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SPORT - Calcio

Si parte. La partita inaugurale Sudafrica – Messico darà il via alla 19.ma edizione dei Campionati Mondiali di Calcio. Ripercorriamone la storia.

L’idea viene al francese Jules Rimèt, presidente della Fifa (la Federazione Internazionale delle Associazioni Calcistiche) dal 1921 al 1954. Chiamata in un primo momento “Victory” (Vittoria), nel 1946 si trasforma in Coppa “Jules Rimèt”. Il regolamento della FIFA imponeva che la coppa sarebbe entrata in possesso della nazionale che l'avesse vinta per prima per tre volte. Accadrà nel 1970. E dal 1974 il torneo prenderà il nome di Campionato del Mondo Fifa.

GLI ANNI TRENTA. La prima edizione (1930) si gioca in Uruguay. Partecipano 13 squadre. Molte nazionali europee (tra cui l’Italia) rinunciano per le eccessive spese di trasporto e per il faticoso viaggio in nave. L’Inghilterra rifiuta per snobismo: sono gli inventori del calcio e si sentono troppo superiori agli altri per poter partecipare (la storia gli darà torto). La finale è fra Uruguay e Argentina. La spuntano i padroni di casa (4-2). La seconda edizione (1934) si gioca nell’Italia fascista di Mussolini. La squadra azzurra è fortissima, ma in molti pensano che il risultato sia già scritto a causa delle pressioni del regime che usa il calcio a scopo propagandistico. E infatti la Nazionale guidata da Vittorio Pozzo, e nelle cui fila gioca il mito Giuseppe Meazza, vince il torneo battendo in finale la Cecoslovacchia ai tempi supplementari (2-1). Ma la squadra di Pozzo non è una “farsa”. Lo dimostrerà vincendo le Olimpiadi del 1936 a Berlino e facendo il bis nel 1938 in Francia, battendo in finale l’Ungheria per 4-2. Quella del mondiale francese è forse una delle nazionali più forti di sempre poichè schierava, oltra a Meazza, il grande Silvio Piola (che ancora oggi detiene il record di gol realizzati nel campionato italiano di Serie A). Per vincere quel Mondiale l’Italia deve sconfiggere prima la Francia padrona di casa e poi i fortissimi brasiliani che, sicuri di arrivare in finale, non schierarono il loro asso Leonidas. Un peccato di presunzione che la nazionale verdeoro ripeterà più volte nel corso della storia.

IL DRAMMA BRASILIANO. Dopo la seconda guerra mondiale, la quarta edizione del Mondiale si gioca in Brasile nel 1950. L’Italia bicampione del mondo non è più la stessa. I vecchi campioni non ci sono più e i nuovi sono scomparsi un anno prima nella terribile tragedia di Superga, quando l’aereo della squadra del Grande Torino, "serbatoio "di quella Nazionale, andò a schiantarsi sulla collina del capoluogo piemontese. Gli azzurri vengono eliminati al primo turno. A quel mondiale partecipano anche i “maestri” inglesi. Sono talmente superiori al resto del mondo che vengono fatti fuori dagli Stati Uniti, un Paese in cui il calcio è peggio di uno sport di nicchia. In ogni caso la storia di quel torneo sembra essere già scritta. I padroni di casa, secondo tutti, lo vinceranno a mani basse.

La Rimet non verrà assegnata dopo una finale, ma dopo un girone a cui si sono qualificate il Brasile, la Svezia, la Spagna e l’Uruguay. Per i brasiliani sembra tutto facile. Vincono le prime due partite per 6-1 e 7-1 e sono in testa. L’ultima partita è con l’Uruguay e ai verdeoro basta un pareggio. Le cose si mettono bene visto che al 49’Friaca porta in vantaggio i padroni di casa. Tutto il Paese è pronto per festeggiare. Ma poi arrivano le reti di Schiaffino (che giocherà nel Milan) e Ghiggia. L’Uruguay è campione del mondo per la seconda volta. Il governo brasiliano proclama il lutto nazionale e molti tifosi, dopo aver scommesso tutti loro soldi sulla vittoria dei loro beniamini, decidono di togliersi la vita.

UNA VITTORIA “DOPATA”?. Nel 1954 si gioca in Svizzera. Anche questa volta gli azzurri rimediano solo brutte figure, battuti 4-1 dai padroni di casa. E anche questa volta il Mondiale sembra avere una vincitrice certa: l’Ungheria dell’immenso Ferenc Puskas. E infatti gli ungheresi arrivano in finale dove incontrano la Germania Ovest che annovera nelle sue fila il campione Fritz Walter e pochi altri giocatori di livello medio. Dopo 8 minuti gli ungheresi sono avanti 2-0. Ma i tedeschi pareggiano nel giro di 6 minuti. E all’84’ realizzano la rete che li rende campioni del mondo. Di questa partita si è parlato e si parlerà ancora per anni. Il giorno dopo la finale mezza squadra tedesca finirà in ospedale per problemi al fegato. Ma nel 1954 parlare di doping era come parlare di alieni...

IRROMPE LA “PERLA NERA”. Nel 1958 la nazione ospitante è la Svezia. L’Italia manca la qualificazione a quella rassegna, eliminata dall’Irlanda del Nord. In finale ci arrivano i padroni di casa di Gunnar Gren e Nils Liedholm che tante soddisfazioni avevano dato in quegli anni ai tifosi del Milan. Di fronte ci sono ancora una volta i brasiliani. Nelle fila dei verdeoro la punta di diamante sarabbe un altro giocatore del Milan, quel Josè Altafini oggi conosciuto soprattutto come commentatore di Sky. Ma Altafini si fa male quasi subito. A sostituirlo è un ragazzino di soli 17 anni. Si chiama Edison Arantes do Nascimento, ma la leggenda lo accoglierà fra le sue braccia con il nome di Pelè. Il trio Didì – Vava – Pelè, quasi una filastrocca, dà del tu alla palla e il Mondiale, finalmente, se lo aggiudicano i brasiliani. In finale, finita 4-2, Pelè segna  anche un gol da antologia.

Nel 1962 si gioca in Cile. Poche settimane prima un terremoto sconvolge il Paese. Sono in molti a pensare che non si possa giocare nella nazione sudamericana, compresa la stampa italiana. La Fifa decide che si può fare. L’Italia si è qualificata ma verrà eliminata proprio dai padroni di casa in una partita passata alla storia come la Battaglia di Santiago. I cileni, sotto gli occhi indifferenti dell’arbitro, pestano (letteralmente) per novanta minuti i giocatori italiani. Quando questi reagiscono vengono espulsi e i cileni vincono 2-0. I quali però verrano eliminati dal Brasile. Pelè in quel Mondiale gioca e non gioca, per via di un’infortunio causato dal gioco violento di molti difensori che non sanno come fermarlo. Ma per fortuna dei verdeoro c’è Garrincha, il centrocampista di fascia (una volta si diceva l’ala) più forte di tutti i tempi. Garrincha ha una malformazione, una gambia più corta del’altra. Per quello che fa è una fortuna. Quel difetto fisico lo rende imprevedibile e imprendibile. I brasiliani vincono la finale sbarazzandosi agevolmente della sopresa Cecoslovacchia.

“DIO SALVI LA REGINA”. 1966, i mondiali li organizzano i “maestri” inglesi che fino ad allora avevano fatto vedere ben poco a livello calcistico nelle grandi manifestazioni. Quel Mondiale l’Italia lo ricorderà per sempre grazie ad un ufficiale nordcoreano: Pak Doo Ik. Un suo gol eliminerà l’Italia dai Mondiali, secondo molti è il punto più basso della storia calcistica del nostro Paese, sportivamente parlando. Ma quello è il mondiale delle sorprese non solo grazie alla Corea del Nord. I due volte campioni del mondo brasiliani vengono eliminati al primo turno. La nazionale verdeoro aveva perso diversi fuoriclasse e Pelè subiva nuovamente un “trattamento speciale” da parte dei difensori, risultando spesso indisponibile per infortunio. In quell’edizione del Mondiale a splendere fu Eusebio, “la perla del Mozambico”, centravanti della nazionale portoghese. I lusitani (che eliminarono la Corea del Nord rimontando da 0-3 a 5-3, con 4 gol di Eusebio) vennero però eliminati dai padroni di casa e “maestri” inglesi. La finale è contro la Germania Ovest di Franz Beckenbauer. Al 90’ la partita è sul 2-2. Nei tempi supplementari accade il fattaccio: Geoff Hurst scaraventa un bolide contro la traversa dei tedeschi, la palla rimbalza sulla linea ed esce. L’arbitro assegna il gol., ancora una volta essere padroni di casa porta i suoi vantaggi. Gli inglesi segneranno poi anche il quarto gol.e a Wembley l’Inghilterra si laurea campione del mondo per la prima (ed unica) volta.

ITALIA-GERMANIA 4-3, MA LA RIMET E’ DEL BRASILE. Nel 1970 la rassegna viene ospitata dal Messico. L’Italia si presenta agguerrita. Ha in squadra Gianni Rivera, Gigi Riva, Alessandro Mazzola e Roberto Boninsegna. Il commissario tecnico è Ferruccio Valcareggi, il quale non prevedendo di schierare assieme Mazzola e Rivera si inventa una “staffetta” fra i due. Un’idea che verrà ripresa da molti allenatori che gli succederanno alla guida della Nazionale. Gli azzurri arrivano agevolmente in semifinale dove incontrano la Germania Ovest. Dopo pochi minuti segna Boninsegna e la partita si trascina stancamente alla fine quando al 94’ il difensore tedesco Schnellinger trova il pareggio. E qui inizia quella che è stata ribattezzata la “partita del secolo”. Il match, fino a quel momento davvero insulso, si infiamma. In quella mezz’ora di tempi supplementari accade di tutto. I tedeschi vanno sul 2-1 grazie a Gerd Muller e un difensore, Tarcisio Burgnich, infila il pareggio subito dopo. Gigi Riva porta l’Italia in vantaggio ma un clamoroso errore di Rivera consente al solito Muller di fissare il 3-3. Passano pochi minuti e Rivera si fa perdonare segnando il definitivo 4-3. Oggi fuori dall’Atzeca, lo stadio in cui si giocò quella partita, è esposta una targa che ricorda quell’Italia-Germania. In finale gli azzurri reduci dalla maratona contro i tedeschi si arrendono al Brasile di un Pelè finalmente al massimo della forma. L’Italia resiste un tempo, poi crolla 4-1. Il Brasile vince il terzo mondiale della sua storia e si porta definitivamente a casa la Coppa Rimet.

2° parte: Storia dei Mondiali dal 1974 al 2006

CLAUDIO FORLEO

 
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