capture 469 25112020 181508La notizia arriva all'improvviso e fa il giro del mondo in pochi istanti: è morto Diego Armando Maradona. Il calciatore più forte della storia sarebbe stato stroncato da un infarto: secondo i media argentini avrebbe subito un arresto cardiorespiratorio nella casa di Tigre, nei pressi di Buenos Aires, dove si era stabilito dopo l’operazione alla testa.

Ce à quoi ressemble Marlene Jobert aujourd'hui vous laissera bouche... 

A dare l'annuncio della scomparsa del Pibe de Oro è il Clarin, che ha pubblicato un lungo pezzo di commiato al campione. "E un giorno è successo. Un giorno accadde l'inevitabile. È uno schiaffo emotivo e nazionale. Un colpo che riverbera a tutte le latitudini. Un impatto mondiale. Una notizia che segna un cardine nella storia. La frase che è stata scritta più volte ma che era stata dribblata dal destino fa ora parte della triste realtà: è morto Diego Armando Maradona" si legge sul portale argentino.

Quindi la storia di Diego: "Villa Fiorito è stata il punto di partenza. E da lì, da quell'angolo rinviato dell'area meridionale della Grande Buenos Aires, vengono spiegati molti dei condimenti che aveva la combo con cui viveva Maradona. Una vita televisiva da quel primo messaggio alla telecamera in un pascolo in cui un ragazzo ha detto che sogna di giocare per la Nazionale. Un salto nel vuoto senza paracadute. Un ottovolante costante con salite ripide e dislivelli. Nessuno ha dato a Diego le regole del gioco. Nessuno ha dato al suo ambiente (un concetto tanto naturalizzato quanto astratto e mutevole nel corso della sua vita) il manuale di istruzioni. Nessuno aveva il joystick per poter gestire i destini di un uomo che con gli stessi piedi che calpestavano il fango arrivava a toccare il cielo. Forse la sua più grande coerenza è stata quella di essere autentici nelle sue contraddizioni. Quella di non smettere di essere Maradona anche quando nemmeno lui poteva sopportarlo. Quello che ha aperto la sua vita e in quella scatola delle sorprese ha spogliato gran parte dell'idiosincrasia argentina. Maradona sono i due specchi: quello in cui è piacevole guardarsi e l'altro, quello che ci mette in imbarazzo. A differenza dei comuni mortali, Diego non avrebbe mai potuto nascondere nessuno degli specchi.

 

È il Cebollita che aveva solo un paio di pantaloni di velluto a coste ed è l'uomo con le camicie lucide e la collezione di orologi di lusso. È lui che fa quattro gol a un portiere che cerca di sfidarlo e allo stesso tempo l'allenatore che cerca di chicane i tedeschi e finisce umiliato. È quello che è bagnato di gloria dallo stadio Azteca e quello che lascia la mano di un'infermiera negli Stati Uniti. È quello che arringa, quello che trema, quello che solleva, quello che motiva. Quello che ha preso un aereo da qualsiasi parte del mondo per venire a giocare con la maglia della Nazionale. Quello con la striscia bionda e quello che parcheggia il camion Scania in un paese. È il ragazzo grasso che passa il tempo a giocare a golf a Cuba e il ragazzo magro di La Noche del Diez. Quello che torna dalla morte a Punta del Este. È il fidanzato di Claudia ed è anche l'uomo accusato di violenza di genere. È il tossicodipendente in costante lotta. Quello che canta un tango e balla la cumbia. Quello che sta davanti alla FIFA o dice al Papa di vendere l'oro del Vaticano. Quello che riconosceva i bambini come uno che cerca di riparare buchi nella sua vita. Un'icona del nono neoliberismo e quella che è salita su un treno per trovarsi faccia a faccia con Bush ed essere la bandiera del progressismo latinoamericano. È ogni tatuaggio che ha sulla pelle, Che, Dalma, Gianinna, Fidel, Benja ... è l'uomo che abbraccia i Mondiali, quello che si lamenta quando gli italiani insultano il nostro inno e quello che fa sorridere gli eroi de Malvinas con un incontro degno di una finzione, un pezzo di letteratura, un'opera d'arte.

Perché se dovessi scegliere solo una festa, sarebbe quella. Perché non c'era e non ci sarà un tratto di vita più Maradona di quei quattro minuti che trascorsero tra i due gol segnati il ​​22 giugno 1986 contro gli inglesi. Il miglior riassunto della sua vita, del suo stile, di ciò che ha saputo creare. Ha dipinto il suo capolavoro nella migliore cornice possibile. Ha detto al mondo chi è Diego Armando Maradona. Il baro e il magico, quello che è capace di ingannare tutti e tirare fuori una mano da ladro e quello che si supera subito con il punteggio di tutti i tempi.

Barilotto cosmico. E la palla non è macchiata. E gambe mozzate. E che continuano a succhiarlo. E la tartaruga che scappa. E il vaso nel reparto Caballito, il fucile ad aria compressa contro la stampa, la Ferrari nera che ha scartato perché non aveva lo stereo, la mafia napoletana e un'intera città che sceglie di vivere in pausa, si è arresa al suo Dio. È la canzone, i documentari grezzi e le biografie sempre obsolete. Quello che risponde al telefono e chiama quando meno te lo aspetti e ne hai più bisogno. Quello che ha giocato a giochi di beneficenza senza che nessuno lo sapesse. Quello che passa dall'amore all'odio con Cyterszpiler, con Coppola o con Morla. Quello che torna sempre alle origini e presta più attenzione a chi ha di meno".

www.iltempo.it