Precari e precarie una storia dellItalia repubblicanaRecensire un libro di storia ma parlare del presente. È la nuova rubrica del fattoquotidiano.it. Nella terza puntata Precari e precarie, una storia dell’Italia repubblicana di Eloisa Betti per i tipi della Carocci. Una storia politica e intellettuale del precariato in Italia. Il pacchetto Treu, la legge approvata nell’estate del 1997 dal primo governo Prodi, è considerata il momento in cui il processo di flessibilizzazione del mercato del lavoro italiano ha realmente inizio. La legge era intitolata “Norme per la promozione dell’occupazione” e includeva parte dei contenuti del Patto del lavoro, siglato da governo e parti sociali l’anno precedente. Derogando al divieto di interposizione di personale introdotto nel 1960, la riforma introduceva in Italia per la prima volta il “contratto di fornitura di prestazioni di lavoro temporaneo”. Ovvero, il lavoro interinale. La legge agevolava anche l’adozione dei contratti di collaborazione coordinata e continuativa, i famigerati co.co.co..

 La riforma del mercato del lavoro avvicinava l’Italia ad altri Paesi europei caratterizzati da forme di precarizzazione analoghe, ma apparentemente moderandone certi tratti più selvaggi. Il lavoro interinale risultava maggiormente regolamentato, e il suo utilizzo più difficoltoso che altrove. Uno dei motivi per cui questo tipo di contratto ha relativamente avuto un’incidenza marginale negli anni Novanta. Solo lo 0,4% dell’occupazione nei primi cinque anni successivi alla riforma sarebbe stato costituito da lavoratori interinali.

La figura del co.co.co era precedente alla riforma, esistendo dagli anni 1970, ma la sua diffusione era più recente. Nel 1996, l’introduzione di un contributo pensionistico obbligatorio del 10%ne aveva fatto emergere quasi un milione. Soltanto nel 2002, i co.co.co erano più che raddoppiati. Gli iscritti nel fondo della Gestione separata dell’Inps ammontavano a 2.392.527. Per lo più donne, per le quali il co.co.co costituiva l’unica forma possibile per entrare nel mondo del lavoro, e spesso la sola per rimanerci, in particolare nell’Italia meridionale. Oltre il 90% lavorava per un solo committente, il che lasciava intendere che i co.co.co fossero in realtà dei contratti di lavoro subordinato mascherati e a bassissimo costo.

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dall'articolo di   per IlFattoQuotidiano.it 

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