calciatori e dioLa segreteria telefonica di Kakà: «Lasciate un messaggio dopo il bip, che il Signore vi benedica». Un giorno di qualche anno fa ad Appiano  Gentile, Marcello Lippi, allora allenatore dell’Inter, durante una partitella, si ritrovò il giocatore nigeriano Taribo West con le treccine al vento davanti al portiere avversario. Fermò il gioco. «Non ti avevo detto di stare in difesa?». «Mi scusi, ma Dio mi ha ordinato di giocare all’attacco». «Non mi risulta di aver mai parlato con te»: così Lippi troncò la discussione.

Taribo, per non sbagliare più interlocutore, ora fa il predicatore. All’Inter, dopo il caso della maglia evangelica di Adriano, è evidente la particolare attenzione per il senso religioso. Chi è Dio? La prima domanda del catechismo  dovrebbe essere posta un po’ a tutti, da quelli che si bevono il «Codice da Vinci» immemori di quanto imparato da ragazzi e anche a quelli che citano le lettere di San Paolo sulla maglietta della salute. A questa categoria appartengono specialmente i calciatori brasiliani.

Certo, anche Luciano Moggi, Beppe Signori e tanti altri indigeni hanno la loro forte devozione a Padre Pio, ad esempio, ma, non mostrando la canotta in mondovisione, fanno meno notizia. Bisogna farsi vedere, come Giovanni Trapattoni, con l’Acqua Santa della sorella suora in panchina. Ogni tanto si parla della Fede di Demetrio Albertini, ex centrocampista del Milan, ora al Barcellona, che ha un fratello prete e che convinse i suoi compagni di squadra a non bestemmiare. Fu una bella iniziativa.

Non è facile trattenersi al giorno d'oggi, tanto più che non è più in circolazione l’arbitro Menegali quello che, il 12 ottobre 1975, a un minuto dalla fine di Como-Juve (2-1 per la squadra di casa) fischiò una punizione dal limite a favore dei bianconeri per un bestemmione di Correnti. Tiro deviato da Fontolan, autorete: 2-2. Se ne discusse a lungo. E non senza tirare in ballo nuovamente il Padreterno. Il calciatore di Fede non è nato ieri. Amoroso, ex Udinese e Parma, era più diretto: «Grazie Dio», stampò sulla maglia. Meno complicato di Adriano Leite Ribeiro, che ha citato un versetto di San Paolo (Filippesi, 4,13). Cosa c’è sotto? Un omaggio al padre morto, un messaggio contro chi lo ha criticato? La solita dietrologia nostrana. Per Adriano, appartenente alla Chiesa Evangelica, semplicemente una preghiera a Dio. E basta.

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dall'articolo di Roberto Perrone per Corriere.it 

17 marzo 2005

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