| CULTURA - Musica |
Aspettando il live del 1 agosto a Villa Carpegna a Roma. Avere 5 anni e un papà che, nella soffitta di casa, fa girare i suoi 45 giri, con te a fianco, nel momento più bello di tutte le giornate. Sentire l'aria riempirsi di Beatles, Led Zeppelin, Deep Purple...Trovarsi musica nel sangue, avere un colpo di fulmine per “One Rainy Wish”, di Jimi Hendrix, e scoprire che in una chitarra troverai il tuo mondo. Questa la storia di Filippo Tirincanti, splendido chitarrista appena uscito con il primo album da cantautore, “Otherwise”. Una storia che lo porterà lontano, a vivere diviso fra America, Italia e poi Monaco. Una storia d'amore, più dolce che con una donna, senza litigate, gelosie, bugie e mal-di-cuore. Una chitarra al collo e scarpe comode per girare per il mondo. Con Hendrix nello spirito e le note nel sangue, da Seattle al Gran Canyon, poi a New York; in Florida con Randy Bernsen; in Francia, come in un sogno, con Whitney Houston; a casa in un tour lungo tutto lo stivale con Cico Cicognani, Pier Foschi e Cinda Ramseur. L'elenco sarebbe ben più lungo, ma per scoprire qualcosa che in un modo sincero, e decisamente più divertente, si avvicini al “chi, come e perché” di un artista non c'è, senza alcun dubbio, modo migliore che vederlo sul palco. A maggior ragione se si tratta di Filippo Tirincanti, che non mette nella sua vita la musica, ma piuttosto ha fatto della musica la sua vita. Appuntamento il primo agosto nella manifestazione “Odio l’estate” a Villa Carpegna, a Roma, il tutto gratuito. Filippo Tirincanti, featuring Fabrizio Bosso, presents: “Otherwise”. Un disco da consumare, un disco che sa d'estate e porta lontano. Dieci del mattino. Due squilli e Filippo risponde. È affabile, cortese, ed è un piacere poterlo scrivere, non capita sempre. Una chiacchierata per toglierci qualche curiosità, per presentarvi a modo nostro un artista quasi d'altri tempi...
Sei sbarcato in America a soli 19 anni. Quanto c'era della tua passione per Hendrix e per la musica nella decisione di partire e quanto d'altro?
Hendrix è la passione, come la musica è l'amore con la A maiuscola. In realtà ho sempre respirato musica, fin da quando ero piccolissimo, grazie a mio padre e ai suoi 45 giri. A Riccione non c'erano molte possibilità di intraprendere una carriera da musicista, così come in Italia in generale non c'è una vera cultura musicale, che vive di concerti e performance live. Così decisi di partire. Cosa volevo fare ce l'avevo ben chiaro in testa. Il come è sempre la parte più difficile. Naturalmente la prima tappa è stata la tomba di Jimi, poi ho proseguito portato dalla curiosità e dalla voglia di suonare e tutte le energie e i sogni dei vent'anni, che non ho perso strada facendo...
A proposito di cultura musicale e possibilità, qual è il lato peggiore della “vita da artista”?
Vivere nell'incertezza perenne! Non sapere mai se e quando ne tirerai fuori un guadagno, non sapere mai se, una volta conquistato un punto, riuscirai a prenderne altri o perderai tutto e dovrai ricominciare da capo. Eppure sono ancora convinto che se ami ciò che fai, come lo amo io, non c'è cosa più bella. È difficile all'inizio pensare che una tua passione diventi un mestiere, perché naturalmente a quel punto tutto si complica un po', ma chi non vorrebbe guadagnarsi da vivere facendo ciò che più lo entusiasma al mondo? Peccato per tante cose: per l'assenza di una vera abitudine ad ascoltare la musica dal vivo, di qualsiasi genere; peccato per le difficoltà dell'industria discografica e le solite cose. In fondo, a conti fatti, mi ritengo fortunato...
Come mai hai deciso di cominciare a cantare i tuoi pezzi?
È stata l'insistenza di alcuni amici. Ho sempre scritto, facevo l'autore come il musicista ma poi non cantavo mai i pezzi che scrivevo. In generale non ho mai cantato. Poi hanno iniziato a convincermi del fatto che avevo una bella voce, che avrei dovuto provare, ecc., cosi mi son detto perché no? Anche per questo motivo, naturalmente, “Otherwise” è cosi importante... è una svolta impegnativa.
Le canzoni come nascono? C'è molto di tuo in quello che scrivi?
Assolutamente sì, c'è tantissimo della mia vita, delle mie esperienze e delle mie sensazioni. Ma credo che molto sia comune alle vite di ciascuno di noi, ascoltando i pezzi in realtà ognuno può ritrovarci qualcosa di proprio... c'è molto della mia ricerca costante verso una sorta di spiritualità, ricerca nella quale a dire il vero non mi applico molto, eppure è una di quelle energie motrici che mi accompagnano nel mio percorso... c'è una canzone su un amore immaginario, quelli che sogni e che poi ricami tanto da far diventare reali, che in qualche modo dietro i sogni esiste sempre una forte componente di verità, anche se non è manifesta. Un pezzo a cui tengo molto è sicuramente quello scritto per me e per mio figlio, per tutti quei padri che si trovano a vivere situazioni dolorose dopo una separazione (anche se io in questo sono molto fortunato, perché ho un rapporto splendido con mio figlio e riesco a vederlo spessissimo). In ogni canzone c'è un pezzettino di chi sono...
Il primo agosto suonerai accompagnato da Fabrizio Bosso. Come va questa collaborazione?
Con Fabrizio abbiamo fatto già diverse cose insieme: lavorato all'album, suonato l'anno scorso a Torino, Milano, Milazzo... Fabrizio è decisamente un artista straordinario e devo dire che questa collaborazione ha tirato fuori il meglio da ognuno di noi. Davvero, non so come meglio potrei dirlo,è' un piacere lavorare insieme.
Un'ultima domanda: si tende sempre a dare molte definizioni della musica che fanno gli altri, operazione non sempre felice, anzi spesso fuorviante.... Cosa diresti tu se dovessi descrivere quello che fai, la musica che componi?
Ti rispondo prendendo in prestito le parole di Lenny Kravitz: “Faccio musica”. Esattamente come dicevi tu, etichette sono sempre nomi per far assomigliare qualcosa a qualcos'altro, ma la musica in realtà non è etichettabile. Fare musica è per un artista esattamente fare musica, indispensabile tanto quanto respirare. Se poi vogliamo dare qualche definizione, si può sicuramente dire che c'è del rock, anche senza chitarre e batteria dirompenti; il soul è un po' il mio spirito adesso, come dicevo,quindi naturalmente ce ne è moltissimo; Fabrizio è un grande jazzista per cui c'è anche quello. Comunque mi piace di più la definizione iniziale, per cui, se dovessi rispondere al meglio, direi esattamente che faccio musica.
Lunedì primo agosto, ore 21.00, Villa Carpegna, ingresso gratuito, Filippo Tirincanti feat. Fabrizio Bosso live. Don't miss it!
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Negli anni della tecnologia digitale e della banda larga, le città italiane si rivelano sempre più lente. A Roma, Milano e Napoli ci si sposta a una velocità media di 15 km/h, con minimi di 7-8 orari quando il traffico si fa caotico. Impiegavano meno i nostri antenati, quando il motore a scoppio era ancora ben lungi dal venire, e ci si muoveva con cavalli e carrozze. Secondo Confcommercio, che ha presentato il Libro Bianco sui trasporti «Sciogliere i nodi per competere», tale è l'arretratezza delle infrastrutture italiane che alla fine del 1700 la velocità media era la stessa di oggi. Almeno nelle metropoli.




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Umberto Bossi
Come se non bastasse oltre alla pessima applicazione della legge sull’affido condiviso, la crisi economica aumenterà le vittime nei genitori separati a discapito dei nostri figli.











