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Settimane fa ero a Roma e, avendo tempo, ho deciso di prendere il bus. Il 63 da piazza Argentina. L’ho atteso per 30 minuti, mentre passavano dozzine di bus con altri numeri e semivuoti. Ho atteso per puntiglio. Infine è arrivato. Stracolmo. Seduta in fondo ho scorto una ragazza che teneva un libro in mano, come una reliquia. Impossibile leggere, in quell’atmosfera. Mi sono avvicinato. Era una tedesca e stringeva un libro di Tiziano Terzani. L’unica lettrice, o possibile lettrice, a Roma, era una tedesca. Non leggeva, ma sembrava adorare quel libro del mio collega di decenni fa al Giorno.
Quando prendo il metrò a Berlino, si viaggia seduti. E tutti, o quasi, leggono. Un giornale, un libro. Quotidiani seri e scandalistici, romanzi di solito del genere polpettone. Non importa, tutti leggono. Tranne me, affascinato dai lettori che vanno a scuola o in ufficio. Forse, anche per questo, i tedeschi leggono dieci volte più libri degli italiani. Colpa dei trasporti, oltre che della solita scuola.
Ad Amburgo hanno messo in circolazione un centinaio di bus-biblioteca. La lettura affidata al caso: non si sa su quale linea è in servizio un bus biblioteca. Si sale e a sinistra, proprio dietro l’autista, c’è uno scaffale con una cinquantina di libri d’ogni genere. Si sceglie e si legge. Se non piace si rimette a posto, oppure si porta a casa per vedere come va a finire. Si restituirà il libro al prossimo viaggio, in un altro bus. Oppure no. Ma vi pregano di cambiarlo con un volume che avete a casa.
I tedeschi luterani, estremamente corretti, sono stati assolti in anticipo: fate comunque quel che volete, prendere un libro dal bus non è un furto. Ma non è un’idea per invogliare alla lettura, nonostante le apparenze.
Spesso, tra le pagine, si trovano foglietti con i giudizi dei lettori precedenti: si vuole comunicare quel che si pensa, e così il bus si trasforma in una sorta di salotto letterario. Temo che l’idea non possa essere copiata da noi.
Appena posso andrò ad Amburgo. Non per leggere, ma per regalare i libri che non trovano più posto a casa mia. Buttarli è un sacrilegio, e ho tentato invano di regalarli a qualche istituzione italiana. L’istituto di cultura ha chiuso la biblioteca per motivi economici. Altri mi hanno risposto stupiti: libri? E che ci facciamo? Ad Amburgo i miei connazionali sono appena 8 mila, ma spero che per almeno uno di loro sia una bella sorpresa trovare un libro in italiano mentre va in ufficio o in pizzeria sul bus.
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In pochi ne erano a conoscenza. Era nascosto in una stanza con pareti rinforzate. Nessuno sa il perché. Un reattore nucleare nascosto giù in cantina. Nel quartier generale della Kodak di Rochester nello stato di New York. Il marchingegno è rimasto nel palazzo dal 1974 fino al novembre 2007, all'insaputa della maggior parte degli impiegati.
Negli anni della tecnologia digitale e della banda larga, le città italiane si rivelano sempre più lente. A Roma, Milano e Napoli ci si sposta a una velocità media di 15 km/h, con minimi di 7-8 orari quando il traffico si fa caotico. Impiegavano meno i nostri antenati, quando il motore a scoppio era ancora ben lungi dal venire, e ci si muoveva con cavalli e carrozze. Secondo Confcommercio, che ha presentato il Libro Bianco sui trasporti «Sciogliere i nodi per competere», tale è l'arretratezza delle infrastrutture italiane che alla fine del 1700 la velocità media era la stessa di oggi. Almeno nelle metropoli.




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Umberto Bossi
Come se non bastasse oltre alla pessima applicazione della legge sull’affido condiviso, la crisi economica aumenterà le vittime nei genitori separati a discapito dei nostri figli.










