capture 018 03082021 101507Strage di Bologna, 41 anni dopo. A quasi mezzo secolo da quel boato alla stazione (23 chili di esplosivo) che uccise 85 persone ferendone oltre 200, ancora omertà. Depistaggi, segreti di Stato. E un ministro, Roberto Speranza, che parla di strage neofascista. Invece che concentrarsi sull’emregenza pandemica. E riscattarsi da gaffe e scivoloni nella gestione del covid.

Strage di Bologna, Mollicone: commissione d’inchiesta

Lo stato dell’arte, tra stop and go degli inquirenti e il valzer delle piste, è riassunto da Federico Mollicone. Che in un editoriale su Formiche.net riassume l’impegno dell’intergruppo “La verità oltre il segreto”. Da qualche mese – spiega il deputato di FdI – ha iniziato il proprio iter alla Camera la proposta, a mia prima firma ma voluta dall’intergruppo, per una Commissione parlamentare di inchiesta. Sulle connessioni del terrorismo interno e internazionale con le stragi avvenute dal 1953 al 1989. E sulle attività svolte dai Servizi segreti nazionali e stranieri.

 

“La verità oltre il segreto. Lo dobbiamo alle vittime”

“Sulle stragi non dobbiamo accontentarci di una qualunque verità. Dobbiamo ricercare la verità storica, oggettiva e definitiva”. Un impegno decennale che la destra politica, colpita indirettamente dal marchio fascista sulla strage, porta avanti con determinazione. Sfidando luoghi comuni ideologici e gli strascichi della guerra fredda.  “Lo dobbiamo alle vittime e ai loro familiari”, incalza Mollicone. “Ma soprattutto a tutte le vittime del terrorismo italiano”. La Commissione di inchiesta è un’occasione storica per chiudere la guerra civile strisciante che ha insanguinato la nostra nazione. Per comprendere quali forze  siano state le vere protagoniste di quella stagione. E perseguire una pacificazione nazionale. Che consegni alla storia la guerra a bassa intensità combattuta dalle potenze straniere sul nostro territorio.

Meloni: vogliamo la verità tra ombre e depistaggi

Giorgia Meloni in un tweet ricorda l’anniversario della strage. “Continuiamo  a chiedere verità e giustizia. Tra ombre e depistaggi. Lo dobbiamo alla loro memoria e ai loro cari”. Fratelli d’Italia lancia un appello alla sinistra. Per costruire una storia finalmente “condivisa” della Guerra Fredda.

Mollicone si rivolge al ministro Cartabia. “Ministro, dall’ultimo processo di Bologna e quelli precedenti emergono interrogativi urgentissimi. Qual è stato il ruolo esatto degli esecutori materiali? Qual è stato il movente? Chi ha fornito l’esplosivo?”. E ancora. ” Perché nella sentenza si insiste sulla cosiddetta pista palestinese, ma non si è indagato? A chi appartiene quel lembo di volto riesumato? Visto che le perizie smentiscono che possa essere di Maria Fresu. O di altre vittime già identificate.  Perché la sentenza smentisce categoricamente l’esistenza di una 86esima vittima? Che fine hanno fatto i resti di Maria Fresu? Perché non si è indagato sulla contemporanea presenza di Thomas Kram e di Paolo Bellini il 28 febbraio 1980 all’Hotel Lembo di Bologna?

La riapertura del processo tra ombre e depistaggi

Sul più grave attentato terroristico italiano ancora non è stata scritta la parola fine. Dopo i Nar, ora i riflettori dei giudici sono puntati su 8 (5 deceduti) presunti responsabili dell’attentato. E  dei successivi depistaggi.

Speranza si aggrappa alla ‘bomba neofascista’

Ma finché ci saranno post del tenore di quello del ministro della Salute sarà ben difficile arrivare a una verità oggettiva. “L’orologio della stazione di Bologna è fermo alle 10.25. Ma non è rotto. Quell’orologio – scrive su Facebook Speranza– è fermo. Per ricordare le vite spezzate da una bomba neofascista. E per non dimenticare di difendere sempre i valori della nostra democrazia”. Farebbe meglio a informarsi l’impulsivo ministro dem. E a occuparsi di vaccini, riaperture delle scuole in sicurezza, protocolli anti-covid, sperimentazioni farmaceutiche. Possibilmente senza cambiare idea ogni 24 ore.

Casellati: andremo avanti con la desecretazione degli atti

Di disegno “lucido, folle e imperdonabile”, parla la presidente del Senato Elisabetta Casellati. “Sono immagini che non si dimenticano quelle della Stazione di Bologna. Con le sale d’aspetto demolite da un’esplosione. Che in un istante ha spazzato via 85 vite. Per colpire al cuore le fragili conquiste di una democrazia ancora troppo giovane e inesperta”. La seconda carica dello Stato conferma il suo impegno per la desecretazione degli atti delle Commissioni di inchiesta che hanno lavorato sulle grandi stragi del passato.

  di Romana Fabiani per www.secoloditalia.it