| ISTRUZIONE - Secondaria |
L’estate non è ancora finita, l’inizio dell’anno scolastico è lontano una ventina di giorni, ma sono già ricominciate le polemiche a distanza tra il ministero dell’Istruzione e le associazioni dei consumatori. Il motivo? Il presunto aumento dei libri di testo. Un problema per molti, ma non per tutti. C’è chi, infatti, non solo ha risolto la questione alla radice, ma ha anche impresso una svolta epocale al modo stesso di intendere l’insegnamento. Trattasi dell’Itis Majorana di Brindisi, capofila nazionale dei progetti “Book in progress” e, novità del prossimo anno scolastico, del “Net in progress”.
Andiamo con ordine. La prima iniziativa è nata a metà 2008, quando il dirigente scolastico Salvatore Giuliano ha chiesto ai suoi docenti di scrivere i libri di testo per gli studenti della scuola. In un primo momento, l’obiettivo era solo didattico: fornire ai ragazzi contenuti più chiari. Col passare del tempo, tuttavia, un altro aspetto dell’iniziativa ha conquistato l’arena mediatica: grazie ai libri scritti “in casa”, ogni famiglia è riuscita a risparmiare circa 250 euro per figliolo iscritto al Majorana nell’anno scolastico 2009/2010 (circa 170 gli alunni che hanno usufruito del “Book in progress”). Un esborso mancato che, in tempi di enorme difficoltà economica, è diventato un autentico toccasana per i nuclei familiari.
Alla modica cifra di 25 euro, del resto, ogni alunno ha ricevuto quasi tutti i libri di testo, lo zaino e il diario. Incoraggianti i risultati: secondo il preside Giuliano, sarebbe aumentato il rendimento didattico e diminuita sensibilmente la dispersione scolastica, spesso favorita proprio dai costi proibitivi dei libri di testo. E il ministero? Nessuna protesta? No, anzi: la Direzione Generale degli Ordinamenti Scolastici ha visionato i testi autoprodotti dal Majorana in assoluta autonomia (solo la Regione Puglia ha contribuito, seppur con aiuti irrisori) e all’encomio ufficiale alla scuola brindisina ha allegato un assegno di 10 mila euro per incentivare il progetto. Detto, fatto. A distanza di un anno, è stata creata una rete del “Book in progress” alla quale hanno aderito 14 istituti scolastici di tutta Italia (Puglia, Campania, Calabria, Molise, Lombardia, Toscana, Friuli, Marche e Umbria) con il Majorana a fare da capofila.
Tra qualche settimana la storia si ripeterà (con 35 euro tutti i libri): il 5 settembre, da Brindisi partirà un camion con 30 quintali di libri che verranno consegnati personalmente dai dirigenti dell’istituto pugliese ai colleghi di tre città (Busto Arsizio, Ancona e Gubbio) le cui scuole hanno aderito al progetto.
Al secondo anno di vita, però, il “Book in progress” è già superato. L’Itis Majorana, infatti, si è inventato il “Net in progress”, primo progetto di questo tipo in Europa. Di cosa si tratta? Semplice: i libri scritti dai docenti della scuola saranno contenuti in una pen drive da utilizzare con il netbook che l’istituto metterà a disposizione delle famiglie al costo di circa 350 euro (a fronte di un valore di mercato di 700 euro, ndr). Il pc, ovviamente, sarà di proprietà degli alunni, che dovranno portarlo a scuola ogni mattina perché le lezioni si terranno tramite bluetooth e lavagna interattiva. Al posto della cattedra, infatti, ci sarà una postazione telematica in cui il docente avrà a disposizione un pc da 19 pollici con schermo touch screen e telecamera incorporata. Le lezioni finiranno in Rete, così anche chi è malato (o chi non ha capito la lezione) potrà assistervi. Potrebbe essere un incentivo a non andare a scuola? No, perchè ogni alunno avrà un badge che ogni mattina registrerà la sua presenza in aula. Ricapitoliamo: con 350 euro, ogni studente avrà il suo netbook, la pen drive con i contenuti didattici e i libri stampati dalla scuola da tenere a casa per lo studio inteso in senso classico. Prima di fare questo passo, però il preside Giuliano ha chiesto il parere delle famiglie dei suoi alunni: fatti i conti in tasca, i genitori hanno accettato e così da settembre (già 250 i pc acquistati) le lezioni diventaranno hi tech.
E le penne, i quaderni, la carta, i cartolai? Che fine farà questo pezzo di commercio che ha fatto la storia dell’insegnamento? Giuliano è categorico: “Proprio noi non possiamo essere un freno al progresso. Anche chi un tempo vendeva i calamai ha dovuto aggiornarsi ai tempi nuovi”. E ora come si farà a marinare la scuola?
di Pierluigi Giordano Cardone per ilfattoquotidiano.it
Ed ecco alcuni commenti....
Finalmente sta passando il concetto che è demenziale l’attuale sistema dei libri di testo per le scuole dell’obbligo e delle superiori!
Dovrebbe essere il ministero dell’istruzione a promuovere massicciamente l’iniziativa creando un gruppo di lavoro per stendere dei testi standard (con licenza “GNU 2.0″ e/o simili) in tutti i campi dello scibile (tanto più che gli argomenti trattati nelle scuole superiori e dell’obbligo coprono di norma nozioni già consolidate da anni).
Sarebbe auspicabile tra l’altro un azione simile in campo universitario. (Maurizio)
Libri GNU?? Impossibile! Il mercato dei libri scolastici, in un paese di ignoranti come l’Italia, è l’unica fonte di reddito per gli editori. Comunque io non mi chiuderei mai in una stanza da 60mq con trenta ragazzi e altrettanti PC wireless… (Giulio)
porca miseria devo spendere quasi 1300 euro di libri per i figli…come posso fare per trovarli in rete?… (Franco)
Anziche dire progresso direi che con 5 anni di ritardo “alcuni Istituti” si sono portati alla pari dei paesi occidentali.
Forsi alcuni adesso capiranno perche’ l’Italia e’ cosi indietro con l’Istruzione. L’unica cosa di cui ho reali dubbi sono i professori!!! Saranno in tutti in grado di Usare il computer? Io ho i miei dubbi!!!!
Speriamo che nel giro di 2 anni tutte le scuole adottino questo Sistema non “SPERIMENTALE” come chiamano ma in uso nella maggior parte degli istituti del primo mondo. (Andrea)
Non ci siamo arrivati prima perche troppo occupati a “studiare” come rubare agli italiani…
Finalmente una bella notizia soprattutto per chi vent’anni fa si senti’ dire da studente del primo anno di un liceo scientifico aderente al pni (programma nazionale informatica) da una sua professoressa di matematica (che avrebbe dovuto fornirci i rudimenti del IT) che io avevo sbagliato tutto, che capendo l’informatica non sarei mai riuscito a fare un liceo e che dovevo andare a lavorare. Oggi dopo una laurea con lode presa senza andare fuori corso e con un’attività professionale avviata ogni tanto ripenso a quella mia professoressa rimpiangendo il giorno in cui la misero ad insegnare invece che in un campo a zappare la terra.
Se in questi vent’anni il corpo docente non e’ migliorato rispetto ad allora, temo che i meritori progetti dell’itis finiranno nel cestino … ma voglio avere speranza in attesa che mio figlio arrivi ad un liceo per vedere dove saremo arrivati.
finalmente! Bravi tutti, preside ed insegnanti, avanti così! Il tenero e commovente ricordo delle sgridate degli insegnanti delle elementari per aver fatto le inevitabili “orecchie” a quaderni e libri conseguenza del modus operandi imposto dalla indigenza di molti di noi ragazzini: i computi sul tavolo della cucina raggomitolati sulla sedia impagliata, che ci lasciava i solchi alle ginocchia, con la penna che doveva essere continuamente intinta nella bottiglietta dell’inchiostro, mentre la manica sdrucita della maglia realizzata ai ferri faceva pericolosamente la barba allo spigolo arrotondato del quaderno bordato rosso e dalla copertina lucida e nera, deve relegato nella archeologia sociale.
Certo non si potrà più marinare la scuola, ma vediamo i lati positivi: tra una pagina di Petrarca e un verso di Dante gli alunni potranno andare a ritemprare lo spirito su youporn! (Ivano)
Finalmente una notizia entusiasmante, vorrei sottolineare che viene dal SUD d’Italia, e dalla meravigliosa regione PUGLIA.
Se veramente la scuola si vuole aggiornare inizi da qui, forse si comincia a pensare veramente alla crisi, all’istruzione pubblica come una risorsa per il futuro dei nostri figli.
Ora staremo a vedere in quanti metteranno in pratica e seguiranno l’esempio virtuoso. (Stefania)
esempi di scuola in rete ci sono oramai da 10 anni e sono esperimenti molto belli realizzati solo con buona volontà e senza costi per nessuno (Luciano)
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La nuova legge elettorale? Bloccata. Quella per tagliare il finanziamento ai partiti? Non pervenuta. Tutte le altre riforme? Impantanate. L'azione del governo? Già finita. Da noi è il Palazzo che ci sta portando verso la Grecia. Se Atene fallisce l'Italia rischia un contagio economico ma soprattutto politico. Aumenterebbero le spinte populiste a uscire dall'euro. Con conseguenze disastrose.











