capture 380 19112020 101006“Ero di sinistra, ma non sono mai stato comunista. Semmai, anarchico…”. Lo aveva già detto qualche anno fa, in una intervista ad Aldo Cazzullo. Ma stavolta Vasco Rossi ha rincarato la dose e oltre a “sfottere” i compagni di sinistra ironizza anche sulle femministe degli anni Settanta, quelle del sesso libero, ma che alle prime corna di lasciavano offese…

Nell’ultimo numero di Vanity Fair la popolare rockstar di Zocca parla del Covid, ma anche di tanto altro. Di politica, per esempio, con qualche stoccata retroattiva contro i compagni “figli di papà” che giocavano a fare la rivoluzione. Concetti poi ribaditi in una lunga intervista concessa al Corriere della Sera.  “Sopravviveremo anche a questo”, dice Vasco Rossi, senza però nascondersi la gravità del momento. “Sono sopravvissuto alla noia. Vivendo a Zocca sapevo che da lì bisognava partire perché se sei in pensione ci stai benissimo, ma a 20 anni non c’è niente da fare… Sono sopravvissuto agli anni 70. Quando c’erano gli anni di piombo, le Brigate rosse, Lotta Continua e Potere Operaio…”.

Vasco Rossi e quelli di Lotta Continua

Vasco spiega che lui si sentiva “un indiano metropolitano”, un “anarchico vicino a Pannella” cui sembravano “matti quelli che si chiamavano potere operaio ed erano studenti, come gli altri che si chiamavano Lotta continua”, e poi al pomeriggio tornavano a casa, dai genitori… perché erano studenti, e la loro lotta continua finiva lì”. Ma l’aneddoto più bello è quello che riguarda le femministe, quelle della coppia aperta, della sincerità e dialogo nella coppia innanzitutto, “alla mia prima confessione di tradimento, mi ha mollato”.

Ricordi e attualità, come quella del coronavirus, che lui chiama questo «Covid del cazzo». In passato si era scagliato contro i negazionisti, oggi incita alla resistenza. “Sopravviveremo, a meno che non muoia di noia per il lockdown”.

 

di Lucio Meo per  www.secoloditalia.it