Putin TrumpCinquantanove missili, sganciati nel cuore della notte. La prima azione militare di Donald Trump, la rappresaglia in Siria per l'attacco con le bombe sporche attribuito al dittatore Bashar Al-Assad. Una decisione maturata nel giro di poche ore e che ha avuto effetti paradossali. Una sorta di ribaltamento dello scacchiere internazionale. Per il presidente americano sono piovuti i consensi delle Cancellerie europee, che parlano di "operazione comprensibile" (Germania e Francia), così come la Turchia di Erdogan ha espresso "pieno sostegno" all'operazione militare. Al contrario, sostenitori "abituali" quali Matteo Salvini e Marine Le Pen hanno preso le distanze dall'attacco. Ma se le posizioni dei due leader di partito indicano soltanto un "sentiment", ben più pesante è la - durissima - reazione della Russia di Vladimir Putin, la stessa Russia che fino a poche ore fa, pur tra qualche recente tentennamento, aveva rapporti ottimi con la Casa Bianca.

E dopo le parole, da parte di Putin è arrivata anche la prima mossa concreta, la prima rappresaglia contro gli Stati Uniti. In risposta all'attacco americano contro la base aerea di Damasco, il ministro degli Esteri, Sergey Lavrov, ha fatto sapere che "la Russia ha sospeso il memorandum firmato con gli Stati Uniti per evitare incidenti e garantire la sicurezza dei voli durante le operazioni militari in Siria". Ogni intesa tra Washington e Siria, dunque, viene sospesa. Il rischio, dunque, è quello di un'escalation militare dove si vedano contrapposte in Siria le forze statunitensi e quelle russe, in un crescendo vorticoso le cui conseguenze potrebbero essere imprevedibili e disastrose.

da liberoquotidiano.it

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