capture 297 11012021 143454George Soros è uno dei personaggi più discussi dell’ultimo decennio. Idolatrato e presentato da alcuni come paladino del liberal-progressismo e filantropo, accusato da altri di essere l’architetto di una moltitudine di colpi di stato e rivoluzioni colorate in tutto il mondo. La verità, come accade frequentemente, giace nel mezzo: Soros è, al tempo stesso, un benefattore, uno speculatore finanziario ed uno dei tanti agenti al servizio del complesso militare-industriale degli Stati Uniti.

Morton Abramowitz, ex ambasciatore degli Stati Uniti in Thailandia e Turchia, è noto per aver definito Soros “l’unico privato cittadino con una propria politica estera”. Quell’agenda internazionale, però, molto curiosamente, combacia in maniera perfetta con gli interessi della Casa Bianca sin dall’epoca della guerra fredda.

Per mezzo della rete della società aperta, Soros ha svolto un ruolo determinante nella caduta del comunismo nell’Europa centro-orientale, avendo finanziato Solidarnosc in Polonia, Carta 77 in Cecoslovacchia, la dissidenza antigovernativa in Ungheria e le attività di Andrei Sakharov nell’Unione Sovietica.

Nel dopo-guerra fredda, le attività della Open Society si sono estese nell’intero spazio postsovietico, dal Caucaso meridionale all’Asia centrale, venendo bandite in Kazakistan e Turkmenistan dopo le rivoluzioni colorate di Georgia (2003) e Ucraina (2004-05), che sarebbero state alimentate dalle fondazioni di Soros.

La tesi di Abramowitz non regge per un’altra ragione: la rete della società aperta, oltre a vivere del denaro stanziato dal fondatore, è ampiamente sostenuta dal Dipartimento di Stato e dall’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID), una circostanza sulla quale alcuni senatori avevano tentato di indagare nel 2017. I fondi governativi, nel caso in questione, erano stati messi a disposizione dalla seconda amministrazione Obama per potenziare la presenza della Open Society in Macedonia del Nord, preda di instabilità sociale e politica dal 2015 e presumibilmente oggetto di attenzione speciale da parte di Soros per via del consolidamento della destra conservatrice.

Come la Macedonia del Nord, anche AlbaniaIsraele, Turchia ed altri Paesi hanno denunciato le attività della rete della “Open Society”, anche se lo scontro ha raggiunto dimensioni realmente uniche soltanto in un contesto: l’Ungheria di FideszViktor Orban è stato l’unico politico europeo che, dopo aver esposto al pubblico la presunta pericolosità di Soros, ha iniziato a cautelarsi attraverso leggi tese a restringere e controllare l’operato delle organizzazioni nongovernative e la chiusura della Central European University, fondata e finanziata dal magnate-speculatore.

Lotta all’euroscetticismo e alla destra conservatrice a parte, Soros è anche un noto avversario di Russia e Cina, che, non casualmente, figurano fra gli obiettivi principali della Casa Bianca. La rete della Open Society, a questo proposito, “ha giocato una parte importante negli eventi” di Euromaidan su stessa ammissione di Soros e con la complicità dell’amministrazione Obama.

Infine, come ha osservato Andrea Muratore su InsideOver, sebbene Soros venga dipinto come “il nemico” da una parte della destra americana, la sua weltanschaaung non si distanzia eccessivamente dal pensiero dell’ideologo del sovranismo, Steve Bannon, risultando praticamente identica per quanto concerne la Cina.

Non un privato cittadino con una propria agenda politica, dunque, ma un miliardario che ha trovato il modo di coniugare arricchimento personale e perseguimento globale degli interessi dello stato profondo degli Stati Uniti; non un burattinaio, ma un burattino (uno dei tanti).