12122019 144443«Fascisti ovunque, razzisti ovunque…? No, semplicemente ignoranti ovunque. Un abbraccio Cristiano». Così su Twitter Matteo Salvini esprime la sua vicinanza a Cristiano Biraghi, finito ieri nella bufera per i parastinchi personalizzati usati durante il match contro il Barcellona, costata all’Inter l’eliminazione dalla Champions. Qualcuno ci ha infatti letto un richiamo all’ideologia fascista e sui social è montata subito la polemica. Molti utenti (i soliti odiatori di sinistra) lo hanno insultato e accusato di fascismo. Sia il giocatore che il club nerazzurro sono dovuti intervenire, chiarendo che i parastinchi inquadrati in televisione riportano l’immagine di un elmo spartano, simbolo caro a Biraghi, fan del film Trecento. Quanto alla scritta Vae Victis (guai ai vinti), questa è vissuta dal giocatore come un’incitazione a vincere in campo.

 

Del resto, basta aprire un libro di storia per sapere che cosa significhi la frase Vae Victis e da chi sia stata pronunciata.  Brenno, capo dei Galli che, nel 390 a.C. avevano sconfitto e occupato Roma. I Romani stavano pesando su una bilancia l’oro che avrebbero dovuto versare al Gallo come tributo di guerra, quando qualcuno fra loro protestò perché i pesi erano truccati. Brenno allora sfoderò la sua pesante spada e la aggiunse sul piatto dei pesi (da pareggiare con oro). Rese quindi il calcolo ancora più iniquo, esclamando Vae victis. Lo fece per dire che le condizioni di resa le dettano i vincitori sulla sola base del diritto del più forte. Ma evidentemente gli odiatori di sinistra non hanno mai sfogliato un libro di storia.

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