, artista, piccolo editore potrà, scegliere di rivolgersi ad una società della quale potrà sentirsi più padrone e che potrà sentire più sua.
La gestione dei diritti d’autore non è un affare solo per ricchi e, prima ancora, non è solo una questione di soldi ma, soprattutto di cultura.
Tocca ora al Ministero dei beni e delle attività culturali ed a Palazzo Chigi – cui la legge demanda il controllo dell’attività dell’ente – far presente a Siae che il nuovo statuto così, non va e che andrà cambiato per riconoscere anche a i più ricchi di arte e cultura – ma più poveri in termini economici – la rappresentatività che meritano.
Se il Governo dei Professori non muoverà un dito in questo senso, sapremo – come peraltro è già almeno lecito sospettare – che nella visione di questo Esecutivo, tutta la vita del Paese è riconducibile ad una formula matematica e che l’unica prospettiva nella quale interpreta il proprio ruolo è quella di far quadrare i conti.
da ilfattoquotidiano.it di Guido Scorza
Il faccendiere spiega che per rispettare il parametro del 25% del venduto rispetto alle copie stampate, per un po’ ha fatto così: “Chiamavo il consigliere e gli dicevo: 'va in piazza e acquista le copie dal ragazzo che invio'”
«Diciamo a Monti che lui è uno dei 7 rimasti». È quanto scrive la Federazione anarchica informale in una lettera di tre pagine recapitata al quotidiano Calabria Ora,in cui si minaccia anche il presidente di Equitalia Sud. La busta è stata lasciata nella cassetta delle lettere. All'interno c'erano i fogli con l'intestazione del Nucleo Olga, Federazione anarchica informale Fronte rivoluzionario internazionale.
La lettera. «Fai Calabria - si legge nella lettera - avvisa che Equitalia Sud sarà oggetto di attenzione nella persona del suo presidente, becero uomo d'affari e servitore del potere economico». Gli anarchici proseguono: «La riscossione in Italia è divenuta una ruberia al popolo che sarà segnata con il marchio della vita, ma questa volta vi avvisiamo prima, una serie di provvedimenti contro il popolo sono stati la causa del fallimento sociale e ci ha "obbligatI" a militare sul campo di battaglia».
«Attaccheremo lo Stato». «La Signora, ministro Cancellieri - si legge nella lettera - ha detto che se si attacca Equitalia è come attaccare lo Stato, quindi attaccheremo lo Stato anche attraverso Equitalia fin quando lo Stato non cambierà marcia a tutela il Popolo, gli Operai e le Imprese»: è questo uno dei passaggi delle lettera di minacce.
«Ogni altro suicidio sarà considerato omicidio di Stato». Ogni altro suicidio per la crisi, scrive il Fai, «è ritenuto un omicidio di Stato» e sarà «punito con il marchio della vita sino ad elevare il livello a ricordo della vita». I terroristi scrivono che lo Stato potrebbe «modificare il Durc facendolo divenire strumento di compensazione tra Stato e Imprese che si vedono fallite proprio perché tale documento, il Durc, non è più regolare per forza di cose, potrebbe anche eliminare tale documento in blocco».
Umberto Bossi è indagato dalla procura di Milano nell'ambito dell'inchiesta sui fondi della Lega. Nel registro degli indagati sono stati iscritti anche i figli Renzo, ("Il Trota") ex consigliere regionale lombardo, e Riccardo. Indagini anche sul senatore Piergiorgio Stiffoni, accusato di peculato.
La bufera sulla Lega. La notizia è il colpo di coda dell'inchiesta sulla gestione «opaca» dei rimborsi elettorali della Lega, che ha letteralmente travolto il partito. L'ex tesoriere Francesco Belsito, al centro delle inchieste di tre procure (Milano, Napoli, Reggio Calabria) è stato espulso, così come Rosy Mauro e Piergiorgio Stiffoni. Dimissioni per Renzo Bossi da consigliere regionale lombardo e, soprattutto, per il Senatur stesso, che ha lasciato la segreteria, aprendo la partita per la successione.
Umberto Bossi è indagato per truffa ai danni dello Stato in concorso con l'ex tesoriere Francesco Belsito. L'informazione di garanzia è firmata dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo e dai pm Roberto Pellicano e Paolo Filippini titolari dell'inchiesta. Nei confronti del leader della Lega, in concorso con l'ex tesoriere Francesco Belsito, si contesta il reato di truffa ai danni dello Stato. Agli atti dell'indagine ci sarebbero non solo le dichiarazioni rese dallo stesso Belsito ma anche elementi documentali. Nei confronti del leader del Carroccio, a differenza dei suoi due figli, non c'è alcuna contestazione che riguarda presunte spese personali.
«Bossi sapeva». Sono 18 i milioni di euro che il partito ha incassato presentando, secondo l'accusa, un rendiconto infedele nell'agosto 2011 per avere i rimborsi elettorali relativi all'anno 2010. Per i pm il leader della Lega Umberto Bossi era «consapevole» delle sottrazioni. «Umberto Bossi firmava i rendiconti del partito»: a confermarlo era stata la responsabile amministrativa di via Bellerio, Nadia Dagrada. Le dichiarazioni della dirigente sarebbero uno degli elementi su cui si fonda l'accusa a carico del Senatur, che ne risponde in quanto legale rappresentante del partito.
Renzo e Riccardo Bossi, i due figli del Senatur, sono indagati dalla procura di Milano per appropriazione indebita in relazione alle loro spese personali pagate, secondo l'accusa, con i fondi del partito. Spese disposte proprio dall'ex tesoriere Belsito, indagato in concorso anche per questo reato.
Indagato anche il senatore Stiffoni, che ha ricevuto un'informazione di garanzia nella quale si contesta il reato di peculato. Il sospetto dei pm è che abbia usato a fini personali i fondi destinati al Senato e sul cui conto corrente aveva la firma. La posizione del senatore sara trasmessa per competenza alla Procura di Roma.
Paolo Scala. La procura di Milano ha anche riqualificato il reato contestato al consulente Paolo Scala, modificandolo da concorso in appropriazione indebita in riciclaggio, in relazione agli investimenti esteri che sarebbero state effettuate con il denaro del Carroccio. Scala, secondo gli accertamenti dei pm e della Guardia di Finanza, avrebbe messo a disposizione un conto cipriota sul quale sono finiti i soldi per gli investimenti sospetti per un valore di circa 6 milioni di euro.
La moglie di Bossi e Rosy Mauro. I pm di Milano stanno vagliando anche, da quanto si è saputo, le posizioni della moglie di Umberto Bossi, Manuela Marrone, e della vicepresidente del Senato, Rosi Mauro, che attualmente non sono indagate. Secondo gli inquirenti, infatti, sono necessari ulteriori approfondimenti sui soldi che sarebbero stati destinati alla scuola Bosina fondata dalla moglie del Senatur e sui fondi che sarebbero andati al Sindacato Padano fondato da Mauro.
Maroni. «Voglio una Lega unita, voglio una Lega forte, voglio una Lega viva. Una Lega che si concentra sulle cose da fare e non sulle menate interne, che progetta e governa, che dà risposte. Largo ai giovani e a chi è capace. Per faccendieri, ladri e ciarlatani non c'è posto nella Lega del futuro», ha scritto 4 ore fa Roberto Maroni su Facebook.
Salvini. «Chiunque conosca Bossi ne conosce lo stile di vita. Tutto ha fatto fuorchè arricchirsi, chi dice il contrario mente. Anche i sassi hanno capito che contro la Lega è in corso un attacco bestiale. Qualcuno vuole coprire le porcherie del governo Monti attaccando la Lega»: lo ha detto l'europarlamentare Matteo Salvini. «Qualcuno - ha aggiunto - ha sbagliato, figli di Bossi compresi, e si è dimesso. Abbiamo rinunciato ai rimborsi elettorali di luglio. Adesso basta, c'è qualcuno che sta esagerando. Il paese va a fondo e c'è gente che vive con l'incubo della Lega».(da ilmessaggero.it)
Come se non bastasse oltre alla pessima applicazione della legge sull’affido condiviso, la crisi economica aumenterà le vittime nei genitori separati a discapito dei nostri figli.
Il rischio dei suicidi per padri e madri sono in agguato. Non cè peggior sordo di chi non vuol sentire, ma servirebbe a qualche cosa lanciare un grido d’aiuto a chi governa il nostro Paese noncurante delle disgrazie che stanno avvenendo in molte famiglie italiane e straniere, convinti queste ultime di trovare in Italia il benessere economico ? Non cè da raggiungere primati di morti, guardando in casa di altre nazioni, stupendosene perché non sono molti “ FERMATE QUESTA DISPERAZIONE SOCIALE “ in nome dei nostri figli.
Il popolo medio ha fame non riesce ad arrivano alla fine del mese, troppi rincari con stipendi piu’ bassi d’Europa, né si vive, né si sopravvive. Questo malcontento ha certamente generato la violenza che si legge e si vede in televisione, ma è necessario lanciare un appello, per non far salire i morti. L’Italia e gli italiani stanno piangendo amaramente troppe lacrime di sangue.
Non dimentichiamo la disperazione che corre su questo pezzo di carta bianca di giornale dove da membro lavoratore di questo stato europeo, tutti gli uomini hanno il diritto di essere tutelati, senza discriminazione sociale e di colore, padri e madri separati che non riescono ad arrivare alla fine del mese, per salvare l’Italia…e chi salva noi?
Una giustizia ingiusta, succhiare sangue dalle nostre vene, strizzandoci come limoni, non ce la facciamo piu’, questo martirio non permette, di rispettare le condizioni di visita dei propri figli, specialmente se provenienti da fuori regione e con la madre o il padre “ non collaborativo “. Lavoriamo per millecento euro al mese…e questo lo chiamate “ vivere “ ? Dov’è la giustizia che dovrebbe garantire eguaglianza, dignità, decoro e rispettabilità per ogni persona ?
L’entrata dell’euro per molti, ha peggiorato l’economia e le tasche di molta gente comune, E’ giusto riavere i nostri diritti di uomini, donne, padri e madri per il bene dei nostri figli, non toglieteci “ l’ultimo pane dalla bocca “, siamo figli della Nazione anche noi. Basta macchiarsi la coscienza di altri suicidi che questa volta potrebbero interessare la nostra categoria di genitori separati.
Da buon padre di famiglia ho espresso una desiderio, un sogno illusorio, conscio che le cose purtroppo peggioreranno, non sono ottimista, solo esprimo questo bisogno che spero ne seguano altri, con la speranza che da qualche parte queste parole si fermino e vengano raccolte per farne buon uso.
Renzo Benvegnu’
- padre separato -
Il sito “Vacanze a 4 zampe” di Michela Vittoria Brambilla è stato oscurato dagli hacker. Gli amici (umani) di cani e gatti sono scomparsi dopo appena due giorni dall’apertura del sito. Il sito era stato presentato il 10 maggio dal sottosegretario alla Salute Adelfio Elio Cardinale e dalla deputata del Pdl fondatrice della Federazione italiana Associazione diritti animali e ambiente. Oscurato anche il sito principale della Brambilla www.michelavittoriabrambilla.it.
L’attacco degli hacker è stato scoperto dal blog Lorenzoc, che ha segnalato le similarità tra i siti vacanzea4zampe.info e turistia4zampe.info, tuttora online. Entrambi i siti sono dedicati a chi viaggia con gli animali domestici.
“Siamo per la vita. Su questo Roma non può non essere schierata". Così il sindaco Gianni Alemanno, che ha sfilato con fascia tricolore alla “Marcia per la vita” organizzata nel cuore della Capitale da associazioni cattoliche, anti-abortiste e alcuni movimenti politici di estrema destra come Forza Nuova (anche se non si sono visti simboli o bandiere) e Militia Christi. Polemiche sulla scelta del Comune di Roma di patrocinare un corteo dai toni tutt’altro che moderati. Si sono visti slogan come "basta agli omicidi di Stato", "legge 194 sterminio di Stato", "Eluana ti amavano così tanto che ti hanno fatto morire di fame, di sete e di paura". Sulla presenza dei gruppi di estremisti, Alemanno glissa: “Questi sono problemi dei promotori”. E sull’ipotesi di “presentare il conto” agli organizzatori della manifestazione, come accaduto per il concertone del Primo maggio, risponde così: “Valuteremo le necessità reali da parte dei servizi".

C'è un accordo a tre tra Nea Dimokratia, Pasok e Sinistra Democratica per fare un governo di due anni che metta in atto il piano di austerità concordato con la Ue. Lo ha detto il leader del partotodi estrema sinistra Syriza, Alexis Tsipras, che si è chiamato fuori dall'intesa.
I tre partiti che hanno trovato l'accordo per un governo ad interim «hanno 168 deputati nel nuovo Parlamento, hanno la maggioranza», ha detto ancora Tsipras. Il leader di Syriza ha parlato dopo un'ora e mezza di colloqui tra il presidente Karolos Papoulias e i leader dei tre partiti che hanno ottenuto più voti alle elezioni cioè, oltre a Tsipras, Nea Dimocratia (Nd) e Pasok.
La Ue. La Commissione europea non sta considerando di ammorbidire i termini del salvataggio della Grecia. «Non sono al corrente di alcuna discussione nella Commissione per dare nuovi prestiti o per fare nuove concessioni», spiega alla Bloomberg un portavoce dell'esecutivo Ue. Ieri Real News, una testata greca, citando fonti della Commissione ha scritto che Ue, Fmi e Bce sarebbero pronte a fare alcune concessioni ad Atene fra cui una proroga al 2015 dell'impegno a ridurre il deficit. (ilmessaggero.it)
Primo successo del venezuelano della Williams. Grandi progressi di Maranello e Fernando super.
F1 Spagna: Hamilton perde la pole, partirà ultimo.
Le falsità del governo Monti sull'IMU: parlano del 30% delle famiglie esenti, con una imposta media da versare di circa 200 euro. Ma facendo i conti su un appartamento medio-piccolo del valore catastale di 800 euro, l'imposta da pagare, sottratti i 200 euro di detrazione familiare, è di 337 euro. Il calcolo è fatto con l'aliquota del 4 per mille, ma tenendo presente che molti comuni aumenteranno l'aliquota, l'importo aumenta: a Roma è del 5 per mille e l'importo da pagare passa a 472 euro....!! Come li fanno i calcoli i tecnici ben pagati di Monti? Volete sapere quanto bisogna pagare se la rendita catastale della prima casa è di appena 300 euro con l'aliquota di base del 4 per mille? con la detrazione bisogna pagare 2 euro. Ma quale appartamento ha una rendita così bassa? solo se ha una superficie di circa 30 mq. |







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