Quello di Papa Bergoglio passerà alla storia come pontificato di rottura. Anche se non ci sarà il paventato scisma da parte di una fetta del mondo cattolico più tradizionalista, la Chiesa che lascerà Francesco sarà molto diversa da quella che ha trovato.

Il punto di rottura sembra essere il ribaltamento del giudizio su quel movimento politico-culturale esploso con la contestazione studentesca degli anni sessanta, che oggi si esprime con gli imperativi del linguaggio politicamente corretto.

Il '68 è l'anno simbolo della contestazione dell'autorità in tutte le sue forme, della liberazione sessuale, dell'antimilitarismo, della desacralizzazione della famiglia, dell'ecologismo: contro questa marea che piano piano ha trasformato le forme espressive e la mitologia della società occidentale, la Chiesa cattolica ha cercato di fare argine per quasi mezzo secolo, con papi già elevati agli onori degli altari, come Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I (a breve), Giovanni Paolo II. Oltre a Benedetto XVI.

Con Francesco la diga è crollata. Quelli che fino a pochi anni fa erano princìpi non negoziabili sono stati accantonati. La morale tradizionale ha ceduto il passo al principio indiscriminato dell'accoglienza, che vale sia nei confronti dei migranti, sia nei confronti di fedi e visioni del mondo diverse. Non più contrapposizione ma dialogo. L'ascolto ha sostituito l'affermazione della propria verità e identità. Una morale sessuale esigente ha lasciato il posto alla simpatia verso il mondo Lgbt. Ora il male è il clericalismo. La teologia mette fra parentesi i suoi dogmi millenari e si riveste di un pensiero debole rispettoso delle diversità. Papa Francesco vuole una «chiesa in uscita», senza preconcetti nei confronti di un mondo a volte ostile, spesso indifferente al messaggio religioso.

 

Può darsi che questa svolta fosse inevitabile: da tempo il mondo cattolico era trincerato sulla difensiva, in ambiti sempre più angusti, e la fede ha smesso di essere una forza propulsiva della cultura occidentale. Resta da vedere se la rivoluzione di Papa Francesco riuscirà a restituire alla Chiesa un ruolo all'interno di una società sempre più complessa, frazionata e decadente. Oppure se non farà che velocizzare il suo processo di dissoluzione.

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