olivia 2È nato tutto nell’estate 2002, quando decidiamo di prendere un cane femmina di razza Golden retriever. Arriviamo all’allevamento e ci viene incontro una Golden adulta che tira su le labbra, fa quasi paura... in realtà ride. È la mamma di Olivia. Anche Olivia riderà, ottima scusa per aver più cibo.  Mentre andiamo via prima della decisione finale, non so perché mi giro - mi sembra ieri - una cucciola mi fissa da lontano: occhi sottili, il suo sguardo entra nel mio. Mi ha fatto girare lei ? Giorni dopo torno per prendere il cane, era la sola rimasta della cucciolata, forse perché magra, non so. È così che Olivia è entrata nella mia vita. Quanti momenti incredibili. Le passeggiate la mattina presto davanti al Monte Bianco, al freddo, per andare al bar dove iniziava il tuo show: feste a tutti, ma specialmente alla barista, perché ti allungasse qualcosa da mangiare. E poi ai bambini, soprattutto bassi e con brioches alla portata della (tua) bocca.
La tua calma a casa, tanto che a volte chiedevo ad alta voce: ma Olivia c’è? Il tuo finto esser svogliata, poi un rumore dalla cucina, carta dei biscotti, ed eccoti li, seria come una leonessa che fissa un’antilope, concentratissima, gli occhi sulla mia mano: come facevo a non darteli?

La pappa la sera: avevi l’orologio in testa. Ore 17.30. Ma a volte, d’inverno, faceva buio già prima e io a spiegarti che c’era l’ora legale o che le Borse erano ancora aperte... Sentirti russare la notte e io a chiedermi: ma cosa sogni? Carne fumante? Biscotti ?
Quei tuoi sospiri che quasi mi cullavano, fino ad addormentarmi.
La tua presenza nelle mie difficoltà. Quasi le sentivi, venivi accanto al letto e pur di appoggiare la mano su di te mi mettevo in posizioni impossibili.
O quando uscivo: ti lasciavo davanti alla porta, tornavo dopo ore ed eri ancora li. E io che ti dicevo: ma sei una statua?
Ma un gesto, un gesto mi ha stregato. E ogni volta mi faceva dire: hai vinto tu, dipendo da te. Quando mi avvicinavo per accarezzarti e tu capivi, ti mettevi in posa: io appoggiavo la mano sul collo e tu, sempre, appoggiavi la tua zampa buona, grande, morbida sul mio braccio. Come stringere una mano! Zampa nella zampa.

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In macchina mi concentro sui semafori, quasi a dire a me stesso: facciamo veloce. Arriviamo. Ultimo giro sul prato davanti la clinica, qualche foto senza senso. E lì c’è il crollo, non stavi cosi male, io invece ero piegato in due, qualche passante mi ha pure guardato preoccupato.
Tutto veloce, altro vomito, ti accarezzo mentre mi lasci con un’espressione serena. Mi prendo un ciuffo del tuo pelo accarezzato migliaia di volte. Il tuo ricordo.

I giorni successivi combatto con il rimorso, l’incertezza della scelta. La tua immagine è ancora così viva, la notte mi manca il respiro. Riguardo in modo compulsivo le tue foto. E, quasi a sorpresa, arriva il ricordo dolce e doloroso insieme, la consapevolezza di aver vissuto quasi 15 anni insieme: più di cosi non si poteva fare!

Oggi che cosa mi manca? La possibilità di dare e ricevere affetto in ogni momento della giornata, la tua presenza rassicurante, la sensazione di essere entrati uno nell’altro, di essere anche io un po’ Golden, stesso carattere, e tu un po’ umana per aver vissuto sempre insieme tutto questo tempo.
Olivia e Carlo 5/5/02 – 21/1/17

dall'articolo di Carlo Cultrera  per 27esimaora.corriere.it

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