| ISTRUZIONE - Secondaria |
8 luglio, ore 16. La piazzetta che ospita il liceo Kant, al riparo dal traffico della Casilina, è avvolta nel caldo e nel silenzio, rotto solo dal frinire delle cicale. Due studenti, ai piedi della scala dell’istituto, stanno finendo di scrivere sullo striscione: “non cacciamo chi vuole studiare”. E’ il coordinamento zona est, cinque Municipi dal V al X, a mettere nero su bianco la drammatica sintesi della questione che sta investendo gli istituti superiori, e che ancora a drappelli si vanno raccontando genitori, studenti, insegnanti e Ata che via via raggiungono l’iniziativa promossa dal Kant con il Coordinamento delle Superiori. Molte le scuole presenti, tra le altre il Benedetto da Norcia, il Francesco d’Assisi, il Newton, il Russell, il Cavour, oltre ad alcune medie come la Toniolo e la Meucci. In poco tempo i presenti diventano circa un centinaio. Non è poco, a scuole chiuse e ad esami finiti, anche per gli studenti, che invece hanno preparato i volantini e finiscono di attaccare gli striscioni. L’iniziativa è sostenuta dal Consiglio del VI Municipio, che in una precedente assemblea ha votato all’unanimità l’appoggio a tutte le iniziative di lotta che le scuole intraprenderanno contro la falcidia di classi che sta di fatto impedendo a un altissimo numero di ragazzi di entrare alle superiori. Sono presenti anche Fds, con la responsabile scuola Marilena Cortellessa, e Sel.
Il confronto si fa serrato con il crescere del numero dei partecipanti, e le voci riempiono la piazza. Al Benedetto da Norcia, ci raccontano Marco e Beatrice, studenti rappresentanti del Consiglio d’Istituto, hanno formato solo tre classi. Le iscrizioni non accettate sono state “solo” tre, ma le classi sono di 31 studenti. Se si considera che il numero legale di studenti per classe è 25 massimo, si può formare un’intera quarta classe di 21 studenti. Ancor peggio va alla Francesco D’Assisi, fa sapere Francesco, perché lì le classi sono passate da 8 a 5, “c’è una classe di 30 studenti con un ragazzo disabile”, dove la legge dice che in questo caso gli alunni non possono essere più di 20, mentre la ricaduta dei tagli è che si è già formata una 3° con 40 studenti. E ancora il Kant, dove il preside, raccontando con orgoglio al manifesto quale riferimento sia il “suo” liceo per la zona da generazioni, aggiunge con semplicità di aver deciso di far slittare la scadenza per le iscrizioni, sperando che le iniziative e le pressioni all’Usp portino alla revoca dei tagli, che al Kant significherebbero classi di 30 alunni e perdita di 4 posti di lavoro.
Un atto politico di cui sembra non rendersi conto, e che invece tutti i presidi dovrebbero seguire, perché il caso che ci racconta a margine il Presidente del Consiglio municipale Palmieri non è ammissibile. Un ragazzo che si è visto respingere l’iscrizione già in ben due licei. “Parliamo di quattordicenni – sottolinea Calmieri - come può sentirsi un ragazzo a quell’età, che si vede respinto da ben due scuole? – si domanda – non può che maturare l’idea che non c’è posto per lui in questa società”. “E’ l’impostazione politica che deve cambiare – aggiunge – se il centrosinistra vuole avere una speranza di tornare a governare, deve riuscire a ridisegnare un modello di società inclusivo, che si può fare solo attraverso il pubblico”. Ma dalla ringhiera della scalinata del liceo, palco improvvisato con l’aiuto di un microfono e due casse, raccontando gli incontri avuti finora a via Pianciani con l’assessore Menichiello, testimonia uno scarso ottimismo, “anche se – aggiunge – abbiamo l’appoggio dell’Assessore alla scuola della Regione Stella”, e quindi la necessità che la lotta non si fermi, neanche d’estate, tornando a confermare il sostegno del Consiglio a tutte le iniziative che le scuole vorranno intraprendere.
Su questo piano la determinazione è totale: gli interventi compongono un puzzle dove ognuno farà la sua parte. Il coordinamento precari della scuola, presenti Francesco Cori e Daniela Amore, sottolineano la necessità di continuare a costruire l’unità di tutte le componenti della scuola, e a farsi trovare pronti con nuove iniziative a settembre, gli studenti di zona est confermano la loro volontà di non mollare, perché stanno toccando con mano lo sfacelo che sta cadendo loro addosso, i genitori, indignati e determinati a coinvolgere “tutti i cittadini”, sottolinea Danilo Barbuto di Retescuole Roma est, mentre un insegnante del Meucci ricorda che “anche noi insegnanti siamo genitori, e quindi ci rendiamo conto del problema doppiamente”, e Leonardo Loche, presidente del Consiglio d’Istituto del Kant, aggiunge che “la non ammissione dei ragazzi significa che molti si sentiranno costretti a ricorrere alle scuole private, e considerando anche la precarietà del lavoro, che molti ragazzi non proseguiranno affatto”. Ma “quando a settembre andrà a regime la riforma dei cicli – aggiunge – saremo costretti a fare i conti con l’entrata nelle scuole pubbliche degli sponsor privati”. Ci penseranno loro a formare le classi mancanti, ma certo non gratuitamente. “La fine della scuola democratica e di massa – insiste - conquistata nel momento di più alta cittadinanza che questo paese ha espresso”.
La necessità di diffondere l’informazione e coinvolgere tutti a cominciare dal quartiere è il primo passo. Perciò staccati gli striscioni, distribuiti i pacchi di volantini, in un attimo si forma il corteo che invaderà per tutto il pomeriggio le strade del quartiere, fermerà via Casilina e Tor Pignattara, le arterie principali dell’intera zona est, attraversando a ripetizione Piazza della Maranella, stendendo gli striscioni in modo che anche gli automobilisti costretti a fermarsi leggano, mentre sentono lo slogan più gridato: “Noi vogliamo solo studiare”. La sorpresa è grande, i volantini vengono presi e letti da tutti. E questo, dicono, è solo l’inizio. (da ilmanifesto.it)
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Il boom, c’è da giurarlo, questa volta lo hanno sentito anche al Quirinale. Ma se il boom sarà sufficiente per risollevare le sorti del Paese è cosa ancora tutta da dimostrare. A oggi si può solo dire che il Movimento 5 Stelle è ormai artefice del suo destino. E in parte anche di quello degli italiani. Se, a cominciare da Parma, il Movimento riuscirà ben governare, i cittadini avranno davanti a loro una valida alternativa al disastrato e disastroso sistema dei partiti. O almeno si ritroveranno tra le mani un pungolo per tentare di spingere finalmente all’azione quel poco che c’è da salvare nei nostri movimenti politici.
La circolare del ministero dell'Economia sull'Imu conferma una interpretazione molto restrittiva dei criteri per l'individuazione della prima casa, sulla quale l'aliquota è più leggera e si beneficia delle detrazioni. Viene del resto confermata l'impostazione del decreto Salva-Italia che non solo ha istituito la nuova imposta sugli immobili a valere anche sulla casa di abitazione, ma ha anche fissato precisi paletti antielusione rispetto alla vecchia Ici, dalla quale erano appunto esenti, dal 2008, tutti gli immobili che risultavano prime case, circa il 60% del totale. Tipico l'esempio dei genitori che davano in comodato d'uso (affitto gratuito) un secondo appartamento al figlio o alla figlia. In questo caso gli stessi genitori non pagavano l'Ici su nessuna delle due abitazioni, né quella dove vivevano né quella concessa in uso. L'Imu, invece, sarà dovuta su entrambe: con aliquota agevolata sulla loro casa e con l'aliquota base più alta su quella data al figlio, perché appunto considerata una seconda casa.
Le polizze vita e i versamenti nei fondi pensione possono rappresentare uno strumento di difesa del debitore nei confronti dei propri creditori, anche a seguito del fallimento dello stesso. Queste, tuttavia, devono rispettare due specifiche condizioni: 1) devono assolvere a reali finalità di tipo previdenziale; 2) non devono essere oggetto di riscatto anticipato.



La nuova legge elettorale? Bloccata. Quella per tagliare il finanziamento ai partiti? Non pervenuta. Tutte le altre riforme? Impantanate. L'azione del governo? Già finita. Da noi è il Palazzo che ci sta portando verso la Grecia. Se Atene fallisce l'Italia rischia un contagio economico ma soprattutto politico. Aumenterebbero le spinte populiste a uscire dall'euro. Con conseguenze disastrose.











