capture 281 04042021 114118"Il problema vero è che l'ideologia del ministro Speranza comincia a essere preoccupante". Matteo Salvini esprime la "più totale e convinta solidarietà per le minacce di morte che ha ricevuto, la vicinanza umana e politica non è in discussione. Detto questo: sulle riaperture mi è sembrato di parlare con una parete". Il leader della Lega in una intervista a Il Corriere della Sera, critica il ministro della Salute: "Gli ho detto che l'Italia è lunga, sono 8 mila comuni, che si apre solo dove i contagi e il sistema ospedaliero non sono sotto pressione. Lui mi ha detto che no, ad aprile la scienza non vale. Ma attenzione: dopo il Covid dovremo fronteggiare un'altra emergenza".

Sì perché dopo il coronavirus, "ci sarà un'altra ondata epidemica, quella psicologica e psichiatrica", prosegue Salvini. "Continuano a dirmi che chiusure come quelle che stiamo attraversando stiano creando problemi giganteschi ad adulti e bambini. Che un ministro della Salute lo sottovaluti... Non va bene".

E a Mario Draghi, al quale ha chiesto un incontro, Salvini intende parlare "di ritorno alla vita. Ma l'asse con Draghi è ferreo, lui dice che si riaprirà sulla base della scienza e dei dati medici. E io sono d'accordo. Ma siccome ci sono intere regioni in cui la situazione per fortuna è più tranquilla, aggiungo che il riaprire in questi territori non è un capriccio di Salvini, ma la risposta a un'emergenza economica drammatica. Speranza però continua a dire 'rosso, rosso, rosso...'".

Quindi attacca: "Se qualcuno pensa di farmi perdere la pazienza con lo stillicidio delle dichiarazioni, sbaglia di grosso. I miei obiettivi, entrando al governo, erano salute, riapertura e tasse. E questo stiamo facendo. Pensi all'impulso dato dal commissario Figliuolo alle vaccinazioni", sottolinea Salvini.

 

"Per il Covid, c'è il vaccino. Purtroppo, per la salvinite no. E loro sono ossessionati, non pensano ad altro... Il problema? Non è il Covid, è Salvini" dice parlando delle reazioni scatenate, soprattutto a sinistra, dal suo incontro con i premier di Ungheria e Polonia. "Un atteggiamento del genere denota ignoranza, provincialismo e soprattutto razzismo da parte della sinistra".