Sbarramento al 3%, 600 onorevoli scelti dai partiti, niente voto disgiunto. Tornano le alleanze tra forze politiche, ma rischiano di essere solo cartelli. Ecco la terza versione della legge elettorale targata Pd. In breve: le coalizioni rischiano di essere finte e variabili, due terzi del Parlamento saranno scelti dai partiti, la libertà di scelta dell’elettore sarà come quella di un plebiscito: sì o no. Ecco il nuovo Rosatellum, la terza – forse quarta – versione della riforma elettorale proposta dal Pd. Resta solo da scoprire se la sua vita sarà lunga come quella prima, cioè il tempo di entrare in Aula. Qualcuno lo ha chiamato Mattarellum rovesciato per farlo capire meglio (difficile farlo capire peggio). Ma le similitudini con la legge firmata dall’attuale presidente – da molti rimpianta  – sono ben poche.

 

Lo chiamano di nuovo Rosatellum, ma è la terza – forse quarta – versione della riforma elettorale proposta dal Pd. Resta solo da scoprire se la sua vita sarà lunga come quella prima, cioè il tempo di entrare in Aula. L’ultimo ritrovato delle riforme elettorali – che da oggi inizia il suo percorso in commissione a Montecitorio – pochi giorni fa era stato chiamato Mattarellum rovesciato per farlo capire meglio (chissà quale sarebbe il modo per farlo capire peggio). Ma le similitudini con la vecchia legge del bipolarismo – da molti rimpianta, da tutti a parole – c’entra quasi zero. In breve: le coalizioni rischiano di essere finte e variabili, due terzi del Parlamento saranno scelti dai partiti, la libertà di scelta dell’elettore sarà simile a quella di un plebiscito: sì o no.

L’anagrafe dei nomignoli
Per venderlo meglio lo hanno chiamato Mattarellum rovesciato, in realtà è pensato sulla base del Fianum. Il Fianum era il disegno di legge che a giugno in teoria doveva essere approvato alla velocità del siluro perché parevano tutti d’accordo (dal Pd al M5s alla Lega fino addirittura ai partitini) mentre in pratica fu fatto fuori al primo giorno di votazioni, dopo una manciata di voti segreti. Il patatrac avvenne sul sistema elettorale altoatesino, che – con il rispetto che si deve – diventò all’improvviso alfa e omega della vita democratica del Paese. Poiché l’anagrafe dei nomignoli dei sistemi elettorali mai nati (Rosatellum, Fianum, Verdinellum, Tedeschellum, Provincellum, Mattarellum rovesciato) aggiunge confusione al caos primordiale che già in origine contraddistingue un tema così popolare come le riforme elettorali, può risultare utile ricominciare da zero.

dall'articolo di Diego Pretini per ilfattoquotidiano.it

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