capture 023 13052020 104159"Non mi risultano riscatti per Silvia Romano". Luigi Di Maio, in collegamento con Mario Giordano a Fuori dal coro, si gioca il tutto per tutto: "Perché dobbiamo credere a un terrorista?", domanda al pubblico il ministro degli Esteri, smentendo così le voci dettagliate sui 4 milioni pagati dallo Stato all'organizzazione terroristica somala Al Shabaab per la liberazione della 24enne cooperante milanese.  "Ovviamente non bisogna darsi le risposte come conviene. Nel senso che è legittimo farsi delle domande, ma la prima domanda che mi faccio io è perché se un terrorista che viene intervistato e dice una cosa, la sua parola vale più dello Stato italiano? A me non risultano riscatti, altrimenti dovrei dirlo". La logica scricchiola, visto che da che mondo è mondo esistono anche informazioni riservate da non divulgare in forma ufficiale. 

 

"A dicembre ho sentito il padre di Silvia, sapevo che lei era viva e non potevo dirlo al padre, perché lei sa bene che in questi casi se si danno informazioni e c'è una fuga di notizie poi si rischia che alla fine non riusciamo a riportarla a casa e di compromettere tutto", prosegue il capo della Farnesina. "Rispetto tutte le discussioni, tutte, però siamo un Paese che si dà spesso la zappa sui piedi perché io sono orgoglioso del fatto che la nostra Intelligence, le nostre Forze Speciali, il nostro Corpo Diplomatico, l'Unità di Crisi, hanno fatto squadra e ce l'hanno fatta. Credo che dobbiamo anche, soprattutto, rispettare questa ragazza perché nessuno di noi sa che cosa significa stare un anno e mezzo in mano a una cellula terroristica che arruola i bambini, di terroristi criminali":

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