ermellini toghe rosse contro salviniLa divisione dei poteri, nel nostro sistema democratico, è stata proprio per evitare ingerenze e soprusi. Ma da tempo questo equilibrio è stato rotto dai magistrati che quotidianamente fanno politica indossando la toga. Non è una novità, ma ciclicamente diventa un vulnus che frena l’azione legislativa del governo o del parlamento. Negli ultimi tempi, per esempio, nelle aule dei tribunali è venuta a crearsi una strenua “resistenza” alle misure e ai provvedimenti votati per contrastare l’immigrazione clandestina o per garantire la sicurezza nel Paese

Laddove la sinistra è diventata elettoralmente marginale e politicamente irrilevante, l’opposizione ai decreti e alle direttive di Matteo Salvini viene fatta dai magistrati nelle aule dei tribunali. Si tratta di un’operazione sistematica iniziata l’anno scorso dalla procura di Agrigento con le indagini contro il numero uno del Viminale per il caso della nave Diciotti e continuata, passo dopo passo, a suon di sentenze pensate per smontare il decreto Sicurezza. È il caso, per esempio, dell’incessante attività di Luciana Breggia, presidente della sezione speciale per l’immigrazione e la protezione internazionale al tribunale di Firenze. Lo scorso 15 maggio ha negato al ministero dell’Interno la possibilità di impugnare un verdetto lasciando ai sindaci la completa autonomia in materia di iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo. Sulla stessa scia anche il tribunale civile di Bologna ha preso una decisione analoga smontando ulteriormente il decreto. “Se qualche giudice vuole fare politica e cambiare le leggi per aiutare gli immigrati – è stato il commento – lasci il tribunale e si candidi con la sinistra”. Sembra però che per certi giudici sia più facile plasmare le leggi a proprio piacimento, lavorando (dietro le quinte) nelle aule dei tribunali.

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dall'articolo di Andrea Indini per IlGiornale.it 

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