Blocco Studentesco emanazione CasaPoundHanno facce carine, buoni voti, vite normali che vorrebbero trasformare in eroiche. Sono i militanti del Blocco Studentesco, emanazione di CasaPound. Tra azioni dimostrative,
 culto del fuoco e problemi con la mamma ecco chi sono i nuovi fascisti. Fuori dall’Istituto professionale per il commercio e il turismo Marignoni di Milano fumano tutti, compresa la bidella che dà l’ultimo tiro di sigaretta e poi grida: «Spegnete, dentro!». Mancano cinque minuti all’inizio delle lezioni e i ragazzi del Blocco Studentesco allungano, a chi entra, il loro volantino: da una parte recita «Devoti alla vittoria»,

dall’altra – in un corpo che solo la giovinezza perdona – illustra i 7 punti di un programma che è un mix di praticità e filosofia. Dai libri di testo elettronici (scaricabili e a prezzo fisso) alla riscoperta dell’identità italiana attraverso visite «nei luoghi sacri della Patria».

blocco studentesco 2Il movimento Blocco Studentesco ha ottenuto, alle ultime elezioni degli organi collegiali e delle consulte provinciali degli studenti, 56 mila preferenze e 200 membri eletti in tutta Italia. Numeri importanti se si considera che quelli del Blocco sono fascisti.
La prima volta che dico «fascisti» davanti a loro, lo faccio a mezza voce, perché è una parola che pesa di paura e dolore. Il fatto che, da qualche tempo, si sia tornati a pronunciarla sembra averla sterilizzata e alleggerita.

Se lo posso dire può esistere. E infatti i ragazzi mi invitano a mettere da parte ogni prudenza: «Siamo fascisti, certo!». Nato nel 2006 come emanazione di CasaPound, il Blocco è presente più o meno in 120 città italiane. «Milano forse è la seconda per importanza, dopo Roma. Ma non sono sicuro, non facciamo le gare», mi dice Bruno Furiosi, 18 anni, responsabile della sede milanese.
A volantinare sono venuti in quattro, più due che guardano. «Il Marignoni è un istituto tranquillo, ma davanti alle scuole andiamo sempre in gruppo», dice Riccardo, 20 anni. «A quelli che buttano l’occhio al volantino e dicono “vaffanculo” siamo abituati, e amen. I problemi nascono quando ci impediscono di fare politica, ce lo impediscono fisicamente, intendo. Lì, noi non voltiamo le spalle e non porgiamo l’altra guancia. Succede spesso? Be’, abbastanza», aggiunge Bruno mentre si firma la giustificazione per entrare alle 9.

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dall'articolo di SILVIA NUCINI per vanityfair.it del 23 FEBBRAIO 2018

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