| ECOFINANZA - Finanza |
Arriva una nuova imposta per i Buoni Postali Fruttiferi: alla scadenza ci sarà da pagare una nuova tassa dello dell' 1 per mille nel 2012 e dello 1.5 per mille a partire dal 2013. Per il 2012 l'importo minimo sarà di 34,2 e massimo di 1.200 euro.
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La circolare del ministero dell'Economia sull'Imu conferma una interpretazione molto restrittiva dei criteri per l'individuazione della prima casa, sulla quale l'aliquota è più leggera e si beneficia delle detrazioni. Viene del resto confermata l'impostazione del decreto Salva-Italia che non solo ha istituito la nuova imposta sugli immobili a valere anche sulla casa di abitazione, ma ha anche fissato precisi paletti antielusione rispetto alla vecchia Ici, dalla quale erano appunto esenti, dal 2008, tutti gli immobili che risultavano prime case, circa il 60% del totale. Tipico l'esempio dei genitori che davano in comodato d'uso (affitto gratuito) un secondo appartamento al figlio o alla figlia. In questo caso gli stessi genitori non pagavano l'Ici su nessuna delle due abitazioni, né quella dove vivevano né quella concessa in uso. L'Imu, invece, sarà dovuta su entrambe: con aliquota agevolata sulla loro casa e con l'aliquota base più alta su quella data al figlio, perché appunto considerata una seconda casa.
La prima casa
La circolare diffusa venerdì è chiara: «Rispetto a quanto previsto per l'Ici, la definizione di abitazione principale presenta dei profili di novità». Per prima casa si intende infatti quella nella quale «il possessore e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente». Quindi se alcuni membri della famiglia stabiliscono la loro residenza e dimora «in immobili diversi situati nel territorio comunale, le agevolazioni per l'abitazione principale e per le relative pertinenze in relazione al nucleo familiare si applicano per un solo immobile». In altri termini la prima casa «deve essere costituita da una sola unità», quella sulla quale si verifica la sussistenza di requisiti: possesso, residenza e dimora. Se quindi si hanno due case e una la si dà per esempio al proprio figlio perché ci vada a vivere, non basta che questi ci risieda e vi dimori, ma deve anche avere la proprietà della stessa (acquisita anche attraverso la donazione) o un diritto reale su di essa (per esempio l'usufrutto, anche se questo di solito si verifica col figlio che dà l'immobile al genitore).
Due prime abitazioni?
In un solo caso la circolare illustra un esempio di nucleo familiare con due immobili su entrambi i quali è possibile pagare l'Imu agevolata per l'abitazione principale. Si verifica quando i coniugi risiedano e abbiano la dimora abituale in comuni diversi, «ad esempio, per esigenze lavorative». Ma se marito e moglie fanno questa stessa cosa in due case ubicate nello stesso comune la doppia agevolazione non scatta più e l'aliquota base (0,4%) si potrà applicare solo su uno dei due immobili.
Casa in affitto e casa in comodato
Le norme antielusive hanno certamente una loro ragion d'essere, alla luce dei numerosi abusi che si sono verificati in passato con le residenze fittizie, per esempio con i figli sulle seconde case al mare o in montagna. Resta però il fatto che la norma può essere penalizzante per la famiglia se si osserva che i genitori che danno un appartamento al figlio con comodato d'uso sono fiscalmente trattati allo stesso modo che se lo danno in affitto sul mercato. Anzi sono penalizzati. In entrambi i casi, infatti, devono versare l'Imu sulla seconda casa e in più, sulla prima casa, perdono la detrazione di 50 euro sul figlio che non vive più con loro. Senza contare che sull'immobile concesso al familiare non incasseranno l'affitto.
Una casa su 4 esente
Nonostante tutto ciò, il governo stima che il 24% delle abitazioni principali, cioè 4,6 milioni su 19,2 milioni, non pagherà l'Imu. Perché? Per effetto delle detrazioni e del margine di manovra attribuito ai comuni. Essi, infatti, possono intervenire sull'aliquota dello 0,4% aumentandola fino a 0,6% o diminuendola fino a 0,2%. Inoltre possono aumentare la detrazione di 200 euro prevista sulla prima casa «fino a concorrenza dell'imposta dovuta, nel rispetto dell'equilibrio di bilancio. Tale facoltà - aggiunge la circolare - può essere esercitata anche limitatamente a specifiche fattispecie meritevoli di tutela, fermi restando, ovviamente, i criteri generali di ragionevolezza e non discriminazione». I comuni non possono invece variare l'importo della detrazione prevista per i figli che è, per il 2012 e il 2013, di «50 euro per ciascun figlio di età non superiore a 26 anni, a condizione che lo stesso dimori abitualmente e risieda anagraficamente nell'unità immobiliare adibita ad abitazione principale». Le detrazioni sui figli non possono in ogni caso superare 400 euro.
La parola dunque, almeno sulle aliquote e sulla detrazione prima casa, passa ai comuni, i quali, però, viste le ristrettezze di bilancio e i vincoli del patto di stabilità interno, hanno davvero scarsi margini.
Enrico Marro per corriere.it
Ma la prima scadenza è a giugno: quanto si paga?
Entro il 18 giugno bisognerà versare il primo acconto. Per quanto riguarda l'abitazione principale il contribuente può scegliere se pagare in tre o in due rate l'Imu dovuta calcolando l'aliquota dello 0,4% ed effettuando le detrazioni (200 euro più 50 per ogni figlio). Su una casa con rendita 1000 euro e con proprietario senza figli se si opta per le tre rate si pagheranno 157,33 euro a giugno, entro il 17 settembre se ne pagheranno altri 157,33 ed entro il 17 dicembre il saldo sulla base delle regole definitive. Se si scelgono le due rate si pagano a giugno 236 euro e poi si va direttamente a dicembre. Per la seconda casa e gli immobili non residenziali invece si può pagare solo in due rate, la prima delle quali calcolata sulla base dello 0,76%, la seconda, a dicembre, a saldo sulle aliquote definitive. Si può pagare solo con il modello F24 e, ulteriore complicazione, per tutti gli immobili diversi dall'abitazione principale bisogna scorporare la quota di spettanza del comune da quella dell'Erario centrale. Si parla tanto di semplificazioni, ma il compito per le persone anziane o poco istruite è davvero arduo e costringerà molti contribuenti ad avvalersi di assistenza esterna, sobbarcandosi quindi il costo di un'ulteriore tassa, anche se occulta.
Gino Pagliuca per corriere.it
Le polizze vita e i versamenti nei fondi pensione possono rappresentare uno strumento di difesa del debitore nei confronti dei propri creditori, anche a seguito del fallimento dello stesso. Queste, tuttavia, devono rispettare due specifiche condizioni: 1) devono assolvere a reali finalità di tipo previdenziale; 2) non devono essere oggetto di riscatto anticipato.
In altri termini, il diritto di impignorabilità e non sequestrabilità dei versamenti in polizze vita (o in fondi pensione) risulta inviolabile, ma solo se dietro alle polizze c'è una chiara finalità previdenziale e non quella di eludere indebitamente i creditori.
È quanto risulta dalla più recente giurisprudenza intervenuta sul tema a proposito di uno degli istituti riconosciuto dal codice (insieme al fondo patrimoniale e ai vincoli di destinazione) in merito alla limitazione della responsabilità patrimoniale del debitore nell'adempimento delle proprie obbligazioni (art. 2740 c.c.).
* L'inchiesta di ItaliaOggi Sette sui contratti assicurativo-finanziari è in edicola per tutta la settimana e in abbonamento online, anche per tablet
Tutto l'artricolo di Luciano De Angelis su italiaoggi.it
L'affluenza in calo di 14 punti percentuali. Il grido di battaglia di Grillo: "Forza belin!". Il Pd sconfitto a Parma e a Palermo. Orlando a valanga. Il Sel Doria conquista Genova. Affonda la Lega Nord: persi sette ballottaggi su sette. Alle urne 118 Comuni: dalle 15 è partito lo spoglio. L'affluenza si attesta al 51,38% con un calo di 14 punti percentuali rispetto al primo turno. Le sfide clou: a Parma trionfa il grillino Federico Pizzarotti, a Genova il Sel Marco Doria, a Palermo l'Idv Leoluca Orlando. Dopo la vittoria di Sarego, il Movimento 5 Stelle vince pure a Comacchio con Marco Fabbri e a Mira con Alvise Maniero.

Secondo i dati dell'Istat, nonostante il forte incremento delle imposte, che in termini assoluti sono aumentate di 23,7 mld, il peso delle entrate tributarie rispetto al totale delle entrate degli enti e' sceso di oltre 4 punti percentuali, passando dal 44,7% al 40,3%. In pratica meno della meta' delle risorse degli enti locali arriva dai tributi che vengono applicati, mentre il resto arriva in gran parte dai trasferimenti dello Stato.

E' un fenomeno che non è rappresentato dai mass media quanto quello dei padri separati, ma che è molto più esteso. I dati ISTAT evidenziano che a veder peggiorare la propria condizione economica dopo la separazione sono soprattutto le donne (il 50,9% contro il 40,1% degli uomini), le quali, dopo l'interruzione dell'unione coniugale, ricoprono più spesso il ruolo di genitore solo (35,8% contro il 7,3% degli uomini).
Le madri si trovano in una condizione di svantaggio anche sul fronte lavorativo: al momento della separazione la maggior parte degli uomini sono occupati (83,1%), mentre le donne con un lavoro sono il 61,4 % (il 52,7% a tempo pieno e l’8,7% part-time).
Cos'è che in Italia porta le donne ad essere meno disponibili al lavoro? Il peso della famiglia e della casa a loro esclusivo carico, secondo la spartizione dei ruoli che si realizza nella famiglia italiana tradizionale, che oggi per lo più ha abbandonato questa tradizione per molti aspetti tranne che per quello, più oneroso, delle mansioni domestiche.
Se accanto alla condizione lavorativa si considera anche la distribuzione dei redditi, emerge che il 27% delle donne che vivono sole in seguito a una separazione o un divorzio si trova nel quinto più povero della popolazione. Le donne inoltre hanno una maggiore probabilità rispetto agli uomini di trovarsi a rischio di povertà e quindi a incontrare difficoltà nel mantenimento dei propri figli.
Fin qui dati ISTAT, ma chi non ha mai appreso dai racconti di vita vissuta, dalle parole di qualche madre separata, un altro dato cruciale: molti padri dopo la separazione smettono di occuparsi del mantenimento economico dei figli, i quali restano totalmente a carico delle madri. Senza dubbio su questo comportamento incidono la crisi economica e le difficili condizioni dei padri separati, ma resta il fatto che il maggiore disagio economico riguarda le donne.
Vi sono purtroppo numerosi casi di negligenza esplicita, ossia di padri che dopo la separazione smettono di mantenere i figli non perché non possono, ma perché non vogliono. Questa situazione grava non solo sulle madri, ma anche sui figli, quelle nuove generazioni che si trovano a fare i conti con risorse ancora più limitate da investire nel loro (presente) futuro. Chi si trova, ad esempio, a dover mantenere figli che studiano fuori sede sa bene di quali costi si parla.
Per risolvere questo problema ci vuole da parte dello Stato un monitoraggio costante delle coppie separate e dei corrispondenti assegni di mantenimento, perché troppe donne accettano la violenza economica e, convinte che il gioco non valga la candela, non procedono legalmente contro l'ex marito e padre insolvente. Il Ministero dell'Istruzione si occupa dei servizi scolastici. Se ci deve essere un Ministero delle Pari Opportunità, deve occuparsi anche e soprattutto di questo.
Camilla Dacrema per italiafutura.it

Camilla Dacrema, 26 anni, esperta di identità femminile, é laureata alla Facoltà di Filosofia dell'Università San Raffaele di Milano. Allieva di Emanuele Severino, collabora con A e con Sky.
Ultimo fango a Zagarolo, ma pure a Gallicano nel Lazio, Tivoli, e soprattutto a San Vittorino, bellissimi paesi costruiti sul tufo. È in arrivo, nei paraggi, in località Corcolle, la nuova discarica di Roma. Ancora un po’ di mal di pancia ed è fatta. Centinaia di migliaia di metri quadri zeppi e poi zuppi, di immondizia, percolato che percola, devastazione del territorio, alterazione permanente dell’ecosistema, deprezzamento ambientale definitivo (e certo anche economico), soppressione di attività agricole e di allevamento, agriturismi e iniziative a basso impatto ambientale da cancellare. La zona la conosco bene, ci vado in bicicletta. È quel che resta della meravigliosa campagna romana che turbò il cuore dei romantici tedeschi, li fece dipingere, scrivere versi, storditi e innamorati dal verde e dal sole. Una coltellata che puzza. Dopo aver ucciso la cintura prossima alla città, cementando tutto con i mostruosi quartieri di Tor di Nona e Roma Est, si passa all’attacco dell’ultimo lembo ancora intatto di Agro Romano. A pochi passi da Villa Adriana, Patrimonio dell’Umanità per l’Unesco (a rischio la denominazione), quasi sulle rive dell’Aniene, nei pressi del castello di Corcolle e soprattutto ai margini della meravigliosa tenuta di Passerano, mille ettari di verde, un polmone straordinario, l’area a più basso inquinamento luminoso di tutta la provincia romana. Ci sto proprio male. Con un po’ di intelligenza non verrebbe in mente di imbrattare così un territorio disseminato di reperti storici di importanza pazzesca: il basolato romano della via Prenestina, le strade di accesso per l’antica Praeneste, il sito archeologico di Gabi e la fuga verso meravigliosi borghi a pianta medioevale. Dove si dovrebbe imporre un vincolo e una tutela integrale paesaggistica e archeologico-culturale si organizza una megadiscarica. Bene così. E ora aspettiamoci mesi e mesi di sbancamenti, lavori senza sosta, sensi unici alternati, camion a centinaia giorno e notte, puzze di ogni genere. Il resto lo sappiamo già, non siamo nati ieri. Al degrado seguirà il degrado e, squarciata l’integrità verde dell’area, tanto varrà offrire concessioni edilizie, sanare, “andare a completamento”, cementare. Magari qualche nuova area di servizio per carburanti? Magari qualche deposito di materiali edili? E perché no una bella zona industriale con tanto di capannoni bianchi prefabbricati? Come al solito è il modello di sviluppo che non va. Se serve una nuova discarica (non dicano che è provvisoria perché niente e più definitivo di ciò che si annuncia provvisorio), la si faccia in territori già degradati. Roma se ne può fare facile vanto e ringraziare i suoi amministratori di destra e di sinistra. Firmato un uomo di sinistra. (da unita.it)
Gli aumenti record di Milano, gli esempi delle case di cura e degli esercizi commerciali.
Nelle pieghe dell'Imu è nascosta un'insidia che forse non è ancora stata messa in luce a sufficienza: la nuova imposta potrebbe portare nel tempo a un forte aumento dell'inflazione (GUARDA IL GRAFICO), perché colpisce molto duramente gli immobili di impresa e quindi i costi fissi delle aziende.
IL RECORD - A Milano - manca l'ufficialità dell'aliquota definitiva - potrebbe succedere che un negozio paghi il 243% in più rispetto all'Ici applicata lo scorso anno; solo un po' più lieve l'incremento per gli uffici, che vedranno l'esborso aumentare del 239%. Nella metropoli lombarda il balzo è così forte perché l'aliquota Ici era contenuta (lo 0,5%) ma il discorso cambia di poco a Roma, dove invece si applicava già l'aliquota massima dello 0,7%; e poco importa se chi occupa l'immobile è il proprietario e quindi deve pagare direttamente o è inquilino: in questo secondo caso aumenterà il canone.
LA CIRCOLARE - Alcuni dei dubbi sull'applicazione dell'Imu sono stati chiariti da una circolare e dalla presentazione dell'Agenzia delle entrate dal suggestivo nome «Imu semplice»: il fatto che la presentazione sia di 57 diapositive e la circolare di 64 pagine sembrerebbe contraddire la lodevole intenzione dell'Agenzia. Dalle spiegazioni giunte da Roma ci sono anche notizie positive, ad esempio quella sul trattamento fiscale delle case degli anziani ricoverati: lo Stato rinuncia alla sua quota e lascia ogni decisione ai Comuni. Resta comunque il fatto che l'imposta è complicata da calcolare e da pagare, anche per le sue modalità di versamento e rischia di riservare ancora molte sorprese. A farlo sospettare è il fatto che tra i calcoli dell'esecutivo e quelli dei Comuni c'è una differenza di 2,5 miliardi di euro sul gettito potenziale dell'imposta. Qualcuno sta sbagliando i conti.
LA MANOVRA - I contribuenti però devono decisamente fare il tifo per il governo: se infatti avessero ragione gli amministratori locali sarebbe necessaria una manovra al rialzo di un decimo di punto delle aliquote con conseguenze non indolori nemmeno per i proprietari di prima casa: infatti su un'abitazione con rendita catastale da mille euro applicare lo 0,5% anziché lo 0,4% significa dover pagare, al netto delle detrazioni e in assenza di figli, ben 168 euro in più, ovvero 640 euro anziché 472. (da corriere.it)
Su cento consensi per il Movimento 5 Stelle, 24 provengono dal Pd, 22 dal Pdl, 20 dall'astensione, 18 dalla Lega e 7 dall'Idv. Un'analisi dell'istituto Demopolis sul fenomeno elettorale dell'anno. Che oggi è attorno al 12 per cento e può arrivare fino a un tetto del 20.
La nuova legge elettorale? Bloccata. Quella per tagliare il finanziamento ai partiti? Non pervenuta. Tutte le altre riforme? Impantanate. L'azione del governo? Già finita. Da noi è il Palazzo che ci sta portando verso la Grecia. Se Atene fallisce l'Italia rischia un contagio economico ma soprattutto politico. Aumenterebbero le spinte populiste a uscire dall'euro. Con conseguenze disastrose.
I bookmaker di Londra non accettano più scommesse sull'uscita della Grecia dall'euro: viene data pressoché per certa. A rendere questa scelta inevitabile non sono tanto ragioni economiche, ma ragioni politiche. Basta citare un breve dibattito che ho avuto con un ex consulente del Fondo monetario internazionale. Alla mia richiesta di cosa avrebbe fatto se gli fosse stato attribuito il potere assoluto in Grecia, mi ha risposto che avrebbe seguito fedelmente il piano di austerità e riforme strutturali delineato da Lucas Papademos, il primo ministro tecnico uscente.
Ma quando poi gli ho chiesto che reazione avrebbe avuto se la tensione sociale avesse minacciato il suo potere, ha risposto immediatamente: "Uscirei subito dall'euro". Qui sta il dilemma. Ammesso (e non concesso) che l'austerità funzioni, ha bisogno di tempo. E la gente non può più aspettare. Con il prodotto interno lordo che si è ridotto del 17 per cento dall'inizio della crisi (e continua a scendere), la disoccupazione che è salita al 22 per cento, e più di un giovane su due senza lavoro, i greci non ce la fanno più. Quando non si manifesta in piazza, questo scontento si riflette nelle urne. Dopo la disfatta elettorale dei partiti che hanno concordato il piano di austerità, nessun leader vuole suicidarsi politicamente sostenendolo. La stragrande maggioranza dei greci non vuole uscire dall'euro, ma non vuole neppure accettare il piano di austerità. D'altra parte, il Fmi e la Banca centrale europea non possono fare concessioni sui loro prestiti, per motivi reputazionali. Lo facessero, come potrebbero non garantirle a tutti gli altri Stati debitori in difficoltà? Rimane la possibilità di ulteriori aiuti da parte della Germania. Ma questo sarebbe un suicidio per la Merkel.
In questo contesto, governare la Grecia è come far quadrare il cerchio. Non è un caso se i tentativi di formare un governo si sono esauriti in pochi giorni e i partiti sono più desiderosi di tornare al voto che di assumersi la responsabilità di governo. La Grecia oggi ricorda l'Argentina del 2001, quando i presidenti si succedevano con lo stesso ritmo. Allora finì con il default e la rottura della parità tra il pesos argentino e il dollaro. Qui finirà nello stesso modo. E poi?
L'uscita della Grecia dall'euro implica necessariamente il default dello Stato greco sul suo debito. La Grecia non è in grado di pagare i suoi debiti oggi, tanto meno sarà in grado di farlo dopo aver reintrodotto la dracma, che si svaluterà fortemente rispetto all'euro. Come nel caso dell'Argentina il default sarebbe totale. Una volta pagato il costo politico di un default, allo Stato greco conviene non pagare più nulla. Questo comporterebbe il fallimento delle banche greche, che sono imbottite di titoli di Stato. Per permettere loro di funzionare lo Stato dovrebbe indebitarsi nuovamente per sostenerle. Visto che nessuno vorrà sottoscrivere il suo debito lo farà stampando moneta. Seguirà un'elevata inflazione. Per evitare la fuga di capitali, la Grecia dovrà introdurre controlli ai movimenti di capitale e, probabilmente, anche un congelamento di parte dei depositi bancari, come fece l'Argentina. Almeno all'inizio, però, la svalutazione della dracma ridarebbe competitività alla Grecia. Anche se Atene non ha un forte settore export, una svalutazione del 40-50 per cento può fare miracoli. E se i disordini di piazza si placano la Grecia può diventare la meta turistica d'Europa.
Dal punto di vista economico la Grecia non è un Paese rilevante e questi scenari catastrofici non dovrebbero influenzare direttamente l'economia italiana. L'esposizione del sistema bancario nazionale nei confronti della Grecia è di solo 1,5 miliardi di euro. Indirettamente, però, l'Italia rischia due tipi di contagio. Il primo è un contagio psicologico. Il giorno in cui vedremo i cittadini greci fare la coda per cercare di ritirare i risparmi dalle loro banche, il panico potrebbe diffondersi anche in Italia e in altri Paesi europei a rischio. Se tutti si precipitano in banca, la corsa agli sportelli si trasforma in una profezia autorealizzantesi: a meno di un aggressivo intervento della Bce, le banche non sarebbero in grado di farvi fronte da sole. Né potrebbero gli Stati sovrani, già fortemente indebitati, intervenire in soccorso. Anzi la crisi bancaria trascinerebbe in default anche gli Stati sovrani. (leggi il resto dell'articolo di Luigi Zingales su l'espresso.it)
Il secondo turno delle elezioni in 118 Comuni. Due settimane fa alle 12 la partecipazione era al 12,8%. Si vota oggi fino alle 22 e domani dalle 7 alle 15. Urne regolarmente aperte in Emilia Romagna, nonostante il terremoto. Oltre a quelli del capoluogo ligure e della città emiliana, appuntamenti significativi anche a Palermo, dove Orlando è a un passo dalla vittoria, e all'Aquila, con Cialente che cerca la conferma. (da repubblica.it)
Alle 4.04 una fortissima scossa di terremoto ha sconvolto l'Emilia Romagna: il bilancio è di sei morti e almeno 50 feriti. I danni maggiori nel ferrarese a Sant'Agostino e Finale Emilia. Quattro operai,una donna tedesca di 37 anni e un'anziana ultracentenaria le vittime accertate al momento. Danni ingienti anche ai monumenti: tre le quattro torri della Rocca di San Felice in Panaro, nel modenese, sono crollati. Ma la paura non è finita: la terra continua a tremare con nuove scosse tra Modena, Ferrara e Rovigo. Il Pontefice questa mattina ha pregato per le vittime, mentre il presidente della repubblcia Napolitano si è complimentato con chi ha gestito l'emergenza. La notizia del terremoto ha fatto il giro del mondo,ripresa dai maggiori quotidiani e televisioni straniere. Ingenti i danni ai monumenti. «Trenta secondi di terrore» il racconto di una testimone.
Le vittime: quattro operai morti. Due operai, Nicola Cavicchi e Leonardo Ansaloni, stavano lavorando a nella fabbrica Sant'Agostino Ceramiche: sono morti schiacciati sotto il crollo del tetto. Un altro operaio è morto nel crollo di un capannone industriale a Ponte Rodoni di Bondeno (il video della fabbrica crollata). La quarta vittima, Gerardo Cesaro, 57 anni, prossimo alla pensione, è stata individuata sotto le macerie della fonderia Tecopress di Sant'Agostino. Le due donne sono morte per lo spavento: la donna tedesca a Sant'Alberto di San Pietro in Casale (Bologna), l'ultracentenaria a Sant'Agostino.
Le scosse. Il Servizio geologico degli Stati Uniti (Usgs) ha rivisto a 6 (dal precedente 5.9) la magnitudo del terremoto delle 4.04 e l'ipocentro della scossa a 5,1 km di profondità (dai precedenti 10,1). Nella stessa zona, alle 5.35 è stata registrata una replica di magnitudo 3.3 e, alle 5.44, una terza scossa di magnitudo 2.9. Nell'arco della mattinata, inoltre, sono state avvertite ulteriori scosse d'assestamento.
L'epicentro. L'epicentro 36 chilometri a nord di Bologna - dove la gente è scesa in strada per la paura, ma non si registrano danni particolari - tra le province di Modena e Ferrara. Finale Emilia, nel Modenese, e Sant'Agostino nel Ferrarese, i centri più colpiti.
Nuove scosse. Un nuovo evento sismico è stato avvertito dalla popolazione tra le province di Modena, Ferrara e Mantova, con epicentro localizzato tra i comuni di Finale Emilia (MO), Bondeno (MN) e Ficarolo (RO). L'evento sismico è stato registrato alle ore 12.59 con magnitudo 3,5. Sono in corso le verifiche da parte della Sala Situazione Italia del Dipartimento della Protezione Civile. (da ilmessaggero.it)

Un ordigno è esploso stamani alle 7.45 a Brindisi davanti all'Istituto professionale"Francesca Laura Morvillo Falcone", in via Galanti, non lontano dal Tribunale. L'esplosione ha ucciso una studentessa di 16 anni, Melissa Bassi. Un'altra, coetanea della vittima, Veronica Capodieci, è ricoverata in condizioni gravi in ospedale. Le studentesse erano appena scese da un pullman in arrivo da Mesagne. Altre tre ragazze hanno ustioni su tutto il corpo e sono in prognosi riservata, mentre un'altra non desta preoccupazione.
L'ordigno era composto da tre bombole di gas collocate su un muretto vicino a un cancello secondario della scuola. Il timer, trovato nei pressi della scuola, era bloccato, secondo indiscrezioni, sulle 7.55. L'esplosione è avvenuta però intorno alle 7.45, ovvero 10 minuti prima. «Un muro della scuola è completamente annerito e ci sono detriti ovunque. È un disastro», ha detto l'assessore regionale alla Protezione Civile, Fabiano Amati.
Una forte esplosione. «I primi a soccorrere i ragazzi feriti sono stati un docente, un collaboratore scolastico e un tecnico della scuola che si trovavano nei pressi dell'entrata. Il loro racconto è stato di una forte esplosione che ha lasciato a terra diversi studenti». A raccontarlo è Valeria Vitale, direttore amministrativo dell'istituto Morvillo Falcone. «I ragazzi sono sotto choc - racconta - e il preside si è subito recato in ospedale. L'esplosione è avvenuta nei pressi del cortile interno della scuola nelle vicinanze di alcuni cassonetti».
Il luogo dell'attentato. L'area adiacente l'ingresso della scuola è piena di detriti mentre la zona è stata transennata per almeno 200 metri. Sul luogo dell'attentato è ben visibile la macchia nera causata dall'esplosione sulla parete di recinzione della scuola. I detriti sono volati anche a decine di metri di distanza. Il fondo di una bombola di gas è volato a circa 50 metri di distanza sfiorando una Fiat Punto che stava transitando vicino alla scuola, mentre un pezzo di insegna di un esercizio commerciale è stato trovato a 250 metri di distanza. La gente che abita nelle vicinanze della scuola dice di aver sentito distintamente più botti in rapidissima successione.
L'obiettivo era la scuola. L'ordigno era appoggiato sul muretto davanti alla scuola, parzialmente occultato da un vicino cartellone pubblicitario. I dati in possesso degli investigatori, riferiscono all'Adnkronos fonti qualificate, farebbero al momento propendere per la pista mafiosa su altre ipotesi al vaglio degli inquirenti.
Il preside. «È stato fatto per uccidere: a quell'ora le ragazze entravano, proprio a quell'ora. Fosse accaduto alle 7,30 non ci sarebbe stata nessuna conseguenza», ha detto Angelo Rampino, il preside dell'Istituto professionale Morvillo-Falcone. «È stato tutto di una violenza inaudita. Preparare un botto di questo tipo può essere stato preparato solo da chi ha le conoscenze per farlo - ha aggiunto il preside, con gli occhi pieni di lacrime -. Sta per arrivare l'anniversario della morte di Falcone. La scuola è posizionata nel centro di Brindisi, a poca distanza dal tribunale e si trova in viale Aldo Moro, angolo via Galanti: è tutta una coincidenza? A me non sembra. Segnali che abbiano potuto mettere in allarme nei giorni scorsi non ce ne sono stati, la nostra è una scuola tranquilla».
Grasso: è terrorismo puro. «E' terrorismo puro» ha detto il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, che è andato nel primo pomeriggio in prefettura a Brindisi per partecipare alla riunione del Comitato per la sicurezza e l'ordine pubblico, presieduto dal prefetto, Nicola Prete, al quale partecipano i vertici delle forze dell'ordine e della magistratura. In precedenza Grasso aveva partecipato alla riunione organizzata all'Istituto Majorana dove il ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo, ha incontrato i presidi delle scuole cittadine. «L'antimafia vuol dire non solo giudici e forze di polizia, ma soprattutto cultura - ha sottolineato Grasso - La nostra forza deve essere la nostra unione». Grasso, rivolgendosi ai presidi presenti, ha detto: «Il mio lavoro senza il vostro non vale nulla».
Procuratore antimafia di Lecce: potrebbe non essere mafia. Investigatori al lavoro per capire chi abbia potuto mettere l'ordigno. A Brindisi è arrivato anche il procuratore della distrettuale antimafia di Lecce, Cataldo Motta, per tenere in procura il vertice con le forze di polizia. «Potrebbe non essere una organizzazione mafiosa ad aver compiuto l'attentato - ha detto Motta - Le organizzazioni mafiose locali sono alla ricerca di un consenso sociale. Sarebbe un atto in controtendenza perché sicuramente aliena qualsiasi simpatia nei confronti di chi lo ha commesso». Motta ha aggiunto di non credere che l'obiettivo vero dell'attentato fosse il palazzo di giustizia di Brindisi, distante poche decine di metri dal luogo dell'attentato, e che l'obiettivo fosse invece proprio la scuola.
«Nessuna rivendicazione, ipotesi terrorismo internazionale non accreditabile». «Troppe coincidenze - ha detto Motta - potrebbero essere solo tali. Bisogna comunque chiedersi a chi interessa e chi se ne avvantaggia. In genere gli atti terroristici vengono rivendicati, qui rivendicazioni non ce ne sono. La pista del terrorismo internazionale è un'ipotesi non accreditabile sulla base di elementi oggettivi. Sino a quando non abbiamo degli elementi che consentano una lettura tranquilla, io mi asterrei da valutazioni che possano creare ulteriore allarme».
Monti: fermezza e coesione. Il premier Mario Monti ha parlato con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano assicurandogli che il governo intende operare con fermezza e determinazione nel contrasto ad ogni tipo di criminalità e favorire la massima coesione di tutte le forze politiche e sociali per prevenire il ritorno nel nostro Paese di tentazioni eversive.
Cancellieri: fatto anomalo e complesso. L'attentato di Brindisi è «un fatto anomalo e complesso che desta grande preoccupazione, oltre che grande dolore perché ha colpito giovani vite. Potremo dire qualcosa in più quando avremo individuato uno o due filoni d'indagine», ha detto il ministro dell'Interno a Sky Tg24, aggiungendo che però nel formulare ipotesi sull'attentato avvenuto a Brindisi bisogna essere «prudenti e molto equilibrati. La tipologia dell'attentato non è tipica delle stragi di mafia». Di certo, aggiunge il ministro, «colpisce che sia stato presa di mira una scuola intestata a Morvillo Falcone» nel ventennale della strage di Capaci. Cancellieri, intanto, ha inviato a Brindisi il vicecapo della polizia, prefetto Francesco Cirillo. Il ministro riferirà in Aula, al Senato, nella seduta di marted 22 maggio, alle ore 16,30, sull'attentato di Brindisi.
Il sindaco: attentato mafia? troppe coincidenze. «Ci sono troppe coincidenze in questa vicenda... Mi auguro che siano solo tali, anche se in questo momento la nostra unica preoccupazione è quella dei ragazzi», ha detto a caldo il sindaco di Brindisi, Mimmo Consales, rispondendo ad una domanda sulla possibile matrice mafiosa dell'attentato. Successivamente tuttavia il sindaco ha affermato che le modalità dell'attentato non sono quelle della criminalità organizzata e nemmeno quelle della Sacra corona unita. Le "coincidenze" citate dal sindaco riguardano l'arrivo previsto oggi a Brindisi della Carovana antimafie e il fatto che l'attentato sia avvenuto a qualche giorno dal ventesimo anniversario della strage di Capaci davanti a un istituto intitolato a Francesca Morvillo e a Giovanni Falcone.
La "culla" della Sacra corona unita. Nel territorio brindisino, in particolare quello di Mesagne, cittadina che è stata la "culla" della "Sacra corona unita". A Mesagne, la notte tra il 4 e 5 maggio era stata danneggiata da una bomba la macchina del presidente dell'associazione antiracket della cittadina in provincia di Brindisi. Il 9 era stata effettuata un'operazione contro i clan che ha smantellato un'organizzazione mafiosa legata alla Sacra Corona Unita. L'operazione portò all'arresto di 16 persone per associazione mafiosa, estorsione e droga.
Per oggi nel Brindisino è atteso l'arrivo della Carovana Antimafia. La scuola dove è esploso l'ordigno è intitolata alla moglie del giudice Giovanni Falcone, ucciso in un attentato sull'autostrada che porta a Palermo dall'aeroporto venti anni fa, il 23 maggio 1992. Insieme al magistrato persero la vita anche la mogie e tre agenti di scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
Il capo della polizia Antonio Manganelli, d'intesa con il ministro Cancellieri, ha poi inviato a Brindisi oltre al direttore centrale della polizia criminale anche i vertici del servizio centrale operativo che affiancheranno un pool di investigatori già presente sul posto. «Non daremo loro tregua. Li prenderemo e si pentiranno di questa nefandezza», ha detto Manganelli.
Manganelli: pista passionale inverosimile. La pista passionale, ossia la possibile reazione di un innamorato respinto da una delle studentesse dell'istituto, all'origine dell'attentato di Brindisi «mi sembra poco verosimile», ha poi detto a Sky Tg24 il Capo della Polizia. «Mi pare - ha proseguito commentando una delle voci che stanno emergendo in queste ore - una vicenda un po' troppo strutturata per essere ricondotta a un fatto soltanto emotivo. Comunque non daremo tregua a chi ha compiuto questo atto criminale». (da ilmessaggero.it)
Agnese Codignola per "l'Espresso"
Gli italiani mangiano sempre meno carne, soprattutto rossa, di manzo. Colpa della crisi, certo, e poi dell'aumentata consapevolezza dei pesanti costi ambientali degli allevamenti, e dei possibili danni alla salute derivanti da un consumo che ecceda le due porzioni settimanali. Ma forse non solo. Forse la colpa va attribuita anche alla mucca pazza, ai polli ripieni di antibiotici, alle uova e ai maiali tedeschi e irlandesi alla diossina, agli hamburger americani con salmonella incorporata, e a molti altri casi che hanno suggerito che quelle fettine così rosee, quei polli tutti uguali e così economici, quei salumi dall'aspetto invitante nascondano in realtà sostanze chimiche, magari non sempre salubri.
PROCESSO ALLA CARNE SOSTANZE ILLEGALI SPESSO PRESENTI NEI CIBI
Eppure, le norme per la produzione di carni e insaccati sono molto severe, così come i sistemi di allerta, che mostrano di funzionare abbastanza bene, se è vero che le crisi verificatesi negli ultimi anni nei singoli Paesi non si sono allargate ad altri membri di un mercato sempre più globale. Ma se le autorità vigilano, a inquietare i consumatori restano le notizie su adulterazioni e contaminazioni. Vediamo i punti più critici.
PRIMA CHE SIA BISTECCA
La bistecca, così come la si acquista, deve essere "pulita". Come spiega François Tomei, direttore generale di Assocarni: "La legge prescrive che dal macello fino al punto vendita vengano mantenuti i quattro gradi per la carne fresca e i due gradi per quella macinata, e basta". Non sono dunque ammessi né conservanti né tantomeno coloranti o altro. Ma cosa accade prima del macello? Le maggiori preoccupazioni riguardano i mangimi come l'eventuale somministrazione di farmaci e ormoni.
Pratiche vietate, come ricorda lo stesso Tomei: "I mangimi sono sempre di origine vegetale: la somministrazione di proteine animali è vietata in Europa da più di dieci anni. Da noi i controlli sui mangimi funzionano, come dimostra il fatto che tutti gli scandali che si sono susseguiti negli ultimi anni non hanno mai coinvolto animali allevati in Italia". Anche i farmaci non dovrebbero essere dati se non in caso di necessità, come chiarisce ancora Tomei: "Sono somministrati solo sotto stretto controllo del veterinario, che deve annotare quanto prescritto in un registro specifico e attendere un periodo fissato prima dell'invio dell'animale al macello, per garantire che i residui del farmaco siano scomparsi.
E anche in sede di macellazione ci sono controlli: qualora siano rinvenuti residui di farmaci, l'animale è subito escluso, e qualora siano trovate sostanze illecite scatta la segnalazione alle autorità giudiziarie". E per quanto riguarda l'import: arrivano in Italia 400 mila tonnellate di carni bovine all'anno quasi esclusivamente dai Paesi dell'Ue e quindi sottoposte alle stesse norme igienico-sanitarie applicate da noi.
Ma basta un numero a inquinare questa agiografia della fettina. Mentre le percentuali di capi anomali riscontrati dai controlli standard si aggirano attorno allo 0,1-0,2 per cento, quando si vanno a fare studi specifici molti più animali sono fuori norma, tra il 20 e il 40 per cento. Le ragioni le spiega Elena Bozzetta, ricercatrice del laboratorio di SC Istopatologia e Test Rapidi dell'Istituto zooprofilattico del Piemonte, Valle d'Aosta e Liguria:
"Ci sono almeno due ordini di problemi. Il primo è che gli allevatori disonesti hanno imparato ad assortire piccolissime quantità di molte sostanze diverse, a volte decine, tra le quali ormoni, antidiabetici, antibiotici, e altro ancora, e questo rende molto difficile identificarle, anche perché alcune di esse come certi ormoni spariscono dopo poche ore, ed è pertanto sufficiente sospenderli un paio di giorni prima della macellazione per non trovarne più traccia. E poi dobbiamo ammettere che i controlli ufficiali vanno alla ricerca solo di singole sostanze e oggi non sono più adeguati".
Per scovare le adulterazioni, però, l'Istituto, insieme con il Centro di Orbassano nato per studiare il doping degli atleti delle Olimpiadi invernali del 2006 e riconvertitosi a questo genere di analisi, ha messo a punto un metodo sempre più usato in Italia e in attesa di un riconoscimento ufficiale a livello europeo. Spiega ancora Bozzetta: "Per capire se un animale è stato trattato con ormoni e farmaci che ne accelerano lo sviluppo si deve fare l'analisi istologica di tessuti come quelli mammari, del timo, della prostata. Se un vitello ha un tessuto da adulto è evidente che qualcosa non va".
Applicando questo metodo a un campione di 200 capi, i ricercatori piemontesi hanno trovato anomalie in più di un animale su tre. "In Italia il metodo è riconosciuto dal ministero", aggiunge Bozzetta: "Ma fino a quando non sarà recepito a livello europeo non potrà portare al sequestro dei capi anomali". Ci sono alcuni gruppi italiani come la Coop che eseguono questi test in proprio, per fornire al consumatore carni certificate, e lo stesso fanno alcuni gruppi emiliani che allevano animali da latte per il parmigiano.
POLLI E SALMONELLE
L'ultimo allarme è del 5 aprile scorso e arriva dalla Germania: uova (biologiche) alla diossina e Pcb. Ma già nel 2011 gli allevatori della signora Merkel avevano dovuto uccidere oltre 10 mila tra polli e tacchini, contaminati da diossina, e chiudere quasi 5 mila aziende. La stessa sostanza, peraltro, era stata rinvenuta un anno prima in Francia e in Polonia. Ma che cosa ci fa la diossina nel pollo, e come ci arriva? La colpa è degli oli vegetali usati per i mangimi, che troppo spesso vengono lavorati in stabilimenti non adatti, che producono oli anche per usi industriali.
L'Europa preme da tempo per normative più stringenti, ma nel frattempo l'Italia per prima ha varato, il 15 marzo scorso, un nuovo regolamento che stabilisce come devono essere assemblati e trasportati i mangimi (in maniera separata da altri oli), e predispone un sistema di monitoraggio più stringente.
Tutto dovrebbe rassicurare il consumatore italiano. Anche perché, spiega Aldo Muraro, presidente dell'Unione Nazionale Avicoltura, "in genere, il produttore fa tutto, dall'assortimento dei mangimi alla macellazione, e questo riduce molto le possibilità di contaminazioni e incidenti". Ma il vero rischio nel pollo sono le contaminazioni batteriche, per esempio da campylobacter (in aumento, e secondo l'Efsa presenti nel 75 per cento degli allevamenti italiani) e salmonelle (in diminuzione, secondo l'Efsa presenti nel 15 per cento dei pollai). Sono infezioni che, ammette Muraro, non potranno mai essere del tutto assenti. La buona notizia è che la cottura uccide entrambi gli agenti infettivi.
GUARDA COSA C'È NEL PANINO
Per fare gli insaccati ci vogliono la carne di maiale, il sale e le giuste condizioni di temperatura e umidità, ma anche parecchio altro, se non si vuole offrire al consumatore una massa grigiastra dal gusto discutibile. E l'elenco comprende esaltanti del sapore e del colore, conservanti, addensanti, antimicrobici, spezie e altro.
Per capire che cosa viene offerto oggi al consumatore, nel 2011 l'Istituto per la valorizzazione dei salumi italiani insieme ad altre associazioni di produttori ha commissionato all'Inran uno studio dal risultato sorprendente.
Come sottolinea Davide Calderone, direttore di Assica (Associazione degli industriali delle carni e dei salumi): "Dal 1993 a oggi i grassi sono diminuiti, ed è migliorata la loro qualità, soprattutto negli insaccati cotti (zamponi, cotechino, mortadella, prosciutto cotto): gli acidi grassi saturi sono diminuiti fino a quasi il 40 per cento, quelli insaturi sono passati dal 30 a oltre il 60 per cento dei grassi totali. Inoltre il contenuto di sale è diminuito in una percentuale che va dal 4 della coppa fino a oltre il 45 per cento del cotto".
PROCESSO ALLA CARNE LE SOSTANZE CHE POSSONO ESSERE CONTENUTE NEGLI INSACCATI
Il merito è dei mangimi per i suini a base di mais, orzo e soia, che hanno modificato la composizione delle carni di partenza, e delle nuove tecnologie applicate alle lavorazioni e alle stagionature. Anche gli ingredienti più delicati, i nitriti e i nitrati, mostrano oggi un profilo di sicurezza migliore.
Innanzitutto rassicura il fatto che i nitriti sono quasi scomparsi: sono cause di tumori del tratto digerente e, in particolare, dello stomaco, perché in ambiente acido (come è quello dello stomaco) possono formare le nitrosammine, cancerogene. I nitrati di per sé sono innocui, anche se possono trasformarsi in nitriti. Nei salumi vengono aggiunti perché sono ottimi conservanti, conferiscono il colore rosa (che altrimenti sarebbe grigio) e aiutano a tenere lontani germi quali quello del botulino, molto pericolosi.
La materia è scivolosa: l'alert del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro (Wcrf) consiglia di evitare il consumo di salumi, perché non esisterebbe una dose di totale sicurezza; dall'altra parte c'è il fatto che nessuno riesce a quantificare il rischio né a delinearne i profili biologici.
Gli amanti dei salumi, poi, ricordano che ci sono alimenti anche vegetali che contengono molti nitrati in più degli insaccati, e che essi vengono aggiunti sempre con la vitamina C, che serve a evitare che si trasformino in nitriti: per esempio, mangiare 1 chilo di salume conservato con nitrati e vitamina C equivale a mangiare 100 grammi di bietole.
Stando poi alle denunce e ai sequestri, le sofisticazioni sembrano assai rare: i problemi nascono per lo più da aggiunte eccessive di additivi, da vendite di prodotti scaduti, contaminati da muffe, acari e batteri, o con peso contraffatto o privi della obbligatoria tracciabilità. Ma la quadratura del cerchio, in questo come nella maggior parte dei dubbi alimentari, potrebbe risiedere nella noiosa quanto salvifica massima: consumare con cautela.
Matteo Persivale per il "Corriere della Sera"
LA REGINA DELLA DISCO MUSIC DONNA SUMMER
PRIMO PIANO DI DONNA SUMMER
«La rivoluzione non sarà trasmessa in tv», diceva Gil Scott-Heron, il Che Guevara della musica dei neri. Di sicuro la rivoluzione della notte - quella delle feste fino all'alba, del ballo scatenato, del sesso a prima vista - fu trasmessa nelle discoteche, grazie anche alla musica di Donna Summer.
La regina della disco, degli anni rivoluzionari da febbre del sabato sera tra il crepuscolo dei 70 e l'alba degli 80, gli anni dello Studio 54 dove andavano gli artisti (Andy Warhol), gli scrittori (Truman Capote), gli stilisti (Fiorucci, Halston, Diane Von Furstenberg) e eserciti di ragazzi anonimi (alcuni dei quali sarebbero diventati famosi come una cameriera del Michigan tale Madonna Louise Ciccone, il ragazzaccio texano Tom Ford futuro stilista).
LA REGINA DELLA DISCO MUSIC DONNA SUMMER
DONNA SUMMER
Tutti a ballare mentre Donna Summer cantava e ansimava, musica che faceva scandalo e che ha partorito - letteralmente: hanno preso in prestito da lei pezzi di canzoni tutti gli artisti dance e i dj, da Madonna e Kylie Minogue a Moby e David Guetta - quella delle discoteche di oggi. Anche se i ragazzi che non hanno mai visto un mondo senza telefonini non lo sanno, quando vanno in discoteca lo fanno in non piccola parte grazie a Donna Summer e a quell'epoca irripetibile.
Certo dopo quel pazzo, interminabile sabato sera in discoteca arrivò l'alba degli anni 80, l'Aids a falciare tanti protagonisti di quella rivoluzione di camicie aperte, luci stroboscopiche, lustrini e libertà che ha cambiato per sempre le nostre notti, i nostri vestiti e le regole dell'attrazione.
La controrivoluzione (reaganiana) era cominciata, la signora Summer «cristiana rinata» con bonus di dichiarazioni spietatamente omofobe (poi smentite) che le alienarono tanti fan che l'avevano eletta a icona. E anche se la regina non c'è più le notizie sulla morte della disco restano premature, nessuna «Last Dance», neanche per i ragazzi che non sanno che, quando a bordo pista dicono «balla con me», fanno una citazione di Donna Summer.
DONNA SUMMER E MICHAEL JACKSON
2 - ULTIMO GIRO DI DISCO
Andrea Scanzi per il "Fatto quotidiano"
Quando una regina muore, i sudditi solitamente piangono. Quando però ad andarsene è la regina della disco music, il genere più ostentatamente frivolo, il cordoglio sembra quasi fuoriluogo. Così, quando ieri pomeriggio si è sparsa la voce che Donna Summer era morta, la Rete è stata invasa da commenti perlopiù ironici. Un po' per sdrammatizzare e un po' per non andare fuori tema. Cose tipo: "È morta Donna Summer. In tutte le discoteche i trenini saranno listati a lutto" (Nicola Brunialti).
DONNA SUMMER E BARBARA STREISAND
Cinguettii allegri per una morte annunciata. Donna Summer, vero nome La-Donna Andre Gaines, era da tempo malata di cancro. Il peggioramento nelle ultime due settimane. Aveva 63 anni e se n'è andata in Florida, dove stava comunque lavorando al nuovo disco. Nata il 31 dicembre 1948 a Boston, i successi maggiori con la produzione di Giorgio Moroder, il mago di Ortisei che spinse i sintetizzatori verso territori inesplorati (e non sempre indimenticabili), premio Oscar per Fuga di Mezzanotte, Flashdance e Top Gun. Il sito italiano di Donna Summer, che sin dalla homepage si vanta di essere "il più importante sito europeo" a lei dedicato, ancora ieri rispondeva alle critiche trasversali: "Icona per inguaribili nostalgici?
DONNA SUMMER DURANTE UNESIBIZIONE
Diva della musica da discoteca? Sex symbol del passato? Donna Summer è molto di più". Probabile, però poche star sono indissolubilmente legate a un preciso momento storico come lei. Gli anni Settanta, soprattutto. Febbri allegre del sabato sera e un John Travolta non ancora sporcato (e migliorato) da Quentin Tarantino. È vero che Donna Summer non si è fermata alla disco.
Cantava prima che quel genere esplodesse, ha continuato quando lo ha visto sgonfiarsi tra derive kitsch e obbrobri iper-elettronici. Ha vinto Grammy (cinque) praticamente in ogni categoria, spaziando dal gospel al rock e tenendo ben presente l'R&B. Il grande amore. La critica, e questo è abbastanza inusuale per una icona disco, ne ha sempre avuto rispetto. Intuendo che nella sua voce, e nella sua parabola, c'era molto più dell'effimero.
Eppure la sua fama è legata principalmente a pochi brani: Hot Stuff, Last Dance, I Feel Love, Bad Girls. Canzoncine vagamente peccaminose con retrogusto ridanciano, ben cantate e meglio prodotte. Successi oceanici che hanno oscurato le ambizioni più autoriali della Summer (il cognome è l'anglicizzazione del cognome del primo marito, Helmut Sommer).
Ad esempio la fissazione curiosa, e molto poco commerciale, per le canzoni lunghe. Tracce di 17 minuti (Love To Love You Baby) e suite coraggiose (MacArthur Park Suite) che cozzano con la sua cristallizzazione di "voce da singolo". La fase discendente cominciò a inizio Ottanta, quando la Summer firmò per la Geffen e - su imposizione della casa discografica - lasciò Moroder per Quincy Jones.
Un'ultima manciata di hit (The Woman In Me, State of Indipendence) e sonorità che si ritiene seminali per la nascente new age. Amava i duetti: Con Barbra Streisand, Liza Minnelli, Andrea Bocelli. Un rigurgito di successo alla fine dei Novanta, il tributo delle presunte eredi (Beyoncè, Madonna). Più di cento milioni di copie vendute, dal 2004 nella Dance Music Hall of Fame con Bee Gees e Barry White.
Compagni di ventura mercantile e (spesso) sventura qualitativa. Quattro anni fa incise The Queen is back. La Regina era tornata, o così credeva, ma per poco e non tutti se ne accorsero. Bella e sensuale, è stata discretamente scalfita da una polemica sgradevole, quando disse - o le fecero dire - che disprezzava la comunità gay. Probabilmente non era vero, di sicuro cercò da quel momento di dimostrare in ogni modo il contrario. Grande amica di Michael Jackson, Regina della Disco e Re del Pop. Nella sua autobiografia, nove anni fa, si definiva a partire dal titolo "Ordinary Girl".
COPERTINA DEL SINGOLO DI DONNA SUMMER I FEEL LOVE jpeg
Ragazza qualsiasi. Tentativo chiaro di abbattere un mito che non gradiva. "Avere successo è solo lavoro in più". Gli inizi in Germania ("Un momento di grande confusione, era molto stressante"). La depressione parallela alle classifiche scalate. "Pensai di suicidarmi. Mi stavo buttando giù (dalla finestra di un hotel). Non lo avevo programmato. L'avevo deciso in quel momento". Il secondo matrimonio, i figli, la carriera sullo sfondo. "Nessuno vuole che ti fermi, sei una macchina fabbrica soldi". Un'idea vaga di serenità e nessuna voglia di tornare al tempo in cui faceva ballare il mondo. E la prima a non divertirsi era lei.
Vai su un forum in Rete e fai una domanda: "Ma mi consigliate questo trattamento estetico?". La risposta arriva subito: "Sì, non ha controindicazioni, io l'ho fatto presso il dottor Tal dei Tali e mi sono trovata benissimo". Ma come essere sicuri che a rispondere sia stato un vero cliente e non la segretaria del medico o un'agenzia specializzata, pagata per questo scopo?
Idem se cerchiamo un albergo su Booking.com, un ristorante su Tripadvisor o se chiediamo un parere su un prodotto qualsiasi: lo zampino dei falsi commenti, prezzolati, ci può essere sempre. È un fenomeno - illegale, beninteso - noto come "crowdturfing" e rischia di inquinare la libera espressione sul Web: negli Usa il problema è emerso con forza di recente, mentre in Italia finora è stato poco studiato. Ma è ben presente anche da noi, in tante forme.
"Lavoravo in una piccola agenzia milanese dove si faceva crowdturfing per aziende di ogni tipo. Di solito veniva affidato a stagisti pagati con il rimborso spese, i quali facevano circa dieci commenti fasulli al giorno, assumendo diverse identità", racconta Giulia Garofalo, ragusana, 25 anni. Giulia, colpita da quell'esperienza, al fenomeno ha dedicato la sua tesi di laurea. C'è un lieto fine perché ora lavora per un'agenzia affiliata al Womma, l'organizzazione Usa per il marketing etico. Ma prima ne ha viste di ogni tipo: "Soprattutto consigli fasulli di prodotti estetici o addirittura di interventi di chirurgia estetica per il seno. O su prodotti bancari".
Riguarda il lifting facciale uno dei casi più noti di crowdturfing: nel 2009 l'americana Lifelift Style era stata inondata di commenti negativi (addirittura una donna parlava di "orribili cicatrici") dopo il trattamento Lifelift. Così l'azienda ha pensato bene di reagire chiedendo ai dipendenti di pubblicare finti commenti positivi. Ma è stata scoperta e multata per 300 mila dollari dalla procura di New York, per pubblicità ingannevole. Anche il Parlamento e la Commissione europei giudicano illegale il crowdturfing (pubblicità ingannevole e concorrenza sleale).
Del 2009 è anche il caso di Belkin. Pagava gli utenti, reclutati con un annuncio, 65 cent per ogni commento positivo fasullo pubblicato su Amazon. Si sono rivolte ad agenzie, invece, Samsung e Walmart. La prima, nel 2010, ha fatto pubblicare commenti positivi in alcuni forum svedesi sui suoi apparecchi tivù . La catena di negozi Usa, invece, nel 2006 ha fatto creare dall'agenzia Edelman due blog spacciandoli per indipendenti. Più recente il caso di Orangina (Francia), la cui pagina di Facebook, a febbraio, si è popolata di tantissimi fan sospetti. Facebook ha dichiarato che circa il 5-6 per cento dei profili registrati potrebbero essere fasulli e che li cancella non appena li scopre.
Il fenomeno sembra endemico nei siti di recensioni, come Tripadvisor, dove sarebbe fasullo il 10 per cento dei commenti totali, secondo una ricerca realizzata alla fine del 2011 da Kwik Chex.com (un'azienda specializzata nell'analisi della reputazione on line).
Capita anche che alberghi o ristoranti inventino giudizi negativi sui concorrenti. La Federalberghi (associazione degli albergatori italiani) combatte da tempo contro Tripadvisor, finita peraltro nel mirino dell'autorità francesi e britanniche al pari di altri siti, come Expedia e Hotels.com. Tutti e tre sono stati condannati dal Tribunale di Parigi a pagare una multa di 430 mila euro al sindacato di ristoratori e albergatori, a fine 2011.
Il crowdturfing in senso stretto, però, è un'attività ben più sistematica di quelle fatte da pochi dipendenti o da un'agenzia. Si avvale di un esercito di persone sottopagate, via Internet. Nel gergo del marketing, infatti, la creazione di
consenso a tavolino si chiama "astroturfing" (dal nome di un'erba artificiale). Da qui è stato coniato il termine crowdturfing, dove gli interventi fasulli sono fatti da una folla ("crowd", in inglese).
Si avvale delle piattaforme a cui gli utenti Internet possono iscriversi e ottenere così qualche lavoretto veloce. Tipo tradurre una frase, catalogare un'immagine, inserire dati in un archivio. O, appunto, scrivere commenti su commissione.
In alcuni casi il crowdturfing arriva a toccare il 90-95 per cento dei contenuti (ad esempio, sul sito americano ShortTask e su quello cinese Zhubajie ). La quota scende al 12 per cento per la piattaforma Mechanical Turk di Amazon. Ma Amazon ha combattuto questa pratica dopo che era giunta al 40 per cento di quota. Lo studio ha rivelato anche che le aziende pagano poche decine di centesimi di dollaro per ogni commento fasullo e quindi spesso si avvalgono della manodopera a basso prezzo dei Paesi poveri.
In Italia non si arriva a questi livelli, ma la crisi e la disoccupazione giovanile stanno facendo il gioco delle aziende sleali: "Non ne vado fiero. Ma era un anno che non lavoravo, ero appena entrato in un service editoriale e quella sottospecie di truffa digitale era il prezzo da pagare per avere una minima chance di pubblicare anche qualche articolo serio", scrive il giovane giornalista Fabio Deotto su web-target.com. Per qualche mese ha pubblicato commenti, con vari profili fasulli, sul forum di un noto sito di fitness maschile, per animare la discussione.
"Conosco bene il fenomeno: mi arrivano tanti giovani che nel loro curriculum hanno esperienze di questo tipo", dice Diego Biasi, fondatore dell'agenzia di comunicazione Business Press e docente alla Iulm di Milano: "Ma è un'attività scorretta e io lo dico sempre ai miei studenti".
In Italia il crowdturfing può attecchire bene anche sui siti e i profili social dei politici. È difficile distinguere però, in questo caso, le falsità prezzolate dalla militanza. Ma qualche dubbio può ben venire vedendo come molti politici sono riusciti a far impennare di colpo i propri followers su Twitter e i "mi piace" su Facebook. Buona parte delle ultime migliaia di supporter è sospetta, poiché si tratta di utenti che non hanno fatto altre attività su Internet. È noto che c'è un mercato di followers e di "mi piace", venduti da agenzie che sfruttano account fasulli.
"Ma il crowdturfing aveva più senso in passato, quando regnavano forum e newsgroup con commenti anonimi", sostiene Gianluca Diegoli, esperto di marketing digitale (autore di "Vendere Online", edito dal Sole24Ore): "Molto meno adesso, poiché nei social network i finti profili sono facilmente smascherabili. Non hanno storia, non hanno reputazione, non hanno rete sociale che garantisca per loro", continua.
Concorda Mafe De Baggis, esperta di social media marketing :"Fingersi clienti è difficile e oneroso. Il crowdturfing attecchisce meglio sui siti di recensioni, dove non c'è interazione tra gli utenti". Aggiunge Mario Lupi, tra i primi a occuparsi di marketing digitale in Italia:"Ogni volta che un'azienda mi chiede di fare queste cose, spiego che è un suicidio: se si viene scoperti si perde la credibilità".
D'altra parte il problema è reale, se ad aprile anche Google ha finanziato un gruppo di ricerca, dell'University of Illinois, che sta sviluppando un sistema automatico per riconoscere i commenti falsi da quelli autentici dei consumatori.
"Stiamo passando dalla fase in cui prendevamo come disinteressati tutti i commenti e i giudizi degli utenti Internet a quella in cui dovremo invece imparare a filtrarli e analizzarli", conferma Giovanni Boccia Artieri, docente di Sociologia dei new media all'Università di Urbino."Prima di credere e, soprattutto, rilanciare un messaggio letto sul Web dovremo fare ricerche incrociate, sull'autore e sui contenuti. E dovremo curare le nostre reti sociali: includervi solo coloro che riteniamo affidabili e così ridurre il rischio di leggere notizie infondate", aggiunge.
"A volte basta una ricerca su Google per smascherare un falso utente: si vedrà che ha scritto sempre e solo commenti positivi su una certa azienda", consiglia Marco Massarotto, fondatore dell'agenzia di comunicazione digitale Hagakure.
Insomma, bisogna cominciare a vivere i nuovi media in modo consapevole e verrà un giorno in cui lo si imparerà a scuola. È il tema anche di "Net Smart", l'ultimo libro del guru americano dei nuovi media Howard Rheingold. L'idea di fondo è che le nuove opportunità date da Internet - libertà di espressione e di accesso all'informazione - comportano nuove responsabilità diffuse: per non farci trarre in inganno ma anche per contribuire a un ecosistema mediatico non inquinato. n
COLTI IN FLAGRANTE...
LIFELIFT STYLE
Il suo trattamento di chirurgia estetica era sommerso da una valanga di commenti negativi. Così quest'azienda americana ha chiesto ai dipendenti di fingersi clienti molto soddisfatti, sui forum. La procura di New York l'ha multata di 300 mila dollari.
BELKIN
Questo produttore americano di elettronica di consumo è stato costretto a scusarsi dopo essere stato scoperto, nel 2009: offriva soldi agli utenti in cambio di recensioni positive su Amazon (65 cent a commento). Li reclutava con un annuncio sulla piattaforma Mechanical Turk.
WAL-MART
È uno dei più noti e primi casi di azienda che ha preso in giro gli utenti con due blog fasulli. Li ha fatti creare da un'agenzia spacciandoli come indipendenti (come se fossero creati da normali clienti), nel 2006.
ORANGINA
A febbraio la pagina di Facebook di Orangina è stata inondata da utenti entusiasti per questa bevanda. Molti dei quali però sono risultati sospetti perché non avevano fatto altre attività Internet e avevano profili molto scarni. Orangina ha riconosciuto che molti utenti erano fasulli ma si è dichiarata estranea alla vicenda.
SAMSUNG
Nel 2010 Samsung e la sua agenzia Viral Company, in Svezia, sono state accusate di aver fatto una campagna Web con utenti fasulli, per promuovere una nuova gamma di televisori. Hanno invaso forum di ogni tipo ma sono stati scoperti da un blogger svedese.
TRIPADVISOR, EXPEDIA, BOOKING.COM
Una parte delle recensioni su ristoranti e alberghi che appaiono su questi tre siti sono fasulle. Spesso spedite su mandato di concorrenti delle aziende recensite, per screditarle.
Alessandro Longo per "l'Espresso"
Le falsità del governo Monti sull'IMU: parlano del 30% delle famiglie esenti, con una imposta media da versare di circa 200 euro. Ma facendo i conti su un appartamento medio-piccolo del valore catastale di 800 euro, l'imposta da pagare, sottratti i 200 euro di detrazione familiare, è di 337 euro. Il calcolo è fatto con l'aliquota del 4 per mille, ma tenendo presente che molti comuni aumenteranno l'aliquota, l'importo aumenta: a Roma è del 5 per mille e l'importo da pagare passa a 472 euro....!! Come li fanno i calcoli i tecnici ben pagati di Monti? Volete sapere quanto bisogna pagare se la rendita catastale della prima casa è di appena 300 euro con l'aliquota di base del 4 per mille? con la detrazione bisogna pagare 2 euro. Ma quale appartamento ha una rendita così bassa? solo se ha una superficie di circa 30 mq. |







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