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CULTURA - Televisione

Il nuovo network si poggerà su una concessionaria di pubblicità che reperirà le risorse economiche e il segnale sarà trasmesso in multipiattaforma: da Internet, al satellite, fino a una rete di televisioni locali

Michele Santoro l’ha detto chiaro ieri nell’intervista al Fatto: “Sto lavorando perché un programma come Annozero vada in onda dall’autunno ogni settimana, come sempre: alla Rai, a La7 o su una multipiattaforma fra satellite, streaming in rete e network di tv locali sul digitale”. Non è una battuta. L’idea della tv indipendente multipiattaforma è al centro di fitti colloqui che vedono protagonista soprattutto Sandro Parenzo, patron di Telelombardia e leader di una pattuglia di grosse tv regionali pronte a giocarsi la partita per reagire al declino imposto alle realtà locali dalle politiche del digitale terrestre del governo Berlusconi.

“È una strada per tentare un vero pluralismo, e per reagire all’attacco durissimo alle tv regionali che il governo sta conducendo ormai da anni”, spiega Boris Mugnai di Rtv38, tv leader in Toscana.

Alla base del progetto c’è una concessionaria di pubblicità televisiva poco conosciuta, Publishare, che da qualche tempo ha consorziato 18 tv regionali e raccoglie per loro la pubblicità nazionale. I numeri sono ancora piccoli, ma i 10-12 milioni di pubblicità raccolta da Publishare oggi rappresentano una boccata d’ossigeno importante per realtà gloriose dell’emittenza locale come Telenorba in Puglia, Primocanale in Liguria, Umbria tv o le stesse Telelombardia e Rtv38.

Secondo Parenzo un’operazione incardinata sul marchio Santoro può consentire la raccolta di quei 20-30 milioni di euro di pubblicità che servirebbero a finanziare il nuovo canale televisivo.

In campo ci sono due ipotesi. La prima è quella più classica: una società di produzione televisiva che distribuisca alle tv regionali del circuito il contenuto televisivo già vestito della sua pubblicità per inserirlo ad arricchimento dei loro palinsesti. L’esperimento di “Tutti in piedi”, andato in onda lo scorso 17 giugno da Bologna, con Santoro e la sorpresa Roberto Benigni, ha dato risultati incoraggianti. La raccolta pubblicitaria è stata dieci volte superiore a quella di “Rai per una notte” dell’anno scorso, nonostante un preavviso molto inferiore. Per i sostenitori del progetto questo è il segno che il mercato pubblicitario sta cambiando, e già da un anno all’altro è maturata una maggiore disponibilità degli inserzionisti per l’innovazione. Anche il risultato di pubblico è stato ottimo: le tv generaliste hanno perso quella sera 9 punti di share, e alcune tv regionali hanno toccato e superato il 10 per cento.

Parenzo e Santoro lavorano però su un obiettivo più ambizioso, un canale nuovo di zecca.

Le tv regionali coinvolte metterebbero a disposizione una delle nuove frequenze liberate dalla tecnologia digitale, e costituirebbero così il nuovo network nazionale di Telesantoro. Per loro il ritorno sarebbe costituito, oltre che dall’affitto della frequenza, da una parte dei proventi pubblicitari e dalla fornitura di prodotto di informazione locale al network. La Publishare raccoglierebbe la pubblicità nazionale, con l’obiettivo di 20-30 milioni per partire, cifra non proibitiva se confrontata con i 2,5 miliardi di euro raccolti da Mediaset. L’idea del canale/cantiere, come lo definisce Parenzo, con un palinsesto tutto di informazione, anche locale, può risultare più attraente per il pubblico e per gli investitori pubblicitari, del semplice intarsio di Annozero o simile nei tradizionali palinsesti delle tv locali, tra una vendita di materassi e l’altra.

Il punto più critico è se bastano i 20-30 milioni per tenere in piedi un canale nazionale all news. Anche perché la pubblicità televisiva è considerato l’unico polmeno finanziario ipotizzabile. La distribuzione del segnale televisivo online, che ha dato ottimi risultati con “Rai per una notte” e “Tutti in piedi”, procura un grande pubblico, valutabile in centinaia di migliaia di persone, ma un ricavo pubblicitario praticamente trascurabile. “Ma la rete è fondamentale”, insiste Parenzo, “perché crea attorno all’impresa televisiva la comunità, che diventa un punto di forza decisivo”.

Per adesso siamo allo stadio delle chiacchiere e delle ipotesi. Per sapere se l’impresa ha qualche seria possibilità di partire bisogna aspettare almeno la fine di luglio. (di  Giorgio Meletti per ilfattoquotidiano.it)

 
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