È un mercoledì mattina. La seduta 192, come si legge nel resoconto parlamentare, comincia alle 9,35. C' è l' aria condizionata, perché siamo al 19 giugno. Nella guerra che si è scatenata in queste ore tra Matteo Salvini e il premier Giuseppe Conte, proseguita ancora ieri, bisogna tornare a quel mercoledì di metà giugno: prima della pausa estiva e della rottura del governo gialloverde. Come prassi, il presidente del Consiglio, in prossimità di un vertice europeo, viene a riferire al Parlamento. Conte spiega che, tra l' altro, si parlerà della riforma del trattato sul Meccanismo europeo di stabilità. La bozza in discussione, ricorda, è il frutto in un vertice del dicembre 2018. A proposito dei ruoli tra Commissione e Mes spiega che il fondo, «se necessario, potrà seguire e valutare la situazione macroeconomica e finanziaria dei suoi membri, compresa la sostenibilità del loro debito pubblico». Lega e M5S hanno dubbi. E li illustrano, senza molti convenevoli. Parla per primo Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera: «La riforma prospettata è pericolosa». 

Ricorda che la Lega si è opposta, a suo tempo al Fiscal Compact e al voto sul Fondo salva-Stati. «Ma l' evoluzione che si sta pensando è ancora più spaventosa», dice, perché il Fondo salva-Stati «ha già dimostrato che cos'è: andate a chiederlo ai bambini greci! È quello strumento che, con i soldi di tutti, è stato utilizzato per salvare le banche francesi e tedesche che avevano fatto speculazione finanziaria in Grecia sulla pelle della gente, andando a chiudere gli ospedali, andando a privare la Grecia delle infrastrutture strategiche, andando a tagliare i diritti sociali in quel Paese». Qui, si legge nel resoconto, scattano gli applausi dai banchi della Lega e del M5S. «E ora noi vorremmo far sì che tale strumento entri nei Trattati europei?

Che sia qualcosa di vincolante da cui non si possa più uscire?
Noi vogliamo che il controllo sulla tenuta dei conti pubblici dei Paesi Ue non sia più fatto dalla Commissione ma dal Fondo salva-Stati? Vogliamo che, con i soldi di tutti, intervenga a sua discrezione, senza un controllo politico, ad aiutare soltanto i Paesi che hanno i conti a posto?». Pausa. «Questa è una follia e noi non possiamo permetterlo». Di nuovo applausi. Conclusione: «Non possiamo parlare di Europa sociale e poi portarci la troika in casa». 

«Non s'ha da fare» - Francesco D' Uva, capogruppo del M5S, non è da meno: «Avallare nella sua forma attuale la riforma del Trattato del Mes significherebbe legittimare proprio quelle stesse regole fiscali che stiamo criticando da anni». La bozza attuale «prevede che l' accesso alle linee di credito precauzionali per gli Stati richiedenti sia subordinata al rispetto di parametri fiscali come il rapporto deficit-Pil non superiore al 3%, un rapporto debito pubblico-Pil al di sotto del 60% o, in caso di valori superiori, che il rapporto sia ridotto di un ventesimo in media nei due anni che precedono la richiesta.

Sulla base di questi tre parametri ci sono otto Paesi dell' area euro, tra cui l' Italia, che sarebbero esclusi dalla possibilità di richiedere assistenza al Mes, a meno che non firmino un memorandum che commissarierebbe il Paese». Chiede, quindi, che «l' Italia» si faccia «sentire con inflessibilità. Non si deve procedere oltre su questa riforma, se non vengono affrontati seriamente due altri dossier: l' assicurazione europea sui depositi bancari e il bilancio unico dell' Eurozona».

Tutti d'accordo - Conte, nella replica, dà ragione a Lega e M5S: «Ritengo sia un buon suggerimento quello di invitare», e cita la risoluzione della maggioranza, «"a promuovere, in sede europea una valutazione congiunta dei tre elementi del pacchetto di approfondimento dell' Unione economica e monetaria"». Perciò esprime parere favorevole alla risoluzione 6-00076, firmata dai capigruppo di Lega e M5S. Un documento che impegna il governo «a non approvare modifiche che prevedano condizionalità che penalizzino quegli Stati membri che più hanno bisogno di riforme strutturali e di investimenti, e che minino le prerogative della Commissione europea in materia di sorveglianza fiscale». La risoluzione è approvata.
Fin qui il passato. Ma la polemica è destinata a continuare almeno fino a lunedì, quando Conte riferirà al Parlamento. «Ho molti dubbi e timori», ha detto ieri il vice ministro allo Sviluppo economico, Stefano Buffagni, M5S, ricordando che anche Bankitalia «si è espressa evidenziando dubbi e criticità». Mentre Matteo Salvini ancora ieri ha insistito a chiedere un incontro con il presidente della Repubblica. Quanto a Conte, «se qualcuno ha firmato qualcosa senza dirlo agli italiani ne pagherà le conseguenze».

di Elisa Calessi liberoquotidiano.it


Nel video di Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev, l'accusa di Matteo Salvini a Conte sul Mes