capture 079 12042020 183322I governatori delle Regioni, con Zaia in testa, contestano il meccanismo che consente ai prefetti di concedere deroghe. Per Zaia il "lockdown" non c'è già più

I governatori di buona parte delle Regioni italiane non sono affatto persuasi dalla norma secondo cui i prefetti si trovano ora nella posizione di disporre delle deroghe per le riaperture aziendali. L'esecutivo ha individuato quella strada, ma non tutti gli attori in campo concordano.

Il presidente del Veneto Luca Zaia, per esempio, ha fatto notare come, basandosi su questo "meccanismo", un sesto delle aziende del territorio che rappresenta sia destinato a riprendere le attività. Con tutto quello che ne può conseguire in termini di diffusione del contagio. Le maglie delle misure adottate dalle autorità civili, insomma, potrebbero allargarsi, e non di poco. Un prefetto - questa è la ratio del provvedimento dell'esecutivo - può valutare l'esistenza delle condizioni per far sì che un'azienda appartenente al ramo produttivo del Belpaese riparta. Certo, si può sempre comprendere di non aver agito in modo tale da limitare l'azione del virus, quindi procedere con una seconda chiusura. Ma è utile alla causa?

 

La disamina di Luca Zaia è stata riportata anche dall'Agi: "Non è stata recepita la mia proposta di un test da sperimentare su un primo gruppo di aziende oggi è anche difficile spiegare a un imprenditore del settore moda, come Renzo Rosso o il Gruppo Benetton, perchè loro non possono riaprire davanti ad una Fincantieri da 3-4 mila dipendenti che invece sta lavorando regolarmente", ha fatto sapere il leghista, che ha invitato le aziende a non riaprire nel caso questa operazione non possa essere garantita in sicurezza. Ma per via della proceduralità attuabile per mezzo delle deroghe, è possibile che il 60% delle aziende venete stia già ragionando solo sul "come" e non più sul "quando".

Ad approfondire la querelle, tra gli altri, è stato pure il Corriere della Sera. Per quanto riguarda la Lombardia, vale la pena segnalare come il governatore Attilio Fontana, che ha garantito in sostanza la cassa integrazione ai cittadini lombardi prescindendo dall'Inps, abbia sostanzialmente optato per una decisione di segno opposto rispetto a quello indicato da Roma, tenendo chiuse le librerie. Quelle che il governo giallorosso ha di fatto riaperto. Anche in questa circostanza, insomma, stanno emergendo almeno due temi: la differenza di vedute sulla cosiddetta "fase due" - quella in cui i governatori vorrebbero avere margini decisionali tangibili - e lo scontro sulle competenze tra Stato e Regione. Uno scontro che ha spesso condito la polemica politica durante il quadro pandemico da Covid-19. Ma c'è anche una certa trasversalità politica da tenere in considerazione.

Stando a quanto ripercorso dalla fonte sopracitata, infatti, anche i governatori della Toscana, della Campania e dell'Emilia Romagna non avrebbero digerito con facilità quello che può apparire come un dribbling in grado di bypassare le linee delle singole Regioni. E questo è un fattore di cui l'esecutivo potrebbe tenere conto.

Il governatore Luca Zaia, come sottolineato dall'Adnkronos, è stato piuttosto chiaro: "Domani presenterò la nuova ordinanza che dovrà tenere conto del fatto che non il nuovo Dpcm di fatto il lockdown non c'è più, già oggi il 60 p.c. delle aziende è aperta e lo si vede dal traffico che è aumentato, a causa del cosiddetto 'silenzio-assensò cosicché molte aziende in deroga hanno già riaperto". Vedremo se e quali ordinanze verranno studiate e presentate dai governatori che vogliono frenare questa che assomiglia molto ad una fine mascherata del "lockdown".

di per www.ilgiornale.it