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ECOFINANZA - Finanza

Alla faccia degli onestiEcco chi sono gli scrocconiAlla faccia degli onestiEcco chi sono gli scrocconi

Evasori, finti poveri e falsi invalidi: un esercito di 18mila parassiti. E tra ricchi e indigenti la forbice si allarga. Non saremo un popolo di Schettini, in compenso siamo un Paese pieno di scrocconi. I 17.966 parassiti e truffatori smascherati l’anno scorso dai minuziosi controlli della Guardia di Finanza rappresentano un’esigua minoranza di fronte ai milioni di persone oneste che rispettano le leggi, pagamento del canone Rai compreso.

Qui si tratta di professionisti dell’imbroglio, maneggioni, sanguisughe del denaro pubblico, e quindi anche del nostro. Pochi, ma sempre troppi.

Chissà se le Fiamme gialle provano un gusto nascosto a rivelare questi dati. Sono il risultato del loro lavoro, che dunque va incoraggiato. La caccia ai furbetti non deve rallentare. Tuttavia è sempre con un misto di rabbia e di pena che si danno queste notizie, perché tra i farabutti si trovano anche tanti disperati. E non c’è nulla da esultare quando si scopre la fantasia senza freni di quanti contribuiscono ad alimentare il ritratto di una nazione di Schettini inaffidabili, di evasori, profittatori, finti poveri, finti invalidi.

Un’Italia finta quanto reale. Nel 2011 la Gdf ha denunciato 18mila parassiti. Il panorama delle truffe non conosce confini, dagli aiuti comunitari non dovuti agli illeciti finanziamenti alle imprese, dal doppio lavoro degli statali ai truffatori del sistema sanitario, da chi riscuote la pensione del genitore defunto a quanti sfruttano senza averne diritto case popolari, mense scolastiche, borse di studio, riduzioni sulle tasse scolastiche.

Sono state denunciate 860 persone che, benché prive di requisiti, avevano chiesto e ottenuto finanziamenti comunitari per 250 milioni di euro. Ai boss di queste frodi all’Ue sono stati sequestrati quasi 100 milioni di euro. In compenso, altri 10.525 truffatori sono stati denunciati prima che riuscissero a intascare 426 milioni di denaro pubblico destinato a imprese in difficoltà. Gli interventi della Gdf sono stati circa tremila.

Ammonta invece a 277 milioni la somma sottratta al servizio sanitario da 2.223 persone denunciate. Molto più alto, superiore ai due miliardi di euro, è il valore degli sprechi nella sanità. Qui i responsabili non sono i manolesta ma amministratori incompetenti o corrotti. In questo campo le Fiamme gialle si sono mosse seguendo le indicazioni della Corte dei conti che vigila sulla spesa pubblica. Il 10 per cento degli sprechi, 291 milioni di euro, sono i danni erariali connessi alla spesa sanitaria. «La lotta all’evasione e agli sprechi della Pubblica amministrazione sono due facce della stessa medaglia», dice il comandante generale della Gdf, generale di corpo d’armata Nino Di Paolo.

Migliaia di controlli hanno riguardato i cosiddetti finti poveri. Ne sono stati scoperti 4.358. Gente che ha truccato il reddito proprio o familiare facendolo figurare appena superiore al minimo per sfruttare la rete di assistenza sociale pubblica. Contributi per gli affitti, mense a prezzo calmierato, borse di studio, agevolazioni sulle tasse scolastiche. Tra i furbastri non mancano 1.140 dipendenti statali con il doppio lavoro o con incarichi non compatibili con le loro funzioni. Si sono presi sei milioni di euro ma ne dovranno versare oltre il doppio (13 milioni) di sanzioni.

Uno dei capitoli più odiosi riguarda i parenti di anziani defunti dei quali hanno continuato a incassare la pensione. L’ultima segnalazione al Nucleo speciale spesa pubblica e repressione frodi comunitarie della Guardia di finanza è giunto dall’Inpdap, l’istituto previdenziale dei dipendenti pubblici che ogni mese stacca 2.700.000 assegni di quiescenza. Il 16 gennaio scorso è scattata un’operazione in 46 province. Sono stati denunciati 79 imbroglioni e addirittura arrestate quattro persone in flagrante, cioè all’ufficio postale o al Postamat mentre incassavano i soldi di un morto. Truffe da 8 milioni di euro complessivi.

Una signora, tutrice di un parente scomparso, si presentava imperterrita agli sportelli ogni mese dal 1986. Nel Messinese un’insegnante riscuoteva dal 1999 la pensione della mamma. E poi la moglie di un professionista, un avvocato di Roma, un ex vigile urbano romagnolo, un dipendente pubblico di Trapani che andava alle Poste in orario di lavoro, naturalmente senza permesso. Molti preferivano la comodità del denaro depositato su un libretto o un conto postale da prelevare con tutta calma. Un signore è riuscito anche a intestare una carta ricaricabile a un morto. E ha ottenuto pure un finanziamento a suo nome.

di Stefano Filippi da ilgiornale.it

 
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