LUCCA – Si narra, da parte dell’unico quotidiano on line davvero in grado di dare notizie che altri si sognano soltanto di pensare, ovvero Dagospia, che Il gesuita vestito di bianco, ovvero papa Francesco, sia stato colto da una vera e propria crisi di nervi al momento di ricevere la lettera con la quale un gruppo di cardinali ha manifestato tutte le sue obiezioni alle tesi vaticane sul Sinodo. “Se le cose stanno così possono andare via. La Chiesa non ha bisogno di loro. Li caccio tutti!”. Un vero e proprio attacco di ira, con tanto di tachicardia, da parte di un uomo che dietro la maschera del bravo nonnino che allestisce docce per immigrati sul sagrato di piazza San Pietro e gira con la macchina buona per andare a fare la spesa al supermercato, una Panda, dimostra un’intolleranza di fondo, oltreché una vocazione decisamente dittatoriale del suo magistero. Il gesuita vestito di bianco, insomma, non tollera opposizioni. Nemmeno su temi che rischiano di stravolgere e travolgere la Chiesa: divorziati. coppie omosessuali e gender, ma non solo. La famiglia, pietra miliare del cattolicesimo, finisce per essere archiviata in nome del modernismo: una resa senza condizioni per molti esponenti della Chiesa. Per i firmatari della lettera ci sarebbe molto da dire anche sui metodi (assolutistici) usati da Bergoglio. Che, come detto, è andato su tutte le furie proprio pochi giorni dopo aver battibeccato con un personaggio da baraccone come l’ex sindaco di Roma.

 

Probabilmente il Nostro non tollera opposizioni essendo cresciuto sotto le giunte militari argentine. “Il collasso delle chiese protestanti liberali nell’epoca moderna, accelerato dal loro abbandono di elementi chiave della fede e della pratica cristiana in nome dell’adattamento pastorale, giustifica una grande cautela nelle nostre discussioni sinodali”, termina la lettera dei cardinali che ha fatto infuriare Bergoglio. Antonio Socci, uno che di preti e Vaticano se ne intende, su Libero, scrive: “Al Sinodo la macchina da guerra argentina con motore tedesco (i vescovi progressisti) si è impantanata: si sa, di questi tempi i «motori» tedeschi sono da rottamare e la carrozzeria argentina è un ferrovecchio, impastato di peronismo e di rugginosa teologia della liberazione”. In effetti una parte consistente del Sinodo sta opponendo una dura resistenza in particolare sui temi dell’omosessualità e della teoria gender, i cui effetti, peraltro, sono devastanti non solo da un punto di vista cattolico: leggetevi “I demoni del bene” di Alain de Benoist per capire sino in fondo quale attentato alla natura umana costituisca. Un modo disumano e totalitario per uniformare modi di essere, di parlare, di vivere e di amare, uccidendo il bello del mondo. Che sono le differenze.

Al di là degli scatti di ira di Bergoglio, per i quali chissà se il Divino poeta gli ha riservato un posto nel quinto cerchio, c’è una larga componente della Chiesa che è seriamente preoccupata per la deriva imposta dal papa argentino e dai suoi sostenitori. “Il partito bergogliano – continua Socci – è come una squadra di calcio che sta perdendo 5 a 0 sul campo di gioco (e quindi rosica), ma può impunemente assestare calci, provare a fare gol con le mani (alla maniera argentina) e ostentare arroganza perché sa che l’ arbitro è il loro leader e alla fine darà loro partita vinta a tavolino contro ogni regola”. Tra coloro che si stanno opponendo c’è anche la chiesa africana, sviluppata da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, che conta 200 milioni di fedeli. Mentre quella sudamericana di Bergoglio e quelle europee sono al tracollo. “Ma questo – prosegue Socci – è il paradosso di oggi: alla guida della Chiesa stanno coloro le cui ricette si sono rivelate fallimentari nei loro paesi. E vogliono applicare le stesse disastrose ricette alla Chiesa intera, con effetti devastanti su scala planetaria. Certo, molti indicano la popolarità del papa argentino come segno di rinascita. Ma è un bluff e dentro la Chiesa lo si è ormai capito.
È la popolarità drogata del circo mediatico laicista, che non porta una sola conversione, ma esulta piuttosto per la conversione del papa all’agenda Obama e all’ agenda onusiana”. Anche Repubblica lo ammette: “l’effetto Francesco non c’ è”, anzi “l’Italia continua ad allontanarsi dalla Chiesa”. Concordiamo. E a Lucca, terra di bacchettoni e baciapile per eccellenza, che si dice? Nulla. Si portano gli immigrati in Processione. E si fanno affari. Vedendo Bergoglio come un modello. 

di Fabrizio Vincenti per www.loschermo.it