capture 100 20022021 162439Paolo Mieli suona la sveglia a Mario Draghi: occhio ai magistrati. L'ex direttore del Corriere della Sera in una intervista a Radio24 ripresa da Il Giornale, chiarisce subito: "Non faccio previsioni e non ho notizie inedite da svelare. Mi limito a osservare l'insegnamento della storia recente del Paese. Negli ultimi trent'anni non c'è stato governo, soprattutto se aveva una immagine forte, che non abbia avuto problemi con il sistema della giustizia". Ergo, anche il neo governo Draghi. Anche perché c'è un segnale che non va sottovalutato: "Vedo che un giornale come il Fatto Quotidiano è schierato dalla parte degli scissionisti, dice tra le righe che Grillo si è rimbecillito e che quelli che hanno votato a favore del governo si sono accomodati. Sarebbe una forma di libera espressione giornalistica se non sapessimo che il Fatto è un giornale molto caro alla magistratura più militante. Aspettiamo e vediamo...".

Del resto i precedenti sono evidenti a tutti. Per ogni governo, continua Mieli, abbiamo assistito allo stesso scenario: "Prima il potere giudiziario risponde in modo risentito attraverso i suoi organi ufficiali. Poi qualche pm di qualche parte d'Italia parte con un'inchiesta. Non c'è un'organizzazione, non ci sono ordini dall'alto, ci sono però degli automatismi. Quel pm parte perché sa di trovare intorno a sé il consenso della categoria. Come poi vada a finire l'inchiesta, magari dieci anni dopo, è del tutto irrilevante". 

E la stessa sorte potrebbe toccare anche al governo di Draghi che rischia di essere preso di mira dai pm se interviene sul nodo giustizia, lascia intendere Mieli: "La ribellione di un nutrito gruppo di Cinque Stelle e l'appoggio evidente del Fatto Quotidiano - conclude l'ex direttore del Corriere - sono campane che mandano un suono distinto e che si sente bene. Chi vivrà vedrà. Dì sicuro, dalle parti della magistratura militante sta ribollendo qualcosa". Draghi, attenzione.

 

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