Alle celebrazioni per la Giornata nazionale in memoria delle vittime del Covid i familiari di chi ha perso la vita potrebbero non essere invitati: è il paradosso che si consuma a Bergamo, dove il 18 marzo è atteso il presidente del Consiglio Mario Draghi. Si tratta una situazione simile a quella che si verificò anche in occasione del concerto al cimitero Monumentale, alla presenza del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, e poi rientrata con una frettolosa marcia indietro che infine aprì le porte solo al comitato “Noi denunciamo”. A sollevare il caso, che coinvolge direttamente il Comune guidato da Giorgio Gori, sono stati i legali dei familiari delle vittime del Covid.

Per il Comune è «presto per ipotizzare» un invito

«Apprendiamo dalla stampa locale che secondo il Comune di Bergamo sarebbe ancora “presto per ipotizzare una rappresentanza” dei legali dei familiari delle vittime. Un concetto che si sarebbe potuto esprimere in mille modi diversi. Ma che, così espresso, suona come l’ennesima puerile provocazione di un Comune (e di chi ne fa le veci), che ha sempre inviso l’attività di denuncia dei familiari delle vittime tanto da non essersene mai interessato. E per la quale non ha mai speso pubblicamente una parola di sostegno», hanno scritto in una nota i legali Consuelo Locati; Luca Berni; capture 042 07032021 091810Giovanni Benedetto; Alessandro Pedone; Piero Pasini; Robert Lingard.

La rabbia dei familiari vittime del Covid di Bergamo

A rendere ancora più paradossale e odiosa la vicenda c’è il fatto che proprio dai legali che rappresentano i familiari delle vittime del Covid era partito l’invito a Draghi, con una lettera inviata alla presidenza del Consiglio il 22 febbraio e nella quale si sottolineava il senso di abbandono da parte delle istituzioni. Un sentimento corroborato anche dalla scarsa attenzione rivolta ai familiari in occasione della precedente, rara visita dei vertici dello Stato in città.

Un «film già visto»

«Sembra di rivedere – hanno sottolineato gli avvocati – un film già visto nei toni e nei modi. Quello del concerto presso il cimitero Monumentale di Bergamo alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, lo scorso giugno che vide l’invito in extremis del presidente del comitato “Noi Denunceremo”, Luca Fusco (e rispetto al quale ci risulta lo stesso sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, non ha ancora chiarito i rapporti pubblicamente)». Un riferimento, quest’ultimo, al sospetto di un legame politico tra i due, che ha già lacerato i rapporti interni al Comitato Vittime.

 

Indice puntato contro Gori

«In qualità di legali, a cui cinquecento familiari delle vittime di coronavirus hanno conferito mandato – hanno quindi sottolineato gli avvocati – riteniamo inaccettabile quanto inopportuna questa che evidente reiterata provocazione, che potrebbe addirittura essere intesa come se il sindaco di Bergamo avesse sempre percepito le denunce dei familiari come un intralcio alla sua attività. E lo comprendiamo, visto che non abbiamo mai mancato di sottolineare che fu proprio lui a spendersi, forse anche più di molti altri, contro le chiusure delle attività nei territori bergamaschi già focolai nella prima ondata pandemica. Addirittura anche quando in Val Seriana c’era l’esercito pronto a chiudere».

Il rischio che il ricordo diventi «una parata politica»

I legali hanno quindi sottolineato che «ad oggi c’è tutto il tempo per attrezzarsi per quarantene e tamponi» per un incontro in totale sicurezza. Non invitare i legali dei familiari delle vittime  significherebbe mancare loro, un’altra volta, di rispetto». «E trasformare, ancora una volta, questa visita, che mai prima è stata fatta dal precedente presidente del Consiglio, in una parata politica. In spregio – hanno concluso – all’onore di coloro in memoria dei quali proprio la giornata del 18 marzo è stata istituita e di tutti quei familiari».

 di Natalia Delfino per  www.secoloditalia.it