| CULTURA - Letteratura |
Da settimane la Chiesa si trova sul banco degli imputati per aver coperto centinaia di preti accusati di abusi su minori. Ieri si celebrava la Giornata Mondiale contro la Pedofilia e il silenzio del Vaticano ha fatto rumore.
LO IOR. Ma se la “bomba” dei preti pedofili è deflagrata con tale violenza da interessare l’opinione pubblica mondiale, esiste un altro cassetto segreto che il Vaticano riesce in qualche modo a tenere chiuso. E’ da quasi trent’anni che si parla, si vocifera, si sussurra sullo Ior (Istituto per le Opere di Religione), meglio nota come Banca Vaticana. Istituita nel 1942 dal chiacchieratissimo Pio XII, lo Ior è una banca privata. Quanti soldi fa girare la Santa Romana Chiesa? Da dove arrivano? A cosa sono destinati? E chi sono i proprietari dei conti di questa banca apprezzata da tanti per la sua “discrezione”? Dello Ior si inizia a parlare per il suo coinvolgimento nell’affare Sindona e nel crac del Banco Ambrosiano degli anni Ottanta. Ai tempi, dopo mesi di polemiche, sulla vicenda cala un silenzio completo.
Lo scorso anno è stato pubblicato da Chiarelettere Vaticano Spa scritto da Gianluigi Nuzzi, cronista di Libero. Il libro ha avuto un grande successo e, a distanza di un anno, Nuzzi continua a girare l’Italia per promuovere il libro e incontrare i cittadini, “affamati” di conoscere gli affari segreti del piccolo Stato nel cuore di Roma. Recentemente il giornalista è stato invitato dagli organizzatori del Festival del Giornalismo di Perugia. Il teatro che ospitava l’evento ha registrato il tutto esaurito.
L’ARCHIVIO DI MONSIGNOR DARDOZZI. Il libro nasce grazie ad un archivio, quello di monsignor Renato Dardozzi, che è stato prima il consigliere del cardinale Casaroli, poi del segretario di Stato Sodano. Ha spiegato Nuzzi in un’intervista rilasciata sul sito di Beppe Grillo: “Monsignor Dardozzi ha raccolto del materiale. Ha raccolto documenti bancari dello Ior che raccontano storie di tangenti, storie di soldi dell'eredità, di soldi che dovevano andare per le commemorazioni dei defunti. E ha fatto un archivio di circa 5 mila documenti, che ha lasciato in eredità affinché dopo qualche anno dalla sua morte diventassero pubblici. Io ho avuto la fortuna di avere a disposizione questo archivio che i custodi mi hanno dato e io ho fatto un lavoro di ricerca perché questi documenti raccontano come si è sviluppato, dopo Marcinkus, un sistema di conti segreto all'interno dello Ior, intestato fittiziamente a delle fondazioni benefiche per la lotta alla leucemia, per aiutare i bambini poveri, che benefiche erano solo sulla carta perché in realtà questi conti e queste fondazioni venivano utilizzate o per proteggere clienti eccellenti, intoccabili, oppure per far transitare soldi di tangenti. Un fiume di denaro arriva su questi conti, parliamo di circa 260 milioni di euro di oggi in pochissimi anni, con la dovuta rivalutazione, in contanti e poi vengono distribuiti fra paradisi fiscali, conti a Montecarlo...”
L’ERA MARCINKUS, LA MAFIA E LA P2. Paul Marcinkus fu nominato alla guida dello Ior nel 1971. L’arcivesco statunitense e il Vaticano finirono al centro del più grande scandalo finanziario del nostro Paese. Marcinkus era in contatto con Michele Sindona, passato alla storia come il cassiere di Cosa Nostra quando quest’ultima era retta ancora da Stefano Bontate per poi passare nelle mani di Totò Riina. Sindona introdusse Marcinkus negli ambienti del Banco Ambrosiano, guidato da Roberto Calvi, soprannominato il “banchiere di Dio”. Il libro spiega, grazie all’archivio Dardozzi, i retroscena dello scandalo che porterà Marcinkus ad essere indagato per concorso in bancarotta fraudolenta del Banco Ambrosiano, al tempo la principale banca privata italiana, che contava un “buco” di bilancio di oltre due milardi di dollari. Lo stesso Banco Ambrosiano finirà poi sotto accusa per aver riciclato soldi della mafia in concorso con la loggia massonica P2 guidata da Licio Gelli. Roberto Calvi, fuggito a Londra dopo lo scoppio dello scandalo, verrà trovato impiccato sotto il ponte dei Frati Neri della capitale inglese il 18 giugno 1982.
L’ERA DE BONIS E LA “MAXITANGENTE ENIMONT”. Nonostante lo scandalo, l’arcivescovo Marcinkus continuerà a guidare lo Ior fino al 1990. A succedergli è monsignor Renato De Bonis. E le cose, in base a quanto rivelato dall’archivio Dardozzi, non vanno meglio. Stando a quanto riporta Nuzzi, il Vaticano continua ad essere un centro di riciclaggio. In primis per quella che è nota ai libri di storia come “maxitangente Enimont”. Ad essa si deve il principale processo scaturito dall’inchiesta Mani Pulite. Una tangente di 150 miliardi di lire con la quale Raul Gardini, presidente del colosso chimico Enimont, ha corrotto i principali leader politici dell’epoca (Bettino Craxi, Arnaldo Forlani, Giorgio La Malfa, Gianni De Michelis, Claudio Martelli e anche gli attuali parlamentari Umberto Bossi e Carlo Vizzini). Secondo la ricostruzione accurata che Dardozzi fa nel suo archivio, oltre la metà di quei soldi (circa 90 miliardi) sarebbe transitata proprio dallo Ior.
IL CONTO CON FIRMA AUTORIZZATA "ANDREOTTI". Ancora Nuzzi dal blog di Beppe Grillo: “Racconta (l’archivio Dardozzi, nda) come all'interno del Vaticano si sono attrezzati per depistare le indagini di Mani pulite, per fornire loro delle risposte parziali e fuorvianti, soprattutto per proteggere alcuni conti visto che per esempio Andreotti ( il quale aveva la firma autorizzata di un conto sul quale sono transitati negli anni 40 miliardi di lire, nda) era, all'epoca, candidato alla presidenza della Repubblica. C'è una frase su un fax che mi è rimasta impressa. Si dice tra un cardinale e uno degli avvocati che li stava seguendo: ‘mi raccomando! non diciamo tutto ai magistrati per, tra virgolette, non indurli in tentazione’...”
LA BANCA VATICANA OGGI. “ Il Vaticano di oggi - prosegue Nuzzi - ha una banca all'interno che si chiama sempre Ior, che è presieduta sempre dallo stesso presidente dell'epoca che cercò di fare pulizia seppur con parecchie difficoltà, ed è una banca che non risponde a nessun tipo di controllo. Nel senso che noi abbiamo una banca in piazza San Pietro che non aderisce ad alcuna convenzione antiriciclaggio, che non è sottoposta a nessuna normativa internazionale dell'Unione europea che implica dei sistemi di controllo automatici sui flussi di denaro. Quindi diciamo che è una banca assai appetibile per chi ha desiderio di far transitare soldi poco puliti. Credo che questo nel centro di Roma sia obiettivamente una contraddizione in termini. Anche perché è inimmaginabile pensare che lo Ior finisca in una black list, però obiettivamente è una banca dove basta presentarsi all'ingresso di porta Sant'anna con una ricetta medica per entrare nello Stato Città di Vaticano... il libro racconta queste vicende e si spinge fino alla fine degli anni Novanta. Io non ho elementi su quello che è accaduto dopo. Di certo la banca gode di un sistema autoreferenziale di autocontrollo che ovviamente è privilegiato. Infatti quando arriva la rogatoria da Milano dei magistrati di Mani pulite, dai documenti si capisce che in Vaticano quei documenti della magistratura milanese già li avevano! Passati da qualche amico che li voleva mettere a conoscenza prima”.
CLAUDIO FORLEO
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In pochi ne erano a conoscenza. Era nascosto in una stanza con pareti rinforzate. Nessuno sa il perché. Un reattore nucleare nascosto giù in cantina. Nel quartier generale della Kodak di Rochester nello stato di New York. Il marchingegno è rimasto nel palazzo dal 1974 fino al novembre 2007, all'insaputa della maggior parte degli impiegati.
Negli anni della tecnologia digitale e della banda larga, le città italiane si rivelano sempre più lente. A Roma, Milano e Napoli ci si sposta a una velocità media di 15 km/h, con minimi di 7-8 orari quando il traffico si fa caotico. Impiegavano meno i nostri antenati, quando il motore a scoppio era ancora ben lungi dal venire, e ci si muoveva con cavalli e carrozze. Secondo Confcommercio, che ha presentato il Libro Bianco sui trasporti «Sciogliere i nodi per competere», tale è l'arretratezza delle infrastrutture italiane che alla fine del 1700 la velocità media era la stessa di oggi. Almeno nelle metropoli.




Chissà cosa penserebbero Giuseppe Verdi, Giosuè Carducci, Francesco De Sanctis, Edmondo De Amicis ed i tanti altri illustri esponenti della cultura italiana che tennero a battesimo la – un tempo gloriosa – Società italiana autori ed editori nel leggere il testo del nuovo statuto, messo a punto dal Commissario straordinario Gianluigi Rondi e dai due sub-commissari Mario Stella Richter e Domenico Luca Scordino.
Umberto Bossi
Come se non bastasse oltre alla pessima applicazione della legge sull’affido condiviso, la crisi economica aumenterà le vittime nei genitori separati a discapito dei nostri figli.











