ambulatorio dei migrantiA Roma centinaia di migranti positivi ai test Mantoux sulla tubercolosi. Tra loro ci sarebbe anche un caso sospetto. Ma dalla Asl minimizzano: "Tutto sotto controllo, nessun rischio Tbc". A Roma torna ad agitarsi lo spettro di una malattia che sembrava sconfitta: la tubercolosi. A destare la preoccupazione dei residenti è il via vai di stranieri che, a gruppetti, entrano ed escono dal Poliambulatorio di Tor di Quinto. Si tratta degli ospiti del Centro di accoglienza straordinario di largo Tommaso Perassi, nel quartiere Aurelio di Roma. Arrivano alla spicciolata, ogni giorno, per effettuare gli screening antitubercolari e “alcuni di loro – vocifera il quartiere – sono risultati positivi al test di Mantoux”. Un test che, come chiarisce il Ministero della Salute, serve a diagnosticare la presenza del batterio della tubercolosi. Ma, attenzione, se la tubercolina è positiva, “bisogna accertare o escludere” la malattia con una radiografia del torace.

 

Psicosi in ambulatorio

Quando alcuni dei richiedenti asilo sono arrivati nel Poliambulatorio per sottoporsi ai raggi X, però, qualcosa è andato storto: i dispositivi di protezione individuale non erano a disposizione del personale sanitario. In assenza di guanti e mascherine, i dipendenti della Asl si sono rifiutati di procedere al check up toracico e alcuni dei migranti sono stati rimandati indietro senza aver scongiurato la presenza dell’infezione batterica. Una dimenticanza siderale, anche alla luce delle stime offerte dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che annovera gli operatori sanitari tra i soggetti maggiormente esposti agli agenti biologici e quindi ad un eventuale contagio.

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dall'articolo di     esclusiva per ilgiornale.it


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