ustica martinelliE' uscito a marzo di quest'anno l'ultimo film di Renzo Martinelli incentrato sulla strage di Ustica. Un film che ha bussato alla porta del regista: “un giorno conobbi Rosario Priori che indagò sulla strage. In un CD vi era una sentenza in cui trovai una frase particolare: Vengono rinvenuti sul fondo marino dei crateri provocati dalla caduta di oggetti pesanti e parzialmente sabbiati.".
Una frase che scritta su un documento di un magistrato assume un valore enorme. Qualcosa che ha incuriosito il regista che ha iniziato ad esaminare documenti e archivi di giornali, andando a fondo di una vicenda ormai sedimentata. “Le notizie inerenti alla strage uscite tre, quattro giorni dopo l'accaduto riportavano tutte una collisione in volo, poi questa versione è sparita, soppiantata da altre tesi e per 30 anni questo è rimasto. E' complicato, perché ormai è provato quello che è successo, c'è chi sa la verità e nel fondo del Tirreno sono state rinvenute prove evidenti dello schianto, ma molti rimangono scettici”.

USTICA è un film in cui si parla di incuria umana e delle controversie dei fatti, situazione che sembra richiamare un'altra sua opera uscita quindici anni prima. “Il Vajont è la miscela micidiale tra la pericolosa ricerca di un disperato profitto e la mancanza di interesse per gli esseri umani.” E come per USTICA, il film VAJONT è nato per caso: “Mi trovavo nella zona di Erto, dovevo fare un sopralluogo per Porzus, una storia di partigiani, e a un certo punto si avvicina un pazzo scatenato in canottiera in pieno inverno, era Mauro Corona. Mi portò nella sua bottega e mi fece conoscere Sulla Pelle Viva scritto da Tina Merlin. Fu per me un'emozione forte leggere quel libro.”

Qualche mese più tardi altri tragici eventi lo portano ad esaminare alcuni frammenti delicati riguardanti la storia contemporanea. “Ero al missaggio di Vajont, quando dei colleghi mi chiamarono dicendomi cosa fosse successo alle torri gemelle. Una notizia che ci sconvolse tutti in quanto nessuno conosceva fino ad allora quella realtà: per la prima volta ci trovammo di fronte a una questione pericolosa che non sapevamo affrontare perché a noi completamente sconosciuta”. Un mondo lontano, quello dell'Islam, che Martinelli decide di approfondire iniziando a leggere, a indagare, a raccogliere informazioni e a trasformare gli appunti in un racconto di finzione.

Renzo MartinelliDopo anni di lavoro nascono due film che parlano di terrorismo islamico e del suo legame con l'occidente. “Il Mercante di Pietre” infatti secondo il regista rappresenta il malessere che si vive con questo conflitto, mentre “11 Settembre 1683” spiega le radici profonde di quel malumore mosso da rancori e vendette di cui oggi tutti ne paghiamo le conseguenze.

Vajont, Ustica, ma anche Porzus o Piazza delle Cinque Lune, sono tutti film ambientati nel passato che hanno un forte legame col presente e parlano di fatti storici italiani che sono ancora difficili da digerire e che spesso nelle scuole nemmeno vengono ricordati.

Il Cinema e la Storia hanno diversi punti in comune: vi è un forte valore maieutico, cercare quella verità che spesso viene manipolata o addirittura rimossa, tutti quei fatti che non si riescono o non si vogliono capire. L'attenzione per il passato è qualcosa di delicato, perché oggi sembra tutto preistoria, in quanto la nostra è una società che è fortemente concentrata sul presente”.

Un'attenzione che ferma su se stessa rischia di rimuovere tutto ciò che appartiene alla sua storia. Una difficoltà con cui il regista si è sempre dovuto scontrare, dal Vajont fino al suo ultimo progetto che va avanti da una decina d'anni. “Sto facendo fatica a realizzarlo perché non interessa a nessuno sapere com'è morto un uomo che ha tenuto le redini del nostro Paese per più di vent'anni”. Così Martinelli senza demordere nel frattempo ha pubblicato un libro, uscito nelle librerie quest'anno, che si intitola “Kill Benito” incentrato su una storia d'amore che s'intreccia con l'uccisione di Mussolini avvenuta non per mano dei comunisti come si crede e con la fine ignara fatta fare all'oro di Dongo.

Guardando alla filmografia di Renzo Martinelli sono state diverse le volte in cui vi è una critica, una denuncia, un cinema d'impegno politico, che sembra richiamare le opere di Francesco RosiElio Petri. Autori che Martinelli stima e che assieme al '68 e all'interesse di radice storica si vanno ad annoverare tra gli elementi che hanno influenzato il cinema del regista cesanese. Film che nascono fra migliaia di documenti e decine di tribunali: un'intensa ricerca che da sempre lo appassiona e che è la spina dorsale delle sue sceneggiature. Un cinema impegnato che ha bisogno di basi come queste e che necessita anche di coraggio, non solo da chi lo fa, ma anche da chi lo vede e da chi lo dovrebbe sostenere come per esempio i media che sono la voce con più margini d'influenza e sensibilizzazione. “Le trasmissioni hanno rifiutato più volte gli inviti del mio ufficio stampa e per esistere oggi in Italia devi essere in tv, perché nei multisala resisti una settimana se ti va bene”. Parole che si aggiungono a una realtà che oggi risulta ancora difficile da superare: l'insufficiente visibilità delle opere è il cuore problematico di una cinematografia che negli ultimi anni sta rinascendo dalle ceneri in un Paese che purtroppo forse ha ancora molto da ricostruire dentro e fuori i confini della propria cultura.

da manifesto0

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