Dopo la cacciata del dissidente Gianluigi Paragone i Cinque Stelle si dividono. A difendere il collega ci pensa subito un altro noto riottoso, Alessandro Di Battista che genera inevitabilmente le ire di Luigi Di Maio. Il capo politico, di fronte alla slavina del Movimento, non può optare altro che il silenzio anche se si dice "tranquillo". "Alessandro? Un po' me lo aspettavo - ha ironizzato -, ma Alessandro è libero di esprimersi. Non voglio attacchi, non facciamo l'errore di fare come i partiti. Non stiamo al governo per parlare di noi, né per fare gli idealisti, ma per risolvere i problemi degli italiani. O capiamo la responsabilità che abbiamo sulle spalle, oppure possiamo andare a casa". D'altronde il leader deve fare i conti anche con i pentastellati indietro con le quote di pagamento da versare al Movimento. Una situazione che richiede l'intervento di Beppe Grillo e Davide Casaleggio, pronti a designare la strada da perseguire per evitare di affondare.

"Siamo solidi, il governo è forte e c'è voglia di fare - ha subito messo le mani avanti Di Maio -. Nei prossimi giorni ci riuniremo per buttare giù il cronoprogramma e prepareremo l'agenda 2020". Insomma, il ministro degli Esteri tira dritto con la speranza di non vedersi sottratta la poltrona.

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