capture 310 12012021 101551Nelle strade cittadine c'è solo silenzio. Di macchine ne passano già poche normalmente. Figurarsi ora, che gli abitanti se ne stanno per lo più rintanati in casa. Il fatto che il Covid, fino a oggi, non abbia colpito i loro comuni, non significa nulla. In molti fanno ancora gli scongiuri. Per scaramanzia è bene non scherzarci sopra e nemmeno gloriarsene troppo. Non si sa mai. I media li hanno battezzati «isole felici» o aree «covid free». Cinque paesi della Sicilia dall'inizio della pandemia ad oggi non sono mai stati colpiti dal coronavirus. Nemmeno un caso di contagio, nemmeno un cittadino è risultato positivo ai tamponi. Campofelice di Fitalia, Gratteri, Sclafani Bagni, Cassaro e Sperlinga hanno visto l'epidemia solo in televisione. Ma non per questo i cittadini non sono stati sottoposti alle restrizioni e ai lockdown. Mascherine, distanziamenti e lavaggio delle mani sono pratiche di cui fanno uso quotidianamente. «Siamo molto rigorosi», racconta Giuseppe Muffoletto, sindaco di Gratteri, un antico borgo poco distante da Cefalù, nota e ambita località di mare. «Qualche cittadino non manca di ringraziare San Giacomo apostolo per questa situazione. Ma io da sindaco, ringrazio l'alto senso civico che abbiamo dimostrato», va avanti. Gratteri conta circa 900 abitanti che si sono chiusi a guscio nella loro cittadina. Tranne quest' estate, quando un'ondata di turisti ha invaso la città, ma anche in quei mesi nessuno caso di Covid ha colpito il paesino siciliano. «Per questo i più religiosi danno il merito ai santi patroni», scherza ancora il sindaco. «Abbiamo avuto un fenomeno particolare», racconta , «chi era emigrato negli anni '70 da Gratteri per trovare lavoro in comuni più grossi, ora è tornato in paese: sono stati attirati dalla nostra resistenza rispetto al coronavirus». La vita più spartana dei paesini e la socialità ridotta all'osso hanno salvato i cinque comuni della Sicilia dalla pandemia. A Sclafani Bagni, per esempio, quattrocento abitanti, poche strade, tre chiese, un solo tabaccaio e un supermercato, resse e assembramenti sono impossibili, neppure con uno sforzo di volontà.

 

L'eterna quarantena

A Cassaro, in provincia di Siracusa, per i circa settecento abitanti, più della metà ultrasettantenni, la quarantena è una condizione quasi permanente. Con zero ristoranti e locali dove ritrovarsi, la chiusura in casa non è una novità del coronavirus. Mentre Campofelice si è ripopolata in questi mesi dei suoi abitanti più anziani, emigrati negli scorsi anni nei centri limitrofi più grandi, sono ritornati alle origini per scampare al Covid: scelta che si è rivelata oculata. «Il nostro centro non ha registrato contagi anche perché i rapporti con l'esterno, soprattutto durante la prima fase, sono stati pochi», spiega il sindaco di Gratteri. «Ma se dipendesse da noi, ci chiuderemmo direttamente dentro», aggiunge in battuta. Se però il coronavirus arrivasse in questi paesi, «ci sarebbe ben poco da ridere: molti abitanti sono anziani. I contagi potrebbero comportare una situazione gravissima».

Non solo in Sicilia

Ma salendo dalla Sicilia su per lo stivale, c'è un altro piccolo borgo incolume. Il comune di Bolognola, in provincia di Macerata, centoquarantotto abitanti e nemmeno un caso di Covid da febbraio scorso a oggi. «Abbiamo avuto la nostra dose di fortuna», racconta il sindaco Cristina Gentili, «ma il merito è anche del nostro buon senso e del rispetto delle regole». Secondo il sindaco di Bolognola il Covid ha fatto emergere un'evidenza: «Nei piccoli centri si vive meglio che nelle grandi città. Qui abbiamo la fortuna di vivere, nei grossi centri invece si sopravvive». Gli abitanti ci scherzano sopra: «Mò arriva anche a noi. Non ci lasciano fuori». Eppure per ora l'hanno scampata. Anche l'economia e il lavoro, di conseguenza, non hanno risentito della pandemia. «Qui abbiamo il cento per cento dell'occupazione. Non c'è nessuno che non ha lavoro. Anzi. Abbiamo persino dei posti vacanti, per chi decidesse di trasferirsi in un paese più piccolo», racconta il sindaco. C'è anche chi si chiede se sia giusto per loro dover rispettare i limiti e le restrizioni imposti dal governo centrale. «Le emergenze dovrebbero essere gestite dai Comuni», protesta il sindaco, «paragonare un piccolo centro alle grandi città è da stolti».

Da noi peggio il sisma

Loro d'altronde a superare le emergenze sono stati abituati. «Il sisma che ci ha colpiti nel 2016 ha fatto qui molti più danni del Covid. Abbiamo saputo rimboccarci le maniche allora. Forse questa volta, qualcuno ha voluto risparmiarci un'altra catastrofe. O forse, siamo stati così abituati a fare squadra e superare le criticità, che il nostro rigore ci ha premiati», conclude Cristina Gentili. La resistenza dei paesini è esemplare un po' dappertutto: circa una settantina di piccoli comuni in provincia Cuneo, tra cui Torre Mondovì, Montezemolo, Sale Delle Langhe e Levice, hanno potuto finalmente sventolare la bandierina delle città "Covid free". Pur avendo registrato casi nei mesi scorsi, nelle ultime settimane hanno resistito al virus e ad oggi nessuno tra gli abitanti è positivo al Covid. 

di Miriam Romano per www.liberoquotidiano.it