| CULTURA - Teatro |
LilloGregAl teatro tutto pronto. L'altoparlante annuncia l'inizio dello spettacolo e prega di spegnere i telefoni cellulari. Le luci si abbassano, si apre il sipario. Due sole torce a pila illuminano il palco calato nel buio, mentre il silenzio è rotto dal vociare di due individui che brancolano nell'oscurità agitando le torce.L'effetto è già straniante, quando ad un tratto... Questo è ciò che accade nei primi attimi della nuova commedia scritta da Claudio Gregori, in arte Greg. Un tumulto di paradossi in cui i confini tra pubblico e attori, realtà e metarealtà, si vanno sovrapponendo fino quasi a scomparire. Pasquale Petrolo, alias Lillo, la definisce "una storia surreale in cui io e Greg, in quanto io e Greg, interpretiamo noi stessi". E in effetti nulla è come sembra. I due attori sono sempre i due attori che ben conosciamo, ma non recitano, o almeno, interpretano se stessi che non recitano. Semplicemente si trovano a teatro per fare un sopralluogo dato che, di lì a breve, andranno in scena con un nuovo spettacolo. Nel bel mezzo di questa capatina segreta, di notte, al teatro che li ospitarà prossimamente, accade però un fatto strano. Da dietro le quinte attori in costumi ottocenteschi invadono il palco: un'altra commedia ha inizio e Lillo e Greg vi rimangono letteralmente "intrappolati". Chi recita? Quali sono gli attori? Soprattutto: qual è lo spettacolo? La realtà nella finzione con un effetto di subrealtà, comico già di per sè. E il risultato c'è. Come dichiara Lillo in un intervista, è “un pò come se fossimo dentro una puntata di Ai confini della realtà, proiettati in un mondo parallelo. Greg aggiunge: “Facciamo quel che ci piace da sempre: stravolgiamo i linguaggi, li togliamo dal loro contesto e li immergiamo in un altro”. Ironico è anche l'annedoto su come è nata l'idea per questo nuovo lavoro. Claudio (Greg) racconta di come una volta, dopo uno spettacolo tenuto al Sistina, si sia accorto di aver dimenticato alcune cose in camerino. Ebbene, mentre tornava indietro per recuperarle, si è reso conto che il custode nel frattempo aveva già chiuso tutto. Dice: “Sono rimasto intrappolato al buio per uno dei peggiori quarti d' ora della mia vita: buio totale e strani scricchiolii da tutte le parti. Altro che Fantasma dell'Opera”. Il riferimento non è affatto casuale! La trama è fitta e coinvolgente. Almeno tre livelli di narrazione si intrecciano aumentando l'attenzione del pubblico e coinvolgendolo oltre le risate. C'è il piano che esce dal palco, quello in cui Lillo e Greg sono semplicemente Lillo e Greg e tentano in ogni modo di fuggire dalla situazione surreale in cui sono rimasti coinvolti. C'è il piano della commedia dentro la commedia, "Una moglie per Thomas", lo spettacolo in cui, malgrado loro, Lillo e Greg si ritrovano coinvolti. C'è infine il piano che scardina le barriere "spazio-temporali", quello del simil-quiz televisivo, con il quale tutto lo spettacolo improvvisamente sembra prendere una nuova piega: da paradossale pièce tragi-comica a complicato intreccio narrativo. Problematizzando ulteriormente la trama, alcuni personaggi di tanto in tanto "escono dalla parte", incalzando il motivo centrale che alterna realtà e finzione, passato e presente. Ottimi i tempi, la scenografia essenziale che non distrae, le musiche. Un primo atto che funziona: coinvolge e diverte. La comicità è soprattutto nella mimica dato che le battute di per sè sono spesso un tantino scontate, eppure la bravura e la sintonia di due attori-autori collaudati come Lillo e Greg riesce sempre a divertire senza forzare troppo la mano. La vera scoperta sono gli interpreti protagonisti della commedia nella commedia, davvero sorprendenti. Il plauso più grande va soprattutto ad Elisa Di Eusanio, bravissima dall'inizio alla fine. Unica pecca di questa prima parte la ridondanza di alcuni “effetti-risata” che avrebbero potuto essere ripetuti meno volte per far durare il risultato comico.Dopo l'intervallo, all' apertura del sipario si inizia alla grande. La scelta di giocare anche con il piano temporale è azzeccatissima. Si riparte da una trama che il pubblico ormai conosce, ma si passa da un lontano 1800 agli anni '40, poi '60, poi '90. Cambiano gli abiti di scena, i timbri di voce, persino la natura di alcuni personaggi! Come a ribadire che cambia il mondo e noi cambiamo radicalmente con esso. Molto coinvolgente e spassoso il richiamo a "Grease". Le coreografie frizzanti, le sonorità pop, ma i testi così così. In questa "seconda puntata" sono leggermente eccessive battute dal tono trash su donna-lavoro-sesso di cui, sinceramente, ne abbiamo le tasche piene.Peccato per il finale, o meglio, non finale: sulla scia divertentissima del secondo atto, un calo repentino di tono. Inizialmente sembra voluto. Un altro passaggio ad effetto per attirare l'attenzione, un salto in alto, una discesa, per poi risalire, scoprire finalmente la soluzione dietro l'intreccio e salutarsi con una sonora risata al termine per un finale imprevisto. Di tutto ciò l'unica cosa che rispetta la scaletta descritta è il finale, come detto, imprevisto. Ai giudici l'ardua sentenza.| < Prec. | Succ. > |
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In pochi ne erano a conoscenza. Era nascosto in una stanza con pareti rinforzate. Nessuno sa il perché. Un reattore nucleare nascosto giù in cantina. Nel quartier generale della Kodak di Rochester nello stato di New York. Il marchingegno è rimasto nel palazzo dal 1974 fino al novembre 2007, all'insaputa della maggior parte degli impiegati.
Negli anni della tecnologia digitale e della banda larga, le città italiane si rivelano sempre più lente. A Roma, Milano e Napoli ci si sposta a una velocità media di 15 km/h, con minimi di 7-8 orari quando il traffico si fa caotico. Impiegavano meno i nostri antenati, quando il motore a scoppio era ancora ben lungi dal venire, e ci si muoveva con cavalli e carrozze. Secondo Confcommercio, che ha presentato il Libro Bianco sui trasporti «Sciogliere i nodi per competere», tale è l'arretratezza delle infrastrutture italiane che alla fine del 1700 la velocità media era la stessa di oggi. Almeno nelle metropoli.




Chissà cosa penserebbero Giuseppe Verdi, Giosuè Carducci, Francesco De Sanctis, Edmondo De Amicis ed i tanti altri illustri esponenti della cultura italiana che tennero a battesimo la – un tempo gloriosa – Società italiana autori ed editori nel leggere il testo del nuovo statuto, messo a punto dal Commissario straordinario Gianluigi Rondi e dai due sub-commissari Mario Stella Richter e Domenico Luca Scordino.
Umberto Bossi
Come se non bastasse oltre alla pessima applicazione della legge sull’affido condiviso, la crisi economica aumenterà le vittime nei genitori separati a discapito dei nostri figli.











