rifondazione Vladimir LuxuriaAvevo giò trattato in precedenza la grottesca figura di Marco Rizzo, deputato dei Comunisti Italiani (o comunisti all’italiana, come preferite). Ma le sue piu’ recenti dichiarazioni hanno portato a galla il meglio (e il peggio) della sua cultura veterostalinista, e perciò meritano di essere segnalate. Mentre infatti ero stravaccato sul divano e mi leggevo il Corsera aspettandomi di imbattermi in qualche anatema clericale del monsignor Ruini contro i PACS e roba simile, un articolo mi ha fatto sobbalzare di brutto: era proprio Marco Rizzo ad attaccare la legittima dei diritti civili in materia di coppie omosessuali. Difatti, scagliandosi contro la candidatura di Vladimir Luxuria nelle liste di Rifondazione Comunista, il "compagno Kojak" ha detto:

 

"Rifondazione ha come capolista (nel lazio) Vladimir Luxuria. Io ritengo che sia il conflitto di classe a muovere il mondo, la lotta per i diritti borghesi viene dopo. Quelle sono lotte dei borghesi della rivoluzione francese, non della rivoluzione russa. […] Per dirla in una parola: io sono comunista."

Per dirla con altre parole, è indubbio che Rizzo ed i cossuttiani non solo sono comunisti, ma sono anzi i soli veri comunisti nel significato storico, abietto, del termine. È evidente che questo significato, per non cadere in un incomprensibile linguaggio privato e parallelo, non può riferirsi ad un’idea platonica di maggiore imitazione (mimesis) e partecipazione (metexis) con Marx, ma deve corrispondere ad una corposa realtà storica e materiale durata decenni. E Rizzo incarna veramente molto bene l’identità comunista italiana. Non conosco nessun propagandista dell’anticomunismo migliore del comunista Rizzo. Il Libro Nero del Comunismo non è nulla al confronto. Se ci pensiamo bene le peggiori caratteristiche antropologiche del comunista novecentesco, descritte dalla narrativa e dalla saggistica, da Kolakowski a Papa Wojtyla, sono trionfalmente presenti in Rizzo e compagni: il nichilismo, lo storicismo, lo scientismo, eccetera, eccetera. Quindi bene fa Rizzo a ostentare la sua identità comunista. Anzi penso che sia giusto lasciare a Rizzo tutto l’orgoglio di questa identità, in modo che ci si possa strozzare. Dall’altra parte questa è gente che nel suo DNA non ha la democrazia ed il liberalismo. Visto che non ha niente, lasciamogli la sua misera identità comunista.

Comunque, queste dichiarazioni di Rizzo nulla hanno da invidiare al "meglio fascista che frocio" della Mussolini. La differenza forse sta che mentre i fascisti sono degli impotenti quotidiani e si scagliano contro le diversità di genere sessuale per compiacere il proprio ego represso, il "comunista" Rizzo (le virgolette sono d’obbligo d’ora in poi) considera l’omosessualità, il lesbismo e la transessualità dei "vizi borghesi". Un bagaglio culturale ereditato dal passato da quel vecchio PCI austero, moralista e bigotto quanto lo fu la DC, che propugnava il maschismo operaio, contrastava sul nascere i primi falò femmisti e stroncava movimenti di liberazione sessuale bollandoli come "borghesi". Un bagaglio che di cui almeno Rifondazione Comunista sembra essersi liberata. Mentre nelle parole di Rizzo sembra di rivedere un film già visto, per niente nuovo e parecchio triste. 

"La federazione del Pci di Pordenone ha deliberato in data 26 ottobre l’espulsione dal partito del Dott. Pier Paolo Pasolini di Casarsa per indegnità morale. Prendiamo spunto dai fatti che hanno determinato un grave provvedimento disciplinare a carico del poeta Pasolini per denunciare ancora una volta le deleterie influenze di certe correnti ideologiche e filosofiche dei vari Gide, Sartre e di altrettanto decantati poeti e letterati, che si vogliono atteggiare a progressisti, ma che in realtà raccolgono i più deleteri aspetti della degenerazione borghese".

Da "l’Unità del 29 ottobre 1949

da http://www.querdenker.it del 24 marzo 2006