capture 420 26032020 191332Il governo Conte tentenna a dir poco. Naviga a vista. Pessimi marinai. Timoniere inesperto. O forse al servizio di navi “nemiche”. Ma di stop and go e di decreti via social si può anche morire. Lo sanno bene i capitani coraggiosi. Quegli imprenditori che più di un mese fa avevano previsto il tracollo di oggi. E ora sono tutti, indistintamente, lanciati verso il naufragio.

Capitani coraggiosi alla deriva

Piccolissimi imprenditori, commercianti al minuto, ristoratori, baristi. Ma anche medi capitani di industria. Operatori turistici, albergatori, manager, proprietari e gestori di aziende. Tutti nella stessa barca. Appesi a un decreto cura-Italia, subito ribattezzato cerotto-Italia, che non parte. Che non basta. Che sembra scritto da marziani arroccati sul pianeta rosso. Elemosina. Pannicelli caldi. Seicento euro una tantum? Ma non si vergognano? Il clic day? “No. Non può essere. Meno del redditto mensile di nullafacenza”.

 

Panico, confusione e impotenza

Chi non ha lo stipendio assicurato è in preda al panico. Cerca appigli tra gli amici che contano. Scarica ogni istruzione circoli nel guazzabuglio della rete. Telefona al commercialista. Che a sua volta cerca lumi nel ginepraio delle circolari Inps. Il caos è totale e i giorni di chiusura scorrono. Fatturato zero. Ma le spese non si fermano. Nessun orologio può fermarle. Solo uno Stato coraggioso. Ma coraggioso davvero. Che comprendesse almeno quello che dice davanti alle telecamere. “Siamo in guerra?” E allora guerra sia. Allora si richiedono indietro  i soldi che l’Europa ha accantonato con il Mes. “Ma quelli non sono nostri?”, “Non si chiama fondo Salva-Stati? E l’Italia non è da salvare?.

Oppure, scherzano, si fa una bella pernacchia alla troika di Bruxelles. Che fino a ieri ironizzava su quegli sfigati e provinciali degli italiani. E che oggi sta peggio di noi. Per non parlare della Gran Bretagna. Passata dal “preparatevi a piangere i vostri cari, qui non si ferma niente” al coprifuoco totale in due giorni.

La fantasia italica non può bastare più

“Germania e Francia stanno come noi”, dicono i capitani coraggiosi. Costretti davanti alla tv dlla quarantena. “Però mettono sul tavolo 350-400-500 miliardi solo per cominciare la partita. Noi 25, forse”. Prima che l’opposizione tirasse i capelli al premier erano 7, anzi 3,5. Tre miliardi e mezzo, avete capito?”.

Stavolta la proverbiale fantasia italica, l’arte di arrangiarsi, la voglia di farcela in barba a tutti non basteranno. I più dinamici hanno tentato di tutto. Dalla pizzeria che sforna prelibatezze a domicilio h24 all’enoteca che porta prosecco a tutte le ore. Per chi ha voglia di festeggiare. Non si sa bene cosa. Perfino il B&b a casa.  “Se tu non vieni da me vengo io da te. Lenzuola profumate e colazione a domicilio”. Con costi aggiuntivi per l’igienizzazione. Ma fino a quando? Così non si regge. L’ultimo discorso alla nazione di Conte, rigorosamente via Facebook, ha di fatto spento il motore dell’economia italiana. Game over. Fine.

Dobbiamo portare a casa la pelle. E mangiare

“L’emergenza sanitaria, certo, è al primo posto. Dobbiamo portare a casa la pelle. Ma anche mangiare”, dicono i capitani coraggiosi. Quelli che da sempre rischiano in proprio.  Il grido di dolore dei più navigati, tre, quattro settimane fa, è diventata la colonna sonora quotidiana. Non sanno come fare. E telefonano di prima mattina al consulente del lavoro di fiducia. Magari dopo una notte insonne. “Buongiorno dottoressa. Immagino quanto sia oberata. E non smetterò mai di ringraziarla per la sua disponibilità. Penso sia il momento di cominciare a pensare seriamente alla nostra piccola azienda. Facendo del tutto per mantenerla in piedi. È la burocrazia per ottenere i benefici del decreto che mi preoccupa…”. Dall’altro capo del filo tanta gentilezza e nessuna certezza.  “Riguardo alla cassa in deroga saprà che è ancora tutto fermo. La regione deve decretare in accordo con le organizzazioni sindacali le linee guida. Consideri che nell’ex zona rossa è ancora tutto fermo rispetto all’operatività del precedente decreto. Attendiamo e speriamo di fare tutto con la disponibilità dei fondi. Buona giornata…”.

L’imprenditore e la consulente del lavoro

Il giorno dopo. “Scusi, se la disturbo di nuovo. Ma dovremmo anche dare qualche segnale ai nostri dipendenti. Immagino che si dovrà adottare la cassa integrazione in deroga. Non malattia e ferie. Dico bene? Lei cosa ci consiglia? Ho paura dell’esaurimento dei fondi…”.  E lei: “Buongiorno purtroppo ancora non possiamo accedere. Non abbiamo la piattaforma e le info dalla regione Lazio”. E’ lo scambio di messaggi tra un piccolo imprenditore con quattro dipendenti e la sua consulente del lavoro. Ma come lui tutti gli altri.

In attesa di capire come muoversi, è fermo. Non incassa da quindici giorni. Non ha potuto pagare gli stipendi del mese di febbraio. E  tra poco quelli di marzo. Gli affitti, i contributi, i fornitori, le carte di credito aziendali, i finanziamenti, il leasing e i prestiti bancari. Bollette…

Si aspetta. Appesi ai tg e alle pandemiche bufale del web. Quattro milioni di piccole imprese e 16 milioni di lavoratori hanno bisogno di risposte. Subito. Non domani. Sono arrabbiati. Fino a non capire più “chi sta con chi” in questa maledetta guerra.

E l’opposizione? Studia, ascolta, propone. Ma Conte prende solo quello che vuole. Fior da fiore. Quando urla è quasi sempre silenziata. E poi pretende di decidere insieme all’esecutivo la strada da prendere. Perché la posta in gioco è l’Italia. Non un seggio parlamentare. Ma per i giallorossi è una pretesa assurda. Si rivolge al Colle. Va in Parlamento con la mascherina. Va a palazzo Chigi a spiegare al premier con il birignao che il decreto è da riscrivere. In fretta. Subito. Per quei 16 milioni di italiani che non possono aspettare.

di Gloria Sabatini per www.secoloditalia.it