Spuntano i frame del 30 giugno scorso, due mesi prima del disastro del viadotto Morandi di Genova. Intanto, si scoprono i contrasti tra Autostrade e Spea che avrebbero finito per rallentare il monitoraggio. La mattina del 30 giugno scorso un tecnico veneto, Daniele Gullà, si trovava a Campi per fare delle misurazioni per conto di una ditta genovese. E racconta: « Ho puntato per caso lo strumento verso il ponte Morandi, monitorando le oscillazioni al passaggio dei mezzi pesanti. Poi, però, dopo quello che è successo il 14 agosto, ho rivisto i frame e mi sono accorto che il viadotto al passaggio di tre camion nello stesso istante, ha subito degli spostamenti di circa 11 centimetri. Io non sono un ingegnere ed ho chiesto il parere ad una mia amica strutturista, Silvia Bonetti, che si occupa anche di fenomeni sismici.

Lei ha detto che quella fluttuazione è molto sostenuta, anche se in assenza del progetto e delle dimensioni del viadotto non può dire che non sia conforme alla costruzione. Qualche giorno dopo il disastro siamo andati dai magistrati e abbiamo messo tutto nelle loro mani».

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