IMANE FADIL ESCE DAL TRIBUNALE DI MILANOSei aprile 2018. Una telefonata per invitarla a una trasmissione televisiva dedicata a Silvio Berlusconi, allo scandalo delle notti di Arcore. Ma Imane Fadil rispose perentoria: "Mi scusi, ma una trasmissione televisiva non basta, se vuole ci incontriamo e le dico il perché". Allora via, biglietto del treno per Milano, incontro in un caffè. Arrivò bella, bellissima, sguardo fiero di chi non ha paura di niente. Aveva voglia di parlare, non ci stava a essere ricordata come una "ragazza di Arcore". Iniziò a raccontare: aveva poco più di 25 anni quando venne invitata per la prima volta a casa di Berlusconi, allora presidente del Consiglio. Partecipò a ben otto "cene eleganti" e durante alcune di queste disse di aver visto di tutto: ragazze disponibili, spogliarelli, palpeggiamenti.

Capì insomma in che cosa consisteva il Bunga Bunga. Il suo racconto in quel caffè milanese arrivò a un risvolto incredibile anche se lucido, chiaro, tutti i dettagli al posto giusto. D' un tratto le parole che non ti aspetti: "In quella casa ho visto presenze strane, sinistre. Là dentro c' è il Male, io l' ho visto, c' è Lucifero". 

Poteva essere presa per pazza, ma lei no, non ne volle sapere di indietreggiare: "Non mi importa niente di cosa dirà la gente. E racconterò tutto, ma lo farò più avanti. Devo solo finire il mio libro". Già, il suo libro, dedicato alla vicenda Berlusconi e Arcore. Cercava un editore, qualcuno che avesse il coraggio di pubblicarlo.

Il titolo era emblematico: Ho incontrato il diavolo. Un lungo racconto, rimasto ancora inedito - la bozza è stata sequestrata dai pm nell' ambito delle indagini sulla sua morte - che ripercorre la sua esperienza a contatto col mondo berlusconiano. Le chiedemmo di poterlo leggere, e lei acconsentì.

"Ricordo bene l' ultima sera che sono andata là, ad Arcore", aveva raccontato a margine dell' intervista che facemmo (sul Fatto del 24 aprile 2018, ndr). "C' erano tutte queste ragazze nude che ballavano: una di queste, svaccata per terra, con solo il perizoma addosso, si agitava in modo disperato fissandomi. Uno sguardo pieno di disperazione, un ricordo terrificante".

E poi, mesi dopo, quando scoppiò il caos, decise di costituirsi parte civile nei processi "Ruby bis" e "Ruby ter". Anni in cui Imane subì di tutto, biasimo sociale, difficoltà a trovare un lavoro e fango, tanto fango: "Non riuscivo neanche a uscire di casa, mi è stata fatta terra bruciata intorno. La gente pensava fossi una prostituta, ho perso gli amici e quei pochi lavoretti che avevo, come fare l' hostess. Ho vissuto un periodo di forte depressione, piangevo sempre, ho anche perso i capelli a causa del forte stress".

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dall'articolo di Luca Sommi per “il Fatto Quotidiano” da Dagospia.com

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