Haker Detta così sembra la sceneggiatura di una serie tv, ma di fantascientifico c'è ben poco. La minaccia hacker può entrare nelle nostre case attraverso qualsiasi dispositivo elettronico. Davvero. Che sia il condizionatore dell'aria, il frigorifero intelligente o la tapparella telecomandata poco importa. Ogni apparecchio collegato a Internet o in grado di dialogare con il nostro telefonino può rappresentare una porta d'accesso. Al posto della serratura c'è un codice, più o meno complicato da identificare, e al posto del ladro incappucciato c'è un diabolico maghetto del computer, magari minorenne, che sa perfettamente quali chiavi utilizzare per entrare virtualmente in casa nostra.

Il furto è altrettanto grave: se apparentemente non ci viene rubato nulla di materiale, in realtà degli estranei si sono appropriati della nostra privacy, delle nostre abitudini. E noi diventiamo tracciabili anche quando accendiamo o spegniamo la luce. Paradossalmente - ma neanche tanto - un'organizzazione criminale (...)

(...) di hacker potrebbe bloccarci di colpo tutti gli elettrodomestici e chiedere alle aziende produttrici un riscatto per riaccenderli. O ancora potrebbe rubarci l'identità, girare i nostri dati a qualche società che imposta ricerche di mercato, o manipolare le nostre bollette. Poco tempo fa due informatici di una società statunitense hanno simulato un attacco hacker a Las Vegas, durante un incontro stampa, mandando il tilt l'intero impianto di aria condizionata di un albergo. Un giochetto da ragazzi: hanno semplicemente sfruttato un bug esistente nel termostato intelligente che gira sul sistema operativo Linux. Poi hanno bloccato l'accesso all'impianto e immesso un codice che lo avrebbe sbloccato solo dopo il pagamento di un riscatto fittizio. Restando nell'ambito delle simulazioni, è stato dimostrato che non ci vuole granché nemmeno a manomettere il computer di bordo di un'auto e guidarla a distanza come fosse un giocattolo.

L'ALLARME PACEMAKER

Non bisogna fare grossi sforzi di fantasia per immaginare le conseguenze di un'intrusione del genere. La minaccia riguarda tutti: singoli individui, grossi marchi e anche piccole imprese e start up, costrette a pagare il riscatto pur di non fermare il lavoro. Altro pericolo tutt'altro che surreale: i pacemaker del cuore. Anche quelli hanno un codice e possono essere gestiti «da remoto» per la manutenzione ordinaria evitando interventi chirurgici. Qualche mese fa negli Stati Uniti l'allarme è scattato davvero. La società sanitaria Abbott Laboratories ha inviato una lettera al personale medico degli Usa avvertendo che alcuni dei suoi pacemaker contenevano falle informatiche e potevano diventare bersaglio degli hacker. Oltre 460mila pazienti sono stati convocati per l'aggiornamento dati del dispositivo cardiaco.

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dall'articolo di  per ilgiornale.it

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