Finora il loro governo libico non era autonomo, noi ne abbiamo fatto le veci. Il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, non ha tutti i torti a dire che le Ong non possono più portare migranti in Italia. E il perché è racchiuso nelle varie convenzioni che regolano il salvataggio in mare. La Solas (Safety of life at sea), firmata nel 1914 in seguito al naufragio del Titanic, indica infatti che le navi che si trovino a soccorrere qualcuno in mare di fronte alle coste libiche dovranno rivolgersi al centro di Tripoli. C'è poi la convenzione di Amburgo, che impone alle autorità marittime di qualsiasi Paese di intervenire «nella gestione di un soccorso» di cui venga a conoscenza. Quello che, in sostanza, dicono anche le linee guida del 2004 dell'Imo (International maritime organization). La spiegazione è più semplice di quanto si pensi.

 

Quando un'autorità riceve una segnalazione di emergenza, qualora essa sia nella propria area Sar, la Guardia costiera di quel Paese assume il coordinamento del soccorso e inizia a impiegare mezzi propri, mercantili in transito e tutto ciò che naviga e che può essere utilizzato per salvare la vita alle persone. Qualora, come spesso è accaduto per l'Italia, l'imbarcazione in difficoltà contatti direttamente l'autorità di un altro Paese, magari tramite satellitare, secondo le varie convenzioni, il centro di coordinamento del soccorso di quello Stato dovrà informare la nazione nella cui area Sar l'emergenza è in atto. Per chiarire: se un barcone sta affondando nella zona di competenza libica e le persone che vi sono sopra chiamano la Guardia costiera italiana, la stessa dovrà assumere il coordinamento dei soccorsi, avvertendo prima l'Rcc (Rescue coordination centre) libico, quindi emettere un «circolare», ossia un messaggio satellitare con cui avverte le imbarcazioni nei paraggi che un natante è in difficoltà. A quel punto è la Guardia costiera libica ad assumere il coordinamento dei soccorsi.

Fino a dicembre 2017 la zona Sar libica, poi autonomamente istituita dal governo di Tripoli (e recentemente riconosciuta dall'Imo) non esisteva, come l'Rcc che da poco ha iniziato a funzionare a pieno regime. Per cui l'Italia si è sentita responsabile dei soccorsi, anche perché le convenzioni, in caso di mancata risposta dell'autorità competente, obbligano comunque al soccorso in mare. Oggi la storia è cambiata: oggi la Libia è in grado di gestire i soccorsi autonomamente e di coordinare le Ong. In caso di chiamata da una nave di queste ultime, quindi, l'Italia non deve far altro che indirizzarle a Tripoli da dove daranno l'ordine - presumibilmente - di riportare indietro i migranti.

Che poi i volontari del soccorso non riconoscano l'autorità libica e non condividano il fatto di dover far tornare le persone nella terra da cui erano partite, è tutta un'altra storia. Ma quella è solo una questione politica, perché la legge, come le convenzioni, parlano chiaro e vanno rispettate.

 

Articolo di   per ilgiornale.it 

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