In Cile iniziata la difficile visita pastorale di Bergoglio: fedeli e opinione pubblica lo attaccano. Alcune chiese sono state date alle fiamme dai vandali. Il papa chiede perdono alle vittime, ma intanto ha promosso vescovi e cardinali insabbiatori. Nel 2015 disse: «Le proteste per le mie scelte? Colpa della sinistra»

Pedofilia, ecco come papa Francesco ha promosso chi ha insabbiato lo scandalo
Per la prima volta papa Francesco va in piazza, e viene fischiato. Non da qualche scalmanato anticlericale, ma da una fetta importante dell’opinione pubblica del Cile. Paese sudamericano cattolicissimo, e cugino dell’Argentina che a Bergoglio ha dato i natali. Cosa è successo? Quali negligenze i fedeli imputano al papa tanto da protestare con tale veemenza? Con vandali che hanno persino attaccato una decina di chiese, alcune delle quali date alle fiamme?

A parte le polemiche antigovernativa sui denari spesi per la visita, le critiche riguardano soprattutto la gestione, da parte di Francesco, di alcune gravissime, vicende di pedofilia. Che hanno visto coinvolti preti e vescovi (ben tre) cileni. Della lotta agli abusi sui minori Francesco ha fatto una bandiera del pontificato. Anche oggi, in un primo discorso, Francesco ha chiesto perdono: «Non posso fare a meno di esprimere il dolore e la vergogna che sento davanti al danno irreparabile causato a bambini da parte di ministri della Chiesa. Desidero unirmi ai miei fratelli nell’episcopato, perché è giusto chiedere perdono e appoggiare con tutte le forze le vittime, mentre dobbiamo impegnarci perché ciò non si ripeta».

Ma in Cile, come in altri paesi, per molti sono parole vuote. Il papa, sulla pedofilia, troppe volte sembra aver mancato di coerenza. Lasciando che sulla questione, delicatissima per la Chiesa cattolica, lo spread tra parole e fatti si facesse sempre più largo.
di Emiliano Fittipaldi per https://espresso.repubblica.it