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“Ancora non capisco perchè i partiti d’opposizione non hanno tappezzato le città con manifesti in cui c’è scritto: ‘Cittadini, la vostra sicurezza è in pericolo’. Perchè di questo si tratta“. Paolo Flores d’Arcais, giornalista e filosofo, non usa giri di parole. Una frase decisa come tutto il suo intervento durante l’incontro NO BAVAGLIO, organizzato al Teatro dell’Angelo questa mattina a Roma. Giornalisti, editori, magistrati. Tutti d’accordo nel definire la legge sulle intercettazioni un pericolo per la democrazia.
Ma prima di riportare le parole delle importanti personalità presenti all’evento, è meglio ricapitolare cosa prevede la legge Alfano. La quale, per rispondere alla domanda posta da Flores d’Arcais, non è così diversa dal disegno di legge Mastella del 2007 (governo Prodi ) approvato dalla Camera con 447 voti favorevoli, 7 astensioni e nessun contrario e poi arenatosi in Senato. Progetto ripreso nella nuova legislatura dal ministro Alfano, approvato dal Senato nel giugno del 2009, e lasciato “in sonno” alla Camera per quasi un anno.
Come funziona e cosa significa questa legge lo ha spiegato perfettamente Marco Travaglio durante la rubrica Passaparola, in onda ogni lunedì sul sito di Beppe Grillo, del 5 aprile 2010
COME TI “ELIMINO” IL MAGISTRATO. “Il magistrato deve astenersi dal suo processo se ha pubblicamente rilasciato dichiarazioni concernenti il procedimento affidatogli e il Procuratore Capo deve sostituire il Pubblico Ministero che risulti iscritto nel registro degli indagati per il reato di rivelazione di segreto di indagine sul suo procedimento...Quindi, il magistrato deve mollare il suo processo o la sua indagine non se è stato condannato per qualche cosa tipo per violazione del segreto. .. io, imputato in un processo, denuncio il mio PM perché dico che ha violato il segreto; magari non è vero ma il fatto stesso che lui venga indagato sulla base della mia denuncia fa sì che il procuratore debba togliergli l'inchiesta quindi l'indagato potrà liberarsi del PM sgradito e scegliersene uno più gradito”
GRAVI INDIZI DI COLPEVOLEZZA. “Oggi le intercettazioni telefoniche ambientali oppure di email, corrispondenza elettronica, e le videoriprese e l'acquisizione di tabulati telefonici sono consentite per indagare su tutti i reati puniti con pene superiori ai cinque anni, più quello contro la Pubblica Amministrazione puniti fino ai cinque anni, più altri reati come il contrabbando, le armi, la droga, l'usura, l'attività finanziaria abusiva, l'insider trading, l'aggiotaggio...Con la legge Alfano non si possono fare intercettazioni per nessun tipo di reato salvo quelli di mafia e terrorismo, se il giudice non ha già in mano evidenti indizi di colpevolezza e non indizi di reato. ..Bisogna già avere forti elementi che tizio è colpevole: allora puoi cominciare a intercettarlo, quando l'hai scoperto, il colpevole.... questa clausola farà si che non si potrà più intercettare per scoprire i colpevoli. La domanda che sorge spontanea è: ma se hai già scoperto il colpevole che lo intercetti a fare?”
INTERCETTAZIONI AMBIENTALI. “L'ambientale è quando ti mettono la cimice nel televisore, sotto il tavolo, nell'abitacolo della macchina, o in luoghi dove si sa che vai, al tavolino dove pranzi, dove vai al bar tutte le mattine, cose del genere. Per tutti i reati, quindi compresi anche mafia e terrorismo, le intercettazioni ambientali non possono essere disposte in presenza di gravi indizi di colpevolezza, non bastano, ci vuole addirittura di più: ci vuole anche il fondato motivo di ritenere che nei luoghi ove è disposta l'intercettazione ambientale, si stia svolgendo l'attività criminosa... Praticamente, due mafiosi si mettono d'accordo per vedersi al bar, tu sai che stanno complottando per fare qualche delitto, ovviamente gli vai a ficcare la cimice o il microfonino o la telecamera al bar, se puoi. Invece no: qua bisogna dimostrare che il delitto lo fanno al bar, cioè devono scannare il barista perché tu possa mettere la cimice e sentire quello che dicono”
PROCURE “GERARCHIZZATE”. “...per intercettare un telefono, un'email o un ambiente, non basta più la richiesta del Pubblico Ministero e il decreto del GIP che l'autorizza. Il PM dovrà chiedere prima l'assenso scritto del Procuratore Capo, il Procuratore della Repubblica, oppure di un delegato dal Procuratore della Repubblica. Il PM singolo all'interno del suo processo non potrà chiedere intercettazioni al GIP: deve andare dal Capo, ottenere la firma e poi andare dal GIP. Questo cosa vuol dire? Che il governo spera che i Procuratori Capi che sono pochi, hanno una certa età e ormai hanno capito come va il mondo frenino gli entusiasmi di certi Pubblici Ministeri che vogliono indagare troppo, e quindi facciano da tappo. In fondo, controllare pochi Procuratori Capi è più facile che controllare una miriade di 2000 pubblici ministeri... Non solo: ma il GIP non decide più l'autorizzazione alle intercettazioni. Oggi lo decide il GIP, cioè un giudice per le indagini preliminari monocratico, cioè solitario, in futuro ci vorrà un tribunale in composizione collegiale. il Tribunale del Capoluogo, intanto; per tutto il Piemonte dovranno venire a Torino, per la Lombardia dovranno andare a Milano anche dalle procure periferiche, perché ci vuole un collegio di tre giudici che dovranno fare quello che oggi fa uno.... in procure piccole, in tribunali piccoli non ce n'è a sufficienza per fare tutto, uno dovrà fare due cose all'interno dello stesso procedimento, quindi diventerà incompatibile, quindi andremo alla paralisi totale dei procedimenti, soprattutto perché gran parte del lavoro in Italia lo fanno proprio le procure periferiche...”
DURATA DELLE INTERCETTAZIONI. “...le intercettazioni possono durare quanto durano le indagini preliminari, e del resto è ovvio, se pedini una persona per un anno e mezzo, che è il massimo di un'indagine preliminare, per mafia si può arrivare addirittura a due anni – un anno e mezzo per i reati ordinari diciamo due anni per i reati di mafia e terrorismo – è ovvio che se indaghi su una persona e la pedini magari per un anno e mezzo la devi poter intercettare per un anno e mezzo o due nel caso del mafioso. Invece no: in futuro le intercettazioni devono durare 60 giorni, due mesi e non di più. Il pedinamento lo fai magari per due anni, le intercettazioni solo per due mesi così per il resto pedini senza sapere cosa dice il tizio. Furbissima come norma, no?...”
PERSONE ESTRANEE ALLE INDAGINI. “...è sempre vietata la trascrizione di parti di conversazioni riguardanti fatti, circostanze e persone estranee alle indagini. Come si fa a sapere se certe conversazioni riguardano fatti, circostanze e persone estranee alle indagini? Lo saprai alla fine delle indagini, ovviamente, ma nel momento in cui fai le trascrizioni non lo sai poi dove ti porteranno”.
BAVAGLIO AI GIORNALISTI, NIENTE NOTIZIE ALL’OPINIONE PUBBLICA. “...Oggi gli atti di indagine sono coperti da segreto fino a quando l'imputato non ne possa avere conoscenza. Nel momento in cui l'imputato e l'indagato vengono a conoscenza di un avviso di garanzia, un mandato di cattura, di perquisizione, di sequestro, un verbale di interrogatorio – lo firmano, d'altra parte, quindi lo conoscono - in quel preciso istante quell'atto non è più segreto e può essere raccontato anche se non può essere pubblicato integralmente... Con la nuova legge, non solo sono coperti gli atti di indagine, ma anche le attività di indagine.... In futuro, non si potrà più scrivere nulla nemmeno degli atti non segreti che oggi invece si possono pubblicare non integrali però si possono raccontare. In futuro nemmeno quello. Perché non si potrà più pubblicare nemmeno il contenuto, ma soltanto un riassuntino. Che differenza c'è tra contenuto e riassunto non si capisce... è vietata la pubblicazione, anche parziale, per riassunto o nel contenuto della documentazione degli atti relativi a conversazioni anche telefoniche o a flussi di comunicazioni informatiche o telematiche ovvero ai dati riguardanti il traffico telefonico e telematico anche se non più coperti da segreto, anche se riportati in un'ordinanza cautelare, cioè in un atto pubblico, fino alla conclusione delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell'udienza preliminare. Quindi campa cavallo: per anni le abbiamo ma non le possiamo pubblicare,...
GALERA PER CHI RACCONTA FATTI VERI
1) Pubblicazione di notizie vere e non segrete
”... in futuro (il giornalista) rischierà fino a sei mesi di reclusione – oggi è arresto fino a trenta giorni o ammenda fino a 258 euro - e in aggiunta obbligatoria ammenda fino a 750 euro. Quindi, se ti condanno per cinque o sei volte, per aver pubblicato cinque o sei notizie pubbliche, tu vai in galera perché superi i tre anni di pena e in più devi anche pagare ogni volta 750 euro”.
2) Pubblicazione di intercettazioni
“Se hai pubblicato o raccontato o parafrasato o riassunto o fatto riferimento a intercettazioni l'arresto va addirittura fino a tre anni, con in aggiunta obbligatoria l'ammenda fino a 1032 euro. E in più abbiamo le pene per gli editori che rischieranno intanto l'incriminazione della società, in base alla legge 231, quindi non soltanto la persona del giornalista e del direttore responsabile, ma anche la società editrice risponde penalmente di ogni illecito di questo genere, dopodiché l'editore deve comunicare immediatamente che il suo giornalista è stato indagato per uno di questi reati all'ordine dei giornalisti, affinché questo possa sospendere dal servizio il giornalista per aver scritto una notizia pubblica e vera, non per aver scritto il falso, l'ordine dovrà sospendere il giornalista perché ha fatto il suo dovere....”
GLI INTERVENTI. Ricapitolare cosa prevede il ddl Alfano era importante per capire gli interventi delle personalità intervenute all’incontro di stamane. Paolo Flores d’Arcais: “ Questa legge rappresenta certamente un momento di svolta. Quello che personalmente da anni considero un regime si sente pronto per dare un colpo alla Costituzione Italiana. Non c’entra nulla la privacy dei cittadini. Questo governo non ha fatto mai nulla contro le intercettazioni illegali del generale Pollari e di Pio Pompa. Una legge che porta in galera il giornalista che fa il suo mestiere si era vista solo durante il fascismo”.
Giuseppe Cascini, segretario nazionale dell’Anm (Associazione Nazionale Magistrati): “Il livello di irrazionalità di questa legge è talmente evidente e ha degli aspetti così irreali...Se un sindaco viene arrestato il giornalista non potrà dire il perchè se non dopo 2-3 anni...Questa legge per come è stata costruita ha un solo significato: rinunciate a fare le intercettazioni. I magistrati saranno costretti a tornare indietro di anni con le tecniche di indagine mentre i criminali rimangono nel terzo millennio...Sarà impossibile intercettare per tutti quei reati che sono alla base delle indagini di mafia e che aiutano i magistrati a scoprire un’organizzazione criminale”.
Ezio Mauro, direttore di Repubblica: “Quando vengono messi assieme il conflitto d’interessi, le leggi ad personam e si toglie ai cittadini il diritto ad essere informati, siamo davanti ad un regime. Non è una legge sulle intercettazioni, è una legge sulle libertà: libertà di indagare per la legalità e libertà di informare. Una legge per difendere la privacy dei cittadini? Alfano mente. Nel 2009 sono state 120mila le utenze intercettate. Più utenze spesso sono riconducibili alla stessa persona. Quindi gli intercettati sono circa 80mila. Lo 0,2 per cento della popolazione... Il governo non vuole che i cittadini conoscano le inchieste sul potere in Italia. Per garantire la privacy basta secretare o distruggere le telefonate inutili al fine delle indagini o quelle degli indagati con terze persone estranee all’inchiesta. Abbiamo chiesto noi stessi sanzioni durissime per quei giornali che le pubblicano. Fermare questa legge dipende solo dal mondo dell’informazione che deve agire in modo compatto”.
Stefano Rodotà, giurista ed ex presidente dell’Autorità Garante della Privacy: “In questi giorni abbiamo detto molte cose e lo abbiamo fatto con le parole giuste: regime, censura, violazione dei principi della Costituzione. Qualcuno mi ha consigliato di calmare i miei bollori. Io consiglio loro di togliersi la benda dagli occhi. La legge Alfano è un passaggio dirompente di una lunga catena di eventi che vede il Parlamento esautorato dalle sue funzioni, la magistratura intimidita, l’informazione ingabbiata e l’opinione pubblica ignara. E’ un attacco su più fronti. La libertà di informazione non è un privilegio dei giornalisti quanto un diritto dei cittadini. L’argomento privacy viene usato per nascondere altri fini, è uno scudo per quei potentati che hanno bisogno di opacità per le loro ‘operazioni’. Per i personaggi pubblici la trasparenza è un obbligo mentre la riservatezza è un’eccezione”.
Giuseppe Laterza, dell’omonima casa editrice: “Il disegno di legge è una minaccia per tutti, compresi gli editori e non riguarda solo le case editrici che pubblicano libri d’inchiesta. Se si limita il nostro mare, quello della cultura e della conoscenza, è un danno per tutti”.
(nella foto: da sinistra Giuseppe Laterza, Ezio Mauro, Stefano Rodotà e Oliviero Beha)
CLAUDIO FORLEO
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Il boom, c’è da giurarlo, questa volta lo hanno sentito anche al Quirinale. Ma se il boom sarà sufficiente per risollevare le sorti del Paese è cosa ancora tutta da dimostrare. A oggi si può solo dire che il Movimento 5 Stelle è ormai artefice del suo destino. E in parte anche di quello degli italiani. Se, a cominciare da Parma, il Movimento riuscirà ben governare, i cittadini avranno davanti a loro una valida alternativa al disastrato e disastroso sistema dei partiti. O almeno si ritroveranno tra le mani un pungolo per tentare di spingere finalmente all’azione quel poco che c’è da salvare nei nostri movimenti politici.
La circolare del ministero dell'Economia sull'Imu conferma una interpretazione molto restrittiva dei criteri per l'individuazione della prima casa, sulla quale l'aliquota è più leggera e si beneficia delle detrazioni. Viene del resto confermata l'impostazione del decreto Salva-Italia che non solo ha istituito la nuova imposta sugli immobili a valere anche sulla casa di abitazione, ma ha anche fissato precisi paletti antielusione rispetto alla vecchia Ici, dalla quale erano appunto esenti, dal 2008, tutti gli immobili che risultavano prime case, circa il 60% del totale. Tipico l'esempio dei genitori che davano in comodato d'uso (affitto gratuito) un secondo appartamento al figlio o alla figlia. In questo caso gli stessi genitori non pagavano l'Ici su nessuna delle due abitazioni, né quella dove vivevano né quella concessa in uso. L'Imu, invece, sarà dovuta su entrambe: con aliquota agevolata sulla loro casa e con l'aliquota base più alta su quella data al figlio, perché appunto considerata una seconda casa.
Le polizze vita e i versamenti nei fondi pensione possono rappresentare uno strumento di difesa del debitore nei confronti dei propri creditori, anche a seguito del fallimento dello stesso. Queste, tuttavia, devono rispettare due specifiche condizioni: 1) devono assolvere a reali finalità di tipo previdenziale; 2) non devono essere oggetto di riscatto anticipato.



La nuova legge elettorale? Bloccata. Quella per tagliare il finanziamento ai partiti? Non pervenuta. Tutte le altre riforme? Impantanate. L'azione del governo? Già finita. Da noi è il Palazzo che ci sta portando verso la Grecia. Se Atene fallisce l'Italia rischia un contagio economico ma soprattutto politico. Aumenterebbero le spinte populiste a uscire dall'euro. Con conseguenze disastrose.









