usa arroganzaSe volete continuare ad apprezzare Kafka non leggete oltre. Nessuno scrittore, neanche sotto psichedelici, avrebbe potuto congegnare un tale intreccio di arroganza,  vigliaccheria, corruzione, spietatezza, stupidità, inganno, avidità, insensatezza. Leggete le tragiche pagine che seguono (soprattutto la particolareggiata denuncia). E leggete il libro di Lo Porto, causa reale della sua persecuzione (troppo critico verso il sistema USA). Extraordinary rendition, fissatevelo in mente, così i pirati chiamano oggi il sequestro di persona. Gli amici scrittori possono godersi la nitida e corrosiva esposizione dei fatti così come Gadda ebbe a godersi la lettera dello spedizioniere.   

 

COMUNICATO STAMPA

Povero, malato, estradato ingiustamente dall’Italia, a 80 anni si trova in una cella degli Stati Uniti per un’accusa mai provata. Ora la nipote dell’anziano denuncia un dirigente del Ministero della Giustizia italiana ed evidenzia l’indifferenza di quello degli Esteri.

Sono Nadia BELLINI, italo canadese, residente in CANADA, nipote di Giuseppe LO PORTO. Mi appello all’opinione pubblica italiana, informandola della barbarie ai danni d’un vecchio, povero e malato, mio zio Giuseppe LO PORTO. Provo un profondo disgusto per la burocrazia italiana, vergognosa al di là d’ogni immaginazione, diffonderò questa vicenda in CANADA e USA. Sono in Italia per depositare la denuncia (unita in copia a questo comunicato) contro l’alto dirigente del ministero di Giustizia, ... e altri funzionari per ora ignoti dello stesso ministero. Mio zio, Giuseppe LO PORTO, siciliano, emigrato prima in Libia e da lì negli USA, sposò in ALABAMA una statunitense, divorziata, adottandone il figlio e la figlia. Nel 1995, dopo che mio zio divennne un facoltoso imprenditore, la moglie chiese il divorzio, denunciandolo per presunti abusi sessuali sulla figlia, iniziati cinque anni prima, a detta della signora, quando Kathrin aveva otto anni. Nei cinque anni precedenti non vi fu alcuna denuncia né alcun comportamento della bambina che adombrasse tali presunte violenze. Fu incarcerato nonostante una perizia favorevole e la fumosità delle accuse. Ottenuta la libertà su cauzione, la moglie lo aveva depredato di tutto, il suo lavoro andò in rovina e con esso la società che garantiva la cauzione. Sarebbe tornato in carcere, non avendo i mezzi né per una nuova cauzione né per un avvocato. Riparato in Italia con l’ausilio di alcuni connazionali, fu arrestato e tratto davanti alla Corte d’Appello di Venezia per l’istanza di estradizione dagli USA. Incarcerato, in attesa della sentenza della Cassazione, le sue gravi condizioni di salute (una cardiopatia impose il pace maker, documentazioni cliniche scaricabili qui), indussero la procura a concedergli la libertà vigilata. In questo frangente il Sig. LO PORTO pubblicò “L’altra Faccia dell’America” (scaricabile qui), che narra le sue esperienze negli USA. Poco dopo, un sedicente funzionario del ministero di Giustizia, recando una copia del suo libro, chiese che mio zio annotasse il proprio numero di cellulare sul frontespizio e, asserendo che egli avrebbe potuto evitargli l’estradizione verso gli USA, mostrò di conoscere perfettamente la vicenda. Lo sconosciuto, sedicente funzionario della Giustizia, poco dopo telefonò a mio zio chiedendo 150mila Euro, in cambio dei quali, assicurò, il ministro di Giustizia NON avrebbe MAI sottoscritto il decreto di estradizione. Mio zio rispose che era innocente, non disponeva di tale somma e quindi non avrebbe pagato nulla. Ne trasse tuttavia motivo di forte allarme e lasciò subito l’Italia. Rifugiatosi in Olanda, ove fu raggiunto dalla richiesta di estradizione degli USA, incarcerato e giudicato dal tribunale olandese di MIDDELBURG. La Giustizia olandese sentenziò che la richiesta di estradizione degli STATI UNITI era"inammissibile" per mancanza di prove, poiché gli unici elementi probatori, presentati dalle autorità statunitensi, risultavano “viziati da assenza di garanzie” nell'audizione della minorenne, presunta vittima di abusi sessuali, la quale peraltro “denunciò il fatto quando era in atto una procedura di divorzio fra sua madre e l'estradando''. (Sentenza del tribunale di MIDDELSBURG, traduzione giurata scaricabile qui). Rilasciato per ordine del tribunale di MIDDELBURG, il Sig. LO PORTO rientrò in Italia il 20 dicembre 2010, presumendo che non vi fosse pendente alcun provvedimento di estradizione. Era rassicurato perché il 4 agosto 2010 il Sig. LO PORTO si autodenunciò per evasione alla Procura della Repubblica di Belluno. Il P.M. assegnatario della causa non ritenne di dover procedere nei confronti del sig. Lo Porto (documento scaricabile qui). Questo dato è fondamentale per comprendere il quadro criminoso creato ad arte in capo al Sig. LO PORTO, dai funzionari del Ministero di Giustizia. Rientrato in Italia, ricoverato d’urgenza nell’Ospedale di Mirano, gli diagnosticarono un carcinoma alla prostata, egli fu successivamente operato nell’Ospedale di Belluno. Il 7 maggio 2012, il giorno dopo aver compiuto il suo dovere di elettore e di cittadino italiano, votando per l’elezione del Consiglio comunale di Pieve di Cadore, fu arrestato quale “cittadino statunitense latitante”, dai carabinieri di Pieve di Cadore per la medesima richiesta di estradizione già respinta dalla Giustizia olandese di MIDDELBURG, successiva alla pronuncia della Magistratura italiana per cui vi è contrasto con il primo giudizio e, trattandosi di Magistrature europee, l’ultimo giudizio avrebbe dovuto portare al riesame del caso. In ogni caso doveva ritenersi annullato l’originario decreto di estradizione, il quale è – non dimentichiamolo – un mero atto amministrativo, impugnabile entro 60 giorni dalla sua notifica, cioè, nel caso del Sig. LO PORTO, entro 60 giorni dal 7 maggio 2012, quando, arrestato dai carabinieri di Pieve di Cadore, gli fu notificato il decreto. Tale decreto, basato sulla richiesta degli USA, sebbene ne sia stata chiesta copia conforme ex art. 25 L. 241/1990, al Ministero di Giustizia, non è mai arrivato nelle mani del difensore del Sig. LO PORTO: una ulteriore ferita al diritto di difesa del Sig. LO PORTO fra le innumerevoli già inferte. Due settimane dopo il suo arresto, nonostante le gravi condizioni di salute, in spregio a due sentenze del TAR VENETO e del TAR LAZIO, mio zio, cittadino italiano, fu imbarcato su un aereo verso gli Stati Uniti, con un passaporto falso, che lo attestava cittadino statunitense: una extraordinary rendition per mio zio che non è un terrorista, non è un trafficante di armi, non è un killer né un mafioso. È un vecchio povero e malato, accusato senza prove e incarcerato senza processo in una cella dell’ALABAMA. Quando la procura statunitense, dubbiosa sulla legalità dell’estradizione, ha chiamato il ministero degli Esteri italiano, le hanno risposto che sono tutti in vacanza e non sapevano chi trattava il caso. Queste le disgustose burocrazie del ministero di Giustizia e degli Esteri. Mi appello alla stampa italiana affinché questa vicenda sia portata alla conoscenza di tutti.

da https://eliopaoloni.jimdo.com