capture 492 22012021 142442Probabilmente ci vuole qualcosa di più sostanziale per mettere sotto accusa Lorenzo Cesa. Perché chi come noi ha letto tutte le carte dell’accusa, sul segretario dell’Udc - che commetterebbe un drammatico errore se insistesse nelle dimissioni dall’incarico – non trova nulla di «mafioso».

Se il procuratore Nicola Gratteri ha deciso di procedere ad una nuova retata in Calabria, terra sempre più sfortunata, avrà le sue carte a documentare la gravità della situazione criminale. Ma anche chi le legge ha diritto a capire che cosa mai avrà combinato il leader dell’Udc.

In 450 pagine circa dedicate all’operazione denominata Basso profilo e con una cinquantina di arrestati, di Cesa si parla in poche pagine, con intercettazioni di altre persone che dicono davvero poco. In sostanza «dobbiamo arrivare a lui». Per ottenere nulla, evidentemente, perché non c’è traccia del bottino successivo. Non è sufficiente, crediamo, essere un esponente politico per commettere un reato.

Poi, un pranzo, luglio 2017, organizzato nella Capitale dal segretario calabrese del suo partito. A Roma e non in una caverna di ‘ndrangheta. Con commensali invitati sempre dal dirigente calabrese del partito, quattro, cinque persone, forse sei, presentate a Cesa proprio in quell’occasione. Ma sono imprenditori e quindi interessati agli affari, è il teorema. E quindi Cesa, eccetera eccetera.

 

Non scherziamo per favore, perché parliamo della vita delle persone. Nicola Gratteri è certamente persona che lotta contro la mafia, ma qualche dubbio ce lo ha messo. Anche se gli va riconosciuto che se fosse stato certo dell’appartenenza di Cesa alle cosche calabresi probabilmente non gli avrebbe risparmiato la galera o gli arresti domiciliari. Perché il segretario dell’Udc non è parlamentare, non gode di alcuna immunità.

Invece, l’avviso di garanzia. La macchia. Per un pranzo? Spaventa il commento di Luigi De Magistris: «Dieci anni fa indagai Cesa». E quindi? Se uno esce fuori dall’indagine è una colpa o un merito? Ragionano tutti così in magistratura?

Certo, viene anche il dubbio della manovra politica, che Cesa scaccia via, per il no al governo Conte. «Ho fiducia nella magistratura». Anche se non si riesce a comprendere affatto che cosa si voglia imputare al segretario dell’Udc.

Scrivere associazione mafiosa è grave e bisogna dimostrarlo. Un pranzo a Roma resta un pranzo. E, per ora, senza alcuna intercettazione a corredo. Non è facile far passare la teoria che se il segretario regionale del tuo partito vuole farti conoscere alcune persone questo sia un reato. Rischia di trasformarsi in un pericoloso rodeo.

di Francesco Storace per  www.iltempo.it