art 38 CostituzioneL'Authority a protezione della privacy ha depositato in commissione Lavoro al Senato una memoria con la quale si contestano, punto per punto, le norme che permettono ai centri per l'impiego di controllare minuziosamente tutte le spese dei percettori del Rdc e quelle che mettono a dispozione dei Caf informazioni sensibili su dati personali, patrimoniali e reddituali di tutta la popolazione. Un Grande Fratello che dai centri per l'impiego ai Caf avrà a disposizione i nostri dati più minuziosi su ogni piccola spesa, su tutti i movimenti bancari, su ogni entrata incassata a qualunque titolo.

Con una memoria indirizzata alla Commissione Lavoro del Senato, che è stata anche appena depositata anche sul sito, l'Autorità Garante della Privacy Antonello Soro  solleva una serie di questioni sulle norme che regolano il reddito di cittadinanza.

Le obiezioni di maggior peso riguardano il monitoraggio delle spese e degli acquisti effettuati con la carta Rdc, e la disciplina di rilascio delle attestazioni Isee. Come è noto, la somma mensile deve essere spesa interamente ma per acquisti leciti: vietato, per esempio, partecipare a giochi che prevedano vincite in danaro o altre utilità. Il problema è che per far valere questo divieto è necessario che qualcuno effettui una verifica minuziosa delle spese. Il Garante della Privacy pertanto nutre consistenti perplessità sulla "disposizione che attribuisce agli operatori dei centri per l'impiego e dei servizi comunali la funzione di monitoraggio dei consumi e dei comportamenti dei beneficiari, nonché di valutazione di eventuali anomalie dalle quali si possa dedurre l'insussistenza dei requisiti dichiarati".

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dall'articolo di ROSARIA AMATO  per Repubblica.it 

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