«L’Italia in Europa è chiamata ad una sfida cruciale. E vi garantisco che sarà un radicale cambio di approccio sul tema»: così il premier italiano Giuseppe Conte anticipa su Twitter il senso dell’approccio che il nostro Paese proporrà ai leader europei nel vertice sui migranti in corso a Bruxelles. La proposta, che è articolata in sei premesse e dieci obiettivi, «è mirata a proporre una puntuale politica di regolazione e gestione dei flussi che sia efficace e sostenibile, che mira a superare completamente il regolamento di Dublino, basato su una logica emergenziale». Il problema migranti va invece affrontato, sostiene Roma, in maniera «strutturale». Come? A partire dal concetto che «chi sbarca in Italia, sbarca in Europa» e che quindi «non vanno tutte portate in centri italiani le persone soccorse in acque Sar (Search and Rescue)».

 

Salvare non significa smaltire domande di asilo per tutti

L’Italia vuole dunque ribadire che c’è una «responsabilità comune tra Stati membri su naufraghi in mare» e «superare il concetto di attraversamento illegale per le persone soccorse in mare e portate a terra a seguito di Sar». Una cosa è essere «porto sicuro di sbarco» e l’altra ritrovarsi ad essere lo «Stato competente ad esaminare richieste di asilo»: «L’obbligo di salvataggio non può diventare obbligo di processare domande per conto di tutti», si legge nella proposta italiana, che va in direzione opposta alla proposta franco-spagnola, in particolare agli hotspot nei Paesi europei. Secondo quanto riferiscono fonti del governo, Conte ha sottolineato con forza che i Paesi di primo approdo come Italia, Grecia e Spagna non possono diventare il campo profughi d’Europa. Solo il 7% dei migranti sono rifugiati, ha sottolineato Conte, e quindi vanno rafforzate le frontiere esterne dell’Ue: l’Italia sta già sostenendo le missioni dell’Ue e la Guardia costiera libica, ma occorre rafforzare queste iniziative.

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dall'articolo di Redazione Online di corriere.it 

 

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