capture 021 01072020 113014I giudici provano a difendersi. Lo scoop de Il Riformista ha fatto rumore: Silvio Berlusconi vittima di un golpe giudiziario. E ora ci sono le prove. Nella serata di ieri, lunedì, sono state rese note le intercettazioni. Il direttore del quotidiano, Piero Sansonetti, ha partecipato alla puntata di Quarta Repubblica, che ha mandato in onda un servizio in cui il magistrato, Amedeo Franco, ora scomparso, diceva: "Berlusconi deve essere condannato a priori perché è un mascalzone! Questa è la realtà, a mio parere è stato trattato ingiustamente e ha subito una grave ingiustizia. L’impressione che tutta questa vicenda sia stata guidata dall’alto".

Boom. Un rumore assordante, come un albero millenario che cade durante una tempesta. Il centrodestra unito ha gridato allo scandalo con Forza Italia impegnata in primo piano per richiedere la configurazione di una commissione parlamentare d’inchiesta su questi fatti. Ora, a quasi 24 ore, arrivano le scuse o meglio la difesa della Corte di Cassazione, protagonista nell’estate del 2013, della sentenza di condanna a Berlusconi per frode fiscale.

"La motivazione della sentenza è stata sottoscritta da tutti e cinque i magistrati componenti del collegio, quali co-estensori della decisione", precisa in una nota la Cassazione, ripercorrendo le tappe del processo Mediaset, che nel 2013 si concluse con la condanna a quattro anni all’ex presidente del Consiglio. "Non risulta che il consigliere Amedeo Franco abbia formalizzato alcuna nota di dissenso".

L’assegnazione del fascicolo del processo Mediaset alla sezione feriale avvenne nel pieno rispetto del giudice naturale precostituito per legge."I ricorsi - si legge nella nota della Suprema Corte - vennero iscritti presso la cancelleria centrale della Corte il 9.7.2013, dopo l’arrivo del relativo carteggio dalla Corte di appello di Milano che in data 8.5.2013 aveva pronunciato la sentenza oggetto di impugnazione". Quindi, "in ragione della rilevata urgenza dovuta all’imminente scadenza del termine di prescrizione dei reati durante il periodo feriale - ricorda la Corte - il processo, in ossequio alle previsioni di cui alla legge n. 742 del 1969 e alle relative previsioni tabellari, venne assegnato alla sezione feriale. E quindi a un collegio già costituito in data anteriore all’arrivo del fascicolo alla Corte di Cassazione".

 

Interviene sul punto anche l’Anm. I magistrati fanno quadrato. "Affermazioni gravissime che non soltanto attribuiscono gravi reati ai giudici autori della sentenza, ma attaccano violentemente e irresponsabilmente la Suprema Corte di Cassazione, pilastro della giurisdizione della Repubblica, e l’intero ordine giudiziario, accreditato come gruppo che opera fuori dalla legalita". La Giunta dell’Anm parla degli articoli di stampa e servizi televisivi che "hanno oggi fornito all’opinione pubblica una ricostruzione della vicenda processuale, sfociata nella condanna dell’allora senatore Berlusconi, basata su gravi e plurime distorsioni di dati di fatto, oltre che sull’utilizzo della registrazione delle presunte dichiarazioni di un ex magistrato, nel frattempo deceduto".

"Alterando evidenti dati della realtà (la prescrizione era imminente, dal che l’assegnazione del processo alla sezione feriale. La decisione fu unanime e sottoscritta anche dal giudice poi intervistato, come risulta dal comunicato della Corte) - osservano i vertici dell’Anm - si attribuisce alla Corte di Cassazione e alla Magistratura intera un preordinato disegno di persecuzione di un imputato, disegno coerente con ordini superiori, individuati da taluno, in modo del tutto arbitrario, nella regia di componenti del Csm".

Secondo il sindacato delle toghe, "si commenta da sé un tale metodo, che trascina nella contesa politico-mediatica una persona che non potrà smentire, precisare, spiegare tali pretese dichiarazioni, pur risultando il suo contributo processuale all'adozione della decisione e persino alla sua motivazione, da giudice esperto della materia oggetto del processo".

I togati esprimono profonda vicinanza ai colleghi della Corte di Cassazione e respingono con fermezza attacchi che, ben lontani dall’essere legittime critiche a decisioni giudiziarie, muovono da un evidente intento di delegittimazione della giurisdizione.

Poi continuano: "Il parallelismo col cosiddetto caso Palamara, che non ha evidenziato alcun uso strumentale della giurisdizione, bensì il diverso fenomeno delle indebite interferenze della politica, parlamentare ed associativa, nell’attività consiliare, è del tutto improprio. E risponde alla logica di travolgere ogni vicenda processuale da una generica accusa di parzialità del giudice, sempre più ricorrente in questi giorni proprio sulla base di analoghe, faziose operazioni mediatiche".

Una macchinazione ordita per allontanare il Cav dal Parlamento? Ora arriva la difesa della Cassazione e "l'arrocco" dell'Anm. Ma le parole di Franco pesano come un macigno sulla credibilità di una parte della Giustizia.

di Michele Di Lollo per www.ilgiornale.it