"Non temo scissioni, chi si è fatto il suo partito non è finito bene. Deluso dalla Lega, speravo che staccasse la spina al governo".  Presidente, che Europa ha trovato al suo rientro nell'Europarlamento? «Un'Europa molto cambiata e non in meglio. Un'Europa frammentata, nella quale manca una leadership forte, autorevole, riconosciuta». Come giudica le prime nomine del nuovo corso? «Profondo rispetto per le persone, e naturalmente sono lieto che a guidare la commissione sia un'esponente del Ppe, che rimane la prima famiglia politica europea.

Tuttavia l'assetto complessivo mi pare una riproposizione del vecchio asse franco-tedesco e non un modello di Europa inclusiva. L'Europa non è solo quella intorno alla valle del Reno, esistono un'Europa mediterranea, e anche un'Europa dell'est, che devono essere parte integrante del progetto europeo».

Tra l'Europa moderata che ha vinto le elezioni e gli interessi dell'Italia sovranista lei come si porrà?

«Sempre dalla parte dell'Italia, ovviamente, ma l'interesse nazionale si tutela in tutt'altro modo. L'Italia cosiddetta sovranista ha finito con l'accettare assetti europei nei quali il nostro governo non ha nessun peso. Per paradosso - poiché i vertici delle istituzioni europee sono stati trattati tutti insieme - il nostro governo ha dato il via libera anche all'elezione di un esponente del Pd alla guida del Parlamento Europeo. Sono lieto che vi sia ancora un italiano, dopo il nostro Tajani, in questo ruolo. Tuttavia il nuovo presidente non poteva avere il nostro voto, perché un esponente del Pd è politicamente e culturalmente alternativo a noi. Abbiamo votato scheda bianca e fra l'altro questo ha impedito che venisse eletto al primo scrutinio, al quale gli sono mancati giusto sette voti».

Ha rivisto Putin, non penso vi siate scambiati solo saluti...

«Certo che no, anche se la nostra conversazione ha avuto carattere strettamente privato. È stato ancora una volta un atto di grande sensibilità e amicizia, quello di Vladimir, che ha voluto trovare il tempo per incontrarci alla fine di una giornata faticosa e densa di impegni istituzionali. Naturalmente gli ho ribadito il nostro impegno a lavorare perché la Russia sia sempre più parte integrante dell'Europa e del mondo libero, cui appartiene per storia e per vocazione, mettendo fine all'assurdo regime delle sanzioni. In sede europea lavorerò per questo, cosa che Putin sa e apprezza. Del resto, fui io ad ottenere, con lo storico accordo di Pratica di Mare nel 2003, che la Russia si associasse all'Alleanza Atlantica ponendo fine a mezzo secolo di guerra fredda. Dobbiamo tornare a quello spirito, per affrontare insieme, Russia e Occidente, le grandi sfide dei prossimi anni».

Putin ha detto di avere ottimi rapporti con Salvini...

«Ne sono lieto, perché Salvini è un ministro importante del governo italiano, e tutto quello che rafforza l'amicizia fra Russia ed Italia è un bene per il nostro paese».

A proposito di Salvini, vede una via d'uscita al braccio di ferro sull'immigrazione tra governo e Ong?

«Sarà difficile, fino a quando le Ong continueranno a mantenere un atteggiamento provocatorio, di continua sfida alle leggi e alla sovranità italiana. E finché Salvini continuerà a concentrarsi su queste sfide e non sull'effettiva gestione del fenomeno dell'immigrazione, né tanto meno sui rimpatri dei 600.000 irregolari sparsi nelle nostre strade, le cose non cambieranno».

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dall'intervista di  per ilgiornale.it